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Non sono sicuro di voler approvare qualcosa scritto da un Coniglio...
Wordpress versione aggiornata per la privacy
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La nuova versione di WordPress, rilasciata da poco, è stata creata appositamente per andare incontro alla richiesta di privacy o GDPR. Ecco come e perché aggiornare il sito e come.
Con l’entrata in vigore del GDPR occorreva che i blog fossero aggiornati per la privacy. Per semplificare tutto è arrivato WordPress piattaforma software utilizzata da milioni e milioni di blogger.
Grazie all’intima…
View On WordPress
Tra i tanti documenti che dovremmo leggere nel mondo del web ci sono le informative sulla privacy che accettiamo ogni qual volta ci iscriviamo o usiamo un servizio online.
Non le leggiamo quasi mai, ma dovremmo perché inseriamo dati personali e spesso molto privati in multinazionali a volte senza scrupoli. Che fine fanno i nostri dati? Come vengono usati e per quale scopo?
Tutto questo non è un mistero, l’informativa sulla privacy è un (lungo) documento legale che specifica proprio come viene trattata la nostra privacy e cioè, in italiano, la nostra “riservatezza“. Ogni qual volta utilizziamo un servizio, inoltre, accettiamo anche dei veri e propri contratti che dovremmo leggere.
Proprio in questi giorni Microsoft potrebbe avervi inviato una mail (insieme ad un’altra di Skype) in cui vengono annunciati alcuni cambiamenti su questi, importanti, documenti. Vi ricordiamo che l’Informativa sulla Privacy e il Contratto per i servizi Microsoft si applica tutti i suoi servizi inclusi Xbox Live, Bing, MSN, Skype, OneDrive, Outlook, l’account Microsoft e tutti i suoi prodotti in cui ci sono nostri dati (Office, Windows, Windows Phone, etc).
Solitamente questi documenti sono facilmente accessibili, ma di difficile comprensione. Ora non ci metteremo a srotolarvi tutto il papier di roba all’interno delle informative e dei contratti per spiegarvelo, ma ci limiteremo ad esporne le informazioni salienti. Tutti possono leggere con relativa facilità questi documenti, caratterizzati da trasparenza e semplicità. Molti clienti Microsoft, infatti, usano uno o più dei suoi servizi e quindi l’azienda ci ha riunito tutti i contratti in un unico documento, in modo da facilitare la lettura e risparmiare tempo. I documenti sono anche scritti in un italiano comprensibile, in cui tutti i punti cruciali sono ben evidenziati senza riferimenti difficili da consultare.
Quali dati raccoglie Microsoft?
Tanti! D’altronde sono tanti i suoi servizi e sono personalizzati, quindi non spaventatevi. I dati sono comunque archiviati in modo automatico (cioè non è che interviene un umano a vedere il vostro indirizzo di casa) e crittografato, inoltre non vengono raccolti se non diamo il consenso. Ciò significa che siamo noi a fornire questi dati quando, ad esempio, ci iscriviamo a un nuovo servizio Microsoft o lo utilizziamo, o effettuiamo una ricerca su Bing oppure parliamo con Cortana.
Tutta questa automazione serve anche a sfruttare le nostre personalizzazioni disponibili nel cloud, tramite Azure e OneDrive, o le personalizzazioni in base alla nostra posizione. Microsoft acquisisce dati anche da servizi di terze parti per completare i dati raccolti con, ad esempio, dati demografici. Ciò serve a localizzare (comunque in modo automatico) l’utente per personalizzare i servizi (ad esempio la ricerca di Cortana dei luoghi a noi vicini). Nelle aziende terze rientrano anche partner per la diffusione di annunci pubblicitari personalizzati.
Tuttavia è importante dire che l’utente ha possibilità di scelta sui dati raccolti da Microsoft. Quando vengono richiesti i dati personali, si può rifiutare consci che alcuni servizi potrebbero non funzionare a dovere. Quindi bando alle lamentele e ai gridi al complotto, basta leggere quello che si accetta quando si naviga sul web, così come si legge un contratto bancario prima di firmarlo.
Come vengono utilizzati i miei dati?
Come già detto, per personalizzare i servizi. Ma che significa?
Ad esempio Cortana può farci seguire la nostra squadra preferita che abbiamo messo in MSN Sport (sì, questa è una informazione personale). Ovvio che questi dati debbano essere raccolti per fornire il giusto servizio: se non raccolgo e analizzo il tuo comando vocale, come potrei risponderti? (cit. Cortana).
Alcuni dati sono di telemetria, cioè dati sull’utilizzo. Ad esempio i dati necessari a migliorare i servizi, come ho spiegato ieri nel focus su OneDrive, o i suoi sistemi operativi. Microsoft può conoscere quanto spesso e da quale dispositivo accediamo ad un determinato servizio. Da specificare che nei suoi database non appare che “John Doe ha visitato OneDrive alle ore 14:54″, piuttosto i nostri dati vengono utilizzati da persone fisiche sotto forma di statistiche del tipo “Il picco di utenti su OneDrive c’è stato alle 15:00 maggiormente da dispositivi con schermo da 5 pollici”.
Ciò non significa, purtroppo, che non possano avere accesso ai dati singoli, nel caso vogliano farlo. Infatti Microsoft dice che i dati possono essere utilizzati per questioni di sicurezza o risoluzione di dispute. Insomma se necessario o richiesto da qualche altro ente, è possibile identificarci con tutto il nostro bel paccone di dati. Ciò, se ci pensate, è anche giusto perché come azienda Microsoft deve tutelarsi e (perché no) tutelarci da altri utenti con intenzioni non benevole.
I miei dati rimangono in Microsoft?
Così così. Cioè, ci sono vari casi in cui i nostri dati possono essere inoltrati a terzi o ad enti o altre aziende. Un caso esemplare è la condivisione di qualche nostro contenuto, di nostra spontanea iniziativa. Tuttavia, i nostri dati sono anche condivisi con società affiliate, che devono però rispettare le stesse regolamentazioni sulla privacy di Microsoft. Ci sono casi di assistenza o supporto in cui Microsoft può accedere ai dati, o per questioni legali come abbiamo accennato prima.
Come sono immagazzinati?
Microsoft si impegna a crittografare ed archiviare i dati in luoghi sicuri, anche fisicamente.
Ad esempio, i dati personali forniti sono memorizzati su sistemi computerizzati ad accesso limitato, installati in locali controllati. La trasmissione di dati estremamente riservati (come la password o il numero della carta di credito) su Internet viene protetta mediante la crittografia. Dove sono fisicamente? Negli Stati Uniti, ovviamente, o nei paesi in cui esistano sedi e data center Microsoft. Dove quindi? Ovunque, è così semplice.
Conclusioni
Come tutte le aziende che “vivono di servizi”, il loro denaro siamo noi e quindi raccolgono dati su di noi. D’altronde anche le aziende fisiche potrebbero farlo, così come una gelateria può vedere qualche gusto vende di più. Dal mio punto di vista esterno, con Microsoft mi sento piuttosto sicuro, perché i loro documenti sono chiari e perché i loro algoritmi di cifrazione sono robusti. Microsoft ha creato tanti standard ed è leader in molti settori del web. Inoltre non vive di sola pubblicità come, ad esempio, Google e questo mi rincuora perché, effettivamente, può tenere di più all’integrità dei dati dell’utente senza sbandierarli ai quattro venti o analizzare ogni singola azione dell’utente stesso.
Ma, c’è un ma, i miei dati sono online in posti remoti di cui ignoro l’esistenza e a questo dobbiamo ormai abituarci nel nostro mondo digitale e connesso. La mia identità non si trova più soltanto nel mio portafogli o in qualche documento sparso in archivi cartacei nel mio comune di residenza. Ormai siamo ubiquitari e spiattellati su migliaia di server, identificati da codici e algoritmi, analizzati e studiati per veicolare i servizi. Servizi che, però, utilizziamo volentieri e che ci semplificano o rallegrano la vita.
Quindi bando alle ciance e… Cortana trovami una pizzeria, grazie!