©G. Petterle - LITP
Photographer - Gabrielle Petterle
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Time to take back control on this channel, after almost 2 years of laziness.
Let’s start from my late work unveiled no more than a week ago. Selle Royale, a famous saddle brand used my LandXcape artwork to customize one of its product. Original concept is the landscape as a dream you’re trying to reach but you can’t do. Escaping is not for you unless you break the rules of logic.
16 ottobre 2018. #landXcape Residenza di narrazione a Torre Guaceto. Giorno 7. Dove sei stata tutto questo tempo? Pia lo dice in Sloveno nel suo racconto. Non avrei mai pensato di condurre un lavoro sulla narrazione in altre lingue, sloveno poi. E invece sta accadendo ed è un lavoro importante che opera su altri piani, su quella speciale piega della spalla che prende Pia quando diventa troppo intima, su quanto passa dagli occhi e quanto dalle mani, su quanto essere generosi nella donazione al pubblico di sé e quanto no, sul vento che può passare da un setaccio di parole in una lingua straniera. E’ un avvicinamento diverso al racconto, alla materia della storia, a quanto vuoi raccontare. E’ come se si passasse prima su un piano esclusivamente sensibile e non razionale. Molto più sottile, raffinato. Cosa nuova per me che scolpisco parole come fossero di legno. La canzone di Hanna è diventata il tema della residenza, I don’t know where to begin, A story is a precious thing, è una ballata dolce al paesaggio di questi giorni e nel paesaggio ci siamo finiti anche noi. Sembra davvero di vedere scorrere gli ulivi sulla sua voce. E la sua voce è elegante. Provavamo in torre l’altro giorno, dovevamo sembrare un bel cerchio visto da fuori, due turisti di passaggio ci hanno fotografato come fossimo viaggiatori esotici con i loro dromedari. Io guardavo i ragazzi prendersi il mare, lo spazio intorno al promontorio ed è arrivata netta la sensazione di tutta la distanza che c’è ora tra me e Torre Guaceto. E’ un luogo che mi ha seminato profondamente e sacralmente in ogni parte del corpo, è un luogo che ora guardo da adulto, dopo le scelte che non puoi tornare indietro. Un giorno a Serranova, mentre cantava Antonio, avevo visto tutto questo, avevo esattamente realizzato che sarei andato via. E’ il momento di restare, afferma con forza Cristina nel suo racconto. Non lo so. Almeno per me no. Forse dovrei lasciarlo dire a lei e basta. E’ un momento in cui scivolo altrove. Sembra così lontanto Andrea di Aspettando il vento. Potrei far fatica a ricordare quando ho scritto quella storia. Tutto è distante, vicino, troppo vicino, solo l’incomprensione che a volte prende tutto quello che ho intorno. E allora torna tutto e vado via. Non potrei tornare, almeno non per ora. Se ci torno non è per farci l’amore come ho fatto in ogni piega, di caletta in caletta. In questa storia di landXcape, della xylella, c’è una parola che mi gira intorno, quasi dall’inizio: tradimento. Sì, come se tutto fosse la grande storia di un tradimento. Tradimento e promesse ci ho fatto a pugni. Non promettere Andrè, diceva dolce Dorine mentre ballavano nel loro giardino, non promettere André. E la musica saliva. Ci ho fatto a pugni con le promesse. Vorrei avere l’autorevolezza di non promettere più. Chissà cosa accadrebbe al tempo allora. Chissà cosa mi ritroverei davanti, nello spazio tra me e l’attimo appena dopo. Scrivo: all’alba come per un segnale convenuto, le cime furono tirate tutte insieme. Emerserò dall’acqua, vibrarono nell’aria e poi tese cominciarono a tirar via gli alberi. In un fragore di mille talpe primitive, gli olivi secolari esplosero fuori dalla terra, si accasciarono come bisonti storditi e presero ad essere trascinati verso il mare. Si accavallavano veloci l’uno all’altro, tronchi e cime e tutto quello che raccoglievano via in una nuvola di terra rossa che saliva sempre più. I primi sprofondarono nell’acqua come un orgasmo da far urlare il mare intero.
#landXcape Residenza di narrazione a Torre Guaceto. Giorno 1. Lascio le ragazze e il ragazzo ora. Sono ancora intorno alla tavola e parlano degli incontri di oggi, di quando davvero si può dire che una storia sia finita, della stagione che sta vivendo la Puglia ora. Sembrano tutti concordi nel dire che la ferita (quella della Xylella) è ancora aperta. Difficile capire cosa possiamo fare. Qualcuno parla di terapia, qualcuno di ascolto. L’ultima persona che abbiamo incontrato, un contadino, scultore, combattente, ci accoglie dicendo: sono un uomo che cammina terra terra. Ci accoglie nella sua camera da letto a Copertino. Il letto scolpito di legno d’ulivo è opera sua. E’ stato dimesso ieri dall’ospedale. Ci dice che un letto così ce l’aveva solo Penelope. Sono figlio dell’ulivo. Giovanni Seclì che ci accompagna in questo primo pomeriggio nel Salento ha fatto un gran lavoro. E’ prezioso e ci fa entrare subito nell’esperienza viva. Non so se tutto questo sarà mai uno spettacolo, io del resto, non voglio mettere voce, voglio solo creare le condizioni giuste per gli artisti ospiti. E comunque prendo appunti come se dovessi scrivere una storia. Mi aiuta ad accompagnare gli altri. Ad attivare un pensiero con gli altri. Annoto di due capitoli che scriverei: 1) tutti gli errori di questa storia; 2) cosa perdiamo se non ci sono più le chiome degli ulivi. Mi colpisce uno dei contadini che ci dice che è sconvolto dal fatto che questi ulivi capitozzati non hanno più i grilli, hanno perso la loro ombra, non c’è più la zona umida che si creava sotto la loro chioma. È la prima volta che sento parlare di umidità in questa storia. Mi colpisce e gli faccio altre domande. I ragazzi seguono, mi preoccupo che non sia troppo come prima giorno, ma credo anche che l’unica possibilità è quella di correre e creare d’istinto. Non avremo tempo di pensare. E questo può essere un vantaggio. Dieci giorni sono pochi. E poi c’è il nostro rapporto con la cenere, il nostro rapporto con la memoria. Marta ha un’ansia nella voce quando parla in difesa della natura. Guardo Eleana che mi sembra stanca. A cena c’è patate, riso e cozze e questo fa bene. Viviamo in una condizione ideale di residenza. Gli ospiti sono grati a tanta dignità riservata agli artisti. In altri casi se ti va bene hai un posto dove stendere un sacco a pelo. Si brinda alla vita, quando arriva la tristezza degli ulivi. Si parla ancora e ho la sensazione che un’aria bella si sollevi dalla tavola fino agli ulivi intorno alla casa di campagna. Vado via salutando discreto e veloce. Non voglio rompere le loro parole. Domani avremo incontri solo intorno a Torre Guaceto. La notte farà sedimentare la prima giornata. Ps. Perdere gli alberi, perdere le parole. Ps2. Mille di queste notti sugli ulivi di Puglia... https://www.landxcape.it/
Silent Moment | Photographer Lizzy Gadd
Buzeins - 2013 (Roniflex)