Saluti da Firenze
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Saluti da Firenze
One day in Firenze
METTI UN GIORNO… A FIRENZE…
Incredibile… alle 6 ero già sveglia e mi rigiravo nel letto ansiosa di iniziare una giornata che si prospettava a dir poco emozionante. Sono rimasta un po’ a fantasticare e a ripercorrere mentalmente l’itinerario che mi ero studiata in treno ma alle 7 ero già in piedi impaziente. Ho spalancato la finestra e sono uscita sul balconcino. La vista era splendida, la luce calda del mattino illuminava molto romanticamente il cielo di Firenze.
Sono scesa in sala colazioni e pensando ai chilometri che avrei percorso a piedi di lì a poco, ho iniziato a darmi da fare… un grande tavolo bianco era imbandito di tante cose squisite, crostate, biscottini, formaggi, frutta fresca. A un certo punto mi sono detta: ‘è tempo di andare’… ho bevuto il mio solito litro di tè verde del mattino, ho raccolto le mie cose e mi sono messa in marcia.
Diciamo che partivo da una posizione assolutamente privilegiata, l’hotel dove avevo trascorso la notte, una deliziosa chicca bianca sulla riva del fiume Arno chiamata Home Florence, dista solo poche centinaia di metri da Santa Croce, la prima tappa del mio itinerario fiorentino. Erano le 9 e considerando che le porte della basilica si sarebbero aperte solo alle 9.30 ne ho approfittato per guardarmela bene da fuori. Il gotico è sempre stato tra gli stili architettonici che preferisco, e devo ammettere che Santa Croce, almeno in Italia, è forse tra gli esempi più belli. Durante la mia ammirata esplorazione delle facciate mi sono imbattuta in un simpatico gruppetto di turisti… strano per essere a Firenze?!?!? Erano spagnoli, di Madrid, rapidamente ho rispolverato il mio spagnolo, chiuso in un cassetto da qualche anno e mi sono buttata in una piacevolissima conversazione sulla bellezza di questa città.
Dopo una interessante visita di Santa Croce che ho voluto a tutti costi concludere con un passaggio sulla tomba di Ugo Foscolo in memoria dei miei studi liceali… mi sono diretta al Museo di Bargello che ritengo essere, soprattutto per gli amanti della scultura uno dei musei più interessanti di Firenze. Sono rimasta in contemplazione per almeno 15 minuti davanti al bronzo del David di Donatello prima e davanti al Bacco di Michelangelo poi, riflettendo e meditando sulla maestosità dell’arte in genere e sul genio inestimabile dei nostri artisti.
Il programma della mattinata non era ancora finito, avevo deciso che avrei dovuto raggiungere Piazza della Signoria e salire in cima a Torre Arnolfo. Avevo letto su un blog della vista mozzafiato di cui avrei potuto godere da lassù e non ci avrei rinunciato per nessun motivo al mondo… né per le vertigini né tanto meno per la fame che all’alba delle 12.30 iniziava a farsi sentire. Devo ammettere di aver messo a dura prova le mie gambe che da qualche tempo, complici forse gli anni che aumentano, accusano irrimediabilmente l’altezza e Torre Arnolfo è alta ben 95 metri, ma ciò che ho potuto vedere è ancora impresso nella mia mente, Firenze dall’alto non si può descrivere, non esistono parole, è un incanto.
A quel punto dopo aver già visitato Santa Croce, il Bargello e aver risalito Torre Arnolfo mi sono seduta per qualche istante su un gradino in Piazza della Signoria e ho realizzato di essermi ampiamente meritata un buon pranzo. Allora ho cercato sulla mia agendina magica una nota scritta da tempo, quando un vecchio amico che aveva studiato architettura a Firenze mi aveva consigliato un’osteria a suo dire deliziosa, in pieno centro. Ho raggiunto via dei Cerchi e l’ho vista, ero arrivata all’Osteria dei Buongustai. Posto informale e servizio decisamente alla buona, proprio come piace a me. Ho letto sulla lavagna i piatti del giorno e ho optato per le crespelle al pecorino e un buon calice di rosso. Divino! Avrei fatto volentieri il bis ma non volevo appesantirmi troppo perché la giornata era ancora lunga. La pausa all’osteria è stata rigenerante quanto piacevole. Ad un certo punto, mentre stavo aspettando le mie crespelle, non ho potuto evitare di ascoltare la comica conversazione del cameriere con un simpaticissimo fiorentino doc espatriato in Canada seduto proprio accanto a me. Sarà stata la parlata toscana o magari la mia curiosità, il signore stava raccontando al cameriere, che conosceva da sempre ma non vedeva da anni, come aveva trovato la sua città rientrando dopo questo lungo periodo di assenza, la situazione era troppo divertente e io proprio non sono riuscita a starne fuori e mi sono ritrovata dopo un’ora e un altro calice di vino a parlare con questi due simpatici personaggi come se li conoscessi da sempre.
Dopo tante sane chiacchiere, ho salutato quelli che ormai erano diventati i miei cari amici fiorentini quasi malinconica e mi sono diretta verso la Chiesa di Orsanmichele. Questa chiesa mi incuriosiva per via della sua storia, avevo letto da qualche parte che originariamente era una loggia dove si svolgeva il mercato del grano e dei cerali, poi era stata trasformata in chiesa delle Arti per accogliere appunto le celebri antiche corporazioni fiorentine. Per salire ai piani superiori della chiesa sono passata dal Palazzo dell’Arte della Lana (per l’appunto una delle sette arti fiorentine), attraversando un corridoio costruito nel lontano 1569. Chiudendo gli occhi per qualche istante mi sono immaginata protagonista di una scena seicentesca in una Firenze nel pieno del suo splendore. Chissà come sarà stato allora…
Cominciavo ad accusare un po’ di stanchezza ma dovevo assolutamente arrivare al Duomo. Chiaramente avevo fatto tardi e non sarei riuscita ad entrare al Duomo ma ero ancora in tempo sia per il Campanile che per il Battistero. Il Duomo me lo sarei goduta dall’esterno con la suggestiva luce della sera.
Soddisfatta e con gli occhi ancora pieni di arte ho cominciato a camminare, a quel punto senza meta. Ho deciso di lasciarmi guidare dall’istinto, come spesso faccio quando vago per le città. Era arrivato il momento di vivere Firenze da fiorentina.
Credo di aver perso il senso del tempo e dello spazio ma ricordo che a un certo punto sono capitata davanti a uno strano locale, particolare direi, assolutamente invitante. Uno stile romantico. Da fuori potevo intravedere fiori, oggetti, accessori stilosi, il tutto aveva un’aria un po’ retrò e insieme di design. Mi trovavo in un posto chiamato La Ménagère. Una volta entrata mi sono sentita coinvolta in un’atmosfera sognante. Mi sono seduta e ho chiesto un cocktail. Ho cominciato a leggere e ho scoperto di essere dentro il primo negozio di casalinghi della città aperto nel 1896 e trasformato in uno sfiziosissimo concept-restaurant con tanto di bistrot. Avevo scoperto un angolo di Firenze che mi piaceva un sacco, mi sentivo a mio agio, decisamente soddisfatta.
Ho ripreso a camminare e dopo pochi minuti mi sono trovata all’ingresso del Mercato Centrale di Firenze, ho avuto come un lapsus e ho ricordato che la mattina in hotel, mentre facevo colazione, una gentilissima cameriera mi aveva raccontato di come di recente il Mercato fosse stato oggetto di un importante progetto di riqualificazione e mi aveva consigliato di visitarlo. Eccomi lì, c’ero arrivata per caso proprio all’ora di cena, in mezzo a carinissime botteghe artigiane, nell’aria un mix di odori e di profumi, intorno tanti colori e tante voci, della musica. Avevo l’imbarazzo della scelta, il pane, i formaggi, la pasta fresca, il cioccolato, l’enoteca, la birreria, c’era persino una scuola di cucina. Intorno a me tante persone, belle, rilassate, finalmente in pausa dopo una giornata di lavoro. Mi è piaciuto subito e ci ho trascorso l’intera serata tra chiacchiere e assaggi.
La mattina seguente ero già in partenza, avevo trascorso a Firenze meno di 24 ore ma erano state ore intense, preziose, in una città che non mi stanca mai e che mi fa sempre sentire la benvenuta, una città che mi rende ogni volta una persona più ricca.
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Good night in Firenze