Battisti e le sacche di romanticismo
Rientravo, come sempre, da una giornata di quelle che "nonno, esco giusto una mezz'ora" per tornare non prima di, vediamo, all'incirca ecco sì, undici ore. Dunque dicevo, rientravo da una di quelle giornate lì e in macchina Radio Norba la radio del Sud, più per pigrizia che per effettivo interesse, allietava il mio viaggio: mi dava noia cercare altre stazioni. Vorrei incontrarti tra cent'anni, cominciava Ron, e posso dire di aver canticchiato con un certo gusto (veniva fuori la mia indole pseudo-romantica mal celata da cinismo affettato): insomma ritrovare un paio di occhi neri tra milioni di occhi neri non è un'impresa da poco. Per un attimo ho immaginato Rosalino Cellamare (perché è così che al secolo si chiama Ron) scansare uomini e donne alla ricerca di quel paio preciso di occhi neri: momenti di trascurabile diabeticità. Come se non bastasse, Radio Norba la radio del Sud ha poi continuato a belare con quel bell'uomo di Antonello Venditti che, con amici mai per chi si ama come noi, ha dato il colpo di grazia al mio immaginario sentimentaloide. Li vedevo lui e Ron, uno a cercare occhi neri, l'altro a fantasticare di amori impossibili, rendersi conto che la felicità l'avevano lì a portata di mano e baciarsi teneramente tra loro. In fondo anche Venditti ha un bel paio di occhi neri. Scoraggiata, davo voce al mio lettore mp3: musica trita e ritrita ma almeno di qualità, sempre secondo i miei canoni, dico, che qui appena dici qualcosa di assoluto tutti a giudicare. "Comunque bella" di Lucio Battisti. Bellissima, riportata in auge grazie alla pubblicazione del testo da parte di quella buongustaia della mia amica Ilenia. L'ho ascoltata twice, davvero mirabile, "tu vestita di fiori o di fari in città". Una musicalità eccezionale, un Battisti postmoderno e neanche se ne accorge, finché mi rendo conto della strofa epesegetica, quella che rivela il senso ultimo del brano. Battisti canta con voce greve la parte che nel dialogo è appannaggio dell'uomo e accenna poi un falsetto che chiarisce l'ingresso di una donna, un vero e proprio scambio di battute che recita così: LUI: "Anche quando un mattino tornasti vestita di pioggia, con lo sguardo stravolto da una notte d'amore" (loro abitavano insieme e lei esce, fa cose con qualcuno, torna a casa completamente zuppa perché l'altro non si è nemmeno degnato di riaccompagnarla a casa). LEI: "Siediti qui, non ti chiedo perdono perché tu sei un uomo" (mi sembra logico, è un uomo perché chiedergli perdono? nel frattempo però, spaventata dalle ipotetiche ripercussioni, lei gli dice di sedersi). LEI continua "So che capirai, mi dispiace da morire, sai" (cerca di addolcire il tutto e lui, lui dice la cosa che mai vi aspettereste... mentre racconta a noi quel momento, -noi tutti ansiosi di assistere agli insulti in pompa magna -a lei e a quel ritorno tutta inzuppata dice...) LUI "Coi capelli bagnati, con quei segni sul viso (evidentemente non si era risparmiata affatto) coi tuoi occhi arrossati, mentre tu mentivi e mi dicevi che ancora più di prima tu amavi me, eri bella, comunque bella". Battisti (o Mogol e in quel caso "ambasciator non porta pena") io adesso non è che voglio infierire, ma te la sei un tantino cercata.










