Alcune migliaia di persone sono partite in corteo qualche minuto dopo le 18 dal Rettorato, in via Zamboni, nel cuore di Bologna, per chieder
Patrick George Zaki, a Bologna il corteo per il ricercatore arrestato in Egitto. Il sindaco Merola: “Vogliamo la sua libertà”
Quello che leggerete sarà molto impopolare per cui, se siete suscettibili, vi consiglio di non proseguire nella lettura.
Fermo restando il principio per il quale, quando un cittadino è nelle mani dello Stato, ha il diritto di restare vivo ed in salute, senza essere picchiato, torturato o ucciso, perché si chiede la scarcerazione di Zaki? Perché si dà per scontata l'innocenza sua e di Regeni?
Il fatto che siano stati maltrattati non significa che non siano responsabili delle accuse che gli sono state contestate. Zaki, essendo egiziano, conosce bene le leggi del suo paese ed è responsabile delle sue azioni illecite, anche se si ritiene che siano leggi ingiuste. Se ha deciso di infrangerle, sapeva bene a cosa andava incontro.
Il rispetto delle differenze culturali prevede anche il rispetto della sovranità nazionale: pretendere dall'estero di cambiare la giurisprudenza di uno Stato è un'ingerenza illecita in affari su cui non si ha alcuna voce in capitolo. Un po' come fa la finanza internazionale.
Fare pressione sull'Egitto ritirando l'ambasciatore o minacciando sanzioni, inoltre, ci pone nei panni di quelli che non hanno nessuno scheletro nelle celle, dimenticando i Cucchi, gli Uva, gli Alibrandi e tutti gli altri italiani morti mentre erano nelle mani del nostro Stato.
Innalzare Carlo Giuliani, Giulio Regeni e Patrick Zaki al ruolo di eroi e martiri solo perché sono stati uccisi e/o maltrattati dalle forze dell'ordine non tiene nella giusta considerazione quello che stavano facendo: trasformarli in innocenti perché vittime non è giustizia ma l'ennesima strumentalizzazione di una parte politica che tende a delegittimare le forze dell'ordine e, di conseguenza, l'ordinamento dello Stato. Da qui alla proposta degli Stati Uniti d'Europa o d'Africa il passo è breve.
Non ho prove se non indiziarie, per sostenere la mia tesi, ma l'immediata entrata in azione della sorosiana Amnesty International e della "sinistra" globalista, oltre al tipo di studi che facevano entrambi, mi fanno credere che le accuse a Regeni e Zaki non siano del tutto infondate.
Dopo le primavere arabe, la lunga mano di Soros sembra di nuovo in azione (il Master Gemma a cui partecipava Zaki a Bologna vede fra le università partecipanti la Central European University, fondata direttamente da George Soros in persona con una dotazione di 880 milioni di dollari): mettere in discussione la sovranità nazionale egiziana significa mettere in discussione la sovranità nazionale tout-court e giustificare qualsiasi ingerenza estera o sovranazionale negli affari di qualunque Paese, compreso il nostro.
Quindi nessuna scarcerazione per Zaki, nessuna cittadinanza italiana, ma l'unica richiesta da fare è di vederlo per constatare le sue reali condizioni di salute (le torture sono state denunciate dalle ong...). Anche se, in effetti, non abbiamo nessuna autorità giuridica per decidere come un cittadino egiziano debba essere trattato dallo Stato egiziano e nessuna autorità morale come Italia (per i morti nelle nostre carceri), come Europa (per il sostegno ai gruppi terroristici islamisti ed alla tratta degli schiavi) e neanche come Occidente (per la pena di morte negli USA, le guerre "per esportare la democrazia" e la vendita di armi ai Paesi che non rispettano i diritti umani).













