Jack Oblivian | sabato 26 novembre 2011 | Interzona
Definirlo un artista degno di tutto il tuo rispetto è sicuramente limitante. Scende direttamente dall’ altarino dei nostri idoli personali e si materializza sul palco di Interzona. Per capirci ti sto parlando di uno dei paladini del suono più marcio e lo-fi. Negli anni 90, Jack “Oblivian” Yarber, ha rappresentato, con le sue band, la parte più sudicia, cruda e primitiva del punk-blues, quella sorta di goffa definizione che si usa quando ci si trova davanti a del materiale musicale che corrode come il vetriolo. Poi sarà il fatto che se fai punk-blues e vieni da Memphis un po’ di coordinate per muoverti a tuo agio nel rock'n'roll le trovi facilmente, sarà che con The Oblivians – certo - ma anche con The Compulsive Gamblers, il buon Jack si è ritagliato sulla scena il ruolo di promotore di un suono malato che ha costantemente portato avanti con fierezza negli anni... il discorso comunque non cambia: abbiamo a che fare una leggenda vivente! Due leggende, se conti che l'eccentrico cantautore di cronache disperate che lo accompagna (Harlan T Bobo!), è – tipo – quello che ha arrangiato "the Greatest" di Cat Power. I due fanno un impasto di crudità e minimalismo rock&roll, di country grezzo e r&b delle origini coniugato con liriche da storytellers stradaioli che raccontano di amori andati male, di omicidi, di sbornie pese e cattive abitudini in genere. Musica americana delle radici, attitudine da rigattiere nella composizione, chitarre primordiali e lavoraccio di batteria: l’urgenza espressiva di Jack Oblivian va a braccetto con la sua estetica da girovago e le sue linee di basso sfonda petto. Sempre sotto il segno di una sana saggezza punk.













