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✨Aidan Turner ✨
me everyday.
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... E nel #glowinthedark incatenarli. #funkopop #lordoftherings #nazgul #sauron #twilightringwraith #angolodelmale #ring #dvd #lohobbit #hobbit per quanto mi facciano schifo in generale le pop, per queste un'eccezione la si deve fare. Il mio angolo del male è ancora più malvagio.
Thorin - Non è un mio problema
La scuola era ricominciata da quasi tre mesi, e già non ne potevi più. Ti avevano già sobbarcata di compiti e cose da studiare, perché erano oramai gli sgoccioli del trimestre, e poi ci sarebbero stati gli scrutini. Non eri molto preoccupata, infondo andavi bene in quasi tutte le materie, e nelle altre eri nella media.
Essendo dicembre, le temperature erano bassissime, di notte calavano ancora più giù, fino ad arrivare sotto zero. Stavi camminando per andare a scuola, e mentre ti stringevi nel tuo piumino, rimpiangevi di non esserti asaporata di più la calura estiva, quando potevi. Ma è sempre così, no? Desideriamo le cose quando non le possiamo avere, al momento sbagliato.
Eri talmente distratta dai tuoi pensieri, che avevi sorpassato la fermata dell'autobus. Scuotendo la testa per liberarla dai pensieri, tornasti sui tuoi passi, e ti fermasti affianco al palo grigio e che aveva tutta l'aria di essere freddo come il ghiaccio, quindi per quanto tu fossi stanca e desiderassi solamente apoggiarti a qualcosa, decidesti che quello non sarebbe stata la scelta migliore.
Eh no, ancora un po' e divento un polaretto...
L'autobus arrivò dopo pochi minuti e ti portò a scuola, dove passasti la mattinata intera e parte del pomeriggio, come ogni giorno.
Stavi tornando a casa, rallegrandoti, per quel poco, che le temperature si fossero alzate leggermente, permettendoti di sentire ancora le dita dei piedi e delle mani... Che bella sensazione... Mi erano mancate le mie dita... pensasti ironicamente.
Mentre camminavi, guardavi l'asfalto che scorreva sotto i tuoi piedi, era strano, ma era una tua abitudine, sin da quando eri piccola, e che ti aveva procurato non pochi incidenti.
Poi, di punto in bianco, parve che la luce del sole crescesse sempre più di intensità. Tu ti guardasti attorno, per cercare di capirne la ragione. Ma questa luce diventava sempre più prorompente, finché fosti costretta a coprirti gli occhi con le mani.
Beh, le alternative sono poche: o sono morta arsa viva dal sole che finalmente ha fatto avveare, con un po' di ritardo, le previsioni dei Maya, oppure sono svenuta qualche metro fa, e la luce accecante è stata solo un'illusione, pensasti.
Ma nessuna delle tue opzioni si rivelò azzeccata.
Quando provasti a scoprirti gli occhi, notasti con piacere che la luce se n'era andata, o almeno non picchiava più così violentemente sule tue palpebre chiuse.
Decidesti di azzardarti ad aprire gli occhi. Quello che ti si presentò davanti, non l'avresti mai immaginato; andava aldilà di ogni tua aspettativa.
Altro che arsa viva dal sole... sono finita in paradiso!
Davanti a te si stagliava un'enorme prato verde, circondato da alberi. Chissà come, quasi per magia, da in mezzo alla strada eri stata catapultata in una radura magnifica.
Terza opzione: una macchina mi ha investita e sono morta, e questo è il paradiso.
Ti guardasti intorno, sembrava che tu fossi comparsa al centro esatto di quella radura. Guardasti ai tuoi piedi, per essere sicura di non essere caduta in una buca, come Alice, ed eri più che sicura di non aver assunto sostanze allucinogene. Quindi, come si spiegava tutto quello?
Pensasti che, qualunque cosa era accaduta, o doveva accadere, tu non avevi alcun potere di fermarla, quindi tanto valeva adattarsi alla situazione.
Andasti verso il bosco, e ti inoltrasti in mezzo agli alberi, decisa a fare un giro, o magari a trovare un essere vivente, preferibilmente parlante, che ti potesse aiutare.
Dopo poco però, sentisti delle voci, voci profonde e gravi che ridevano e parlottavano, e una voce leggermente più soffice, meno cavernosa.
Sembrava che parlassero la tua lingua. Ovviamente, che sciocca. Al massimo possono parlare inglese, e non avrei comunque problemi. E poi non posso essere andata così lontano da non trovare gente che parla italiano. Ogni tanto però sentivi parole che non riuscivi a comprendere, quindi decidesti di avvicinarti.
Ti nascondesti dietro qualche cespuglio, ora le voci erano nitide e capivi quasi perfettamente quello che dicevano. Anche se c'erano parole che proprio non riuscivi a capire. Cominciasti a immaginare come dovessero essere gli uomini a cui appartenevano quelle voci, ma avevi il timore che ti scoprissero, se avessi alzato la testa per curiosare.
Prendesti un bel respiro, e alzasti leggermente la testa, rimanendo con le ginocchia piegate. Davanti a te trovasti una strana combricola: quattordici uomini, tredici dei quali erano alti poco meno di te, e l'altro invece era molto alto, o forse lo sembrava stando affianco agli altri. La cosa più strana, però, era vedere com'erano vestiti, ti ricordava molto quei film fantastici che avevi guardato ogni tanto quando li davano alla TV. Poi l'occhio ti cadde su ciò che quelle persone portavano con sé, chi in mano e chi al fianco: armi.
Avesti paura e cercasti di scappare, ma, nella fretta, perdesti l'equilibrio e rotolasti molto elegantemente fuori dai cespugli, proprio davanti allo strano gruppetto.
Subito si alzarono tutti dai cocci su cui erano seduti, imbracciando le armi e venendo minacciosamente verso di te.
Uno ti afferrò per le mani e ti fece alzare in piedi, torcendoti poi i polsi dietro la schiena e strappandoti un grido di dolore.
'Fermi!' risuonò una voce tonante, che tutti poterono sentire riverberare nella radura. Si fece allora avanti l'uomo alto, e potesti capire meglio ciò che indossava: una lunga tunica, o almeno sembrava, grigia, abbinata ad un cappello a punta dello stesso colore scuro, e un bastone di legno. La figura ti sembrava vagamente familiare...
'Cosa credete di fare, branco di incoscenti! Non vedete che è solo una ragazzina? E per di più disarmata! Dov'é finito il vostro onore per aver paura di lei?!' ribadì il vecchio dalla lunga barba bianca.
La persona che ti aveva bloccata ti lasciò andare immediatamente, anche se con un grugnito, dimostrando che non era particolarmente favorevole a lasciarti libera.
'Chi siete?!' chiedesti una volta ritornata la voce, e passata, almeno un po' la paura; il vecchio sembrava essere amichevole, o quantomeno civile.
Vedesti che dodici di loro, quelli tutti bardati e con la barba, gonfiarono leggermente il petto, ma fu solo uno a parlare. Aveva i capelli neri, striati di bianco e grigio, spalle larghe e corpo possente. Aveva un'aria... regale, di maestosità.
'Io sono Thorin Scudodiquercia, e questa – allargò il braccio, per mostrarmi gli altri componenti – è la mia Compagnia. Ma ora dimmi, - disse avvicinandosi pericolosamente, studiandomi con occhio indagatore – tu chi sei?'
'I-io s-sono Y/N' rispondesti timidamente, improvvisamente messa in soggezione da quella presenta forte e audace così vicina a te, per non parlare di tutte le armi che minacciavano di venirti puntate contro al primo passo falso.
'Y/N? Che nome strano. Non sembra di qui.' borbottò uno di loro, con la barba e i capelli bianchi. Io lo guardai e, in qualche modo, si attirò subito la mia simpatia.
'Perdonatemi, potreste dirmi esattamente qui dov'é?'
Forse quella luce non erano i fari di una macchina, e io non sono morta, forse...
'Spero che tu stia scherzando, ragazza.' disse quello che ti aveva afferrata prima.
L'uomo alto vestito di grigio si schiarì la gola, attiranda l'attenzione di tutti.
'Non penso che stia scherzando. Ma vediamo di averne la certezza. - disse rivolto a loro, poi si rivolse a te – Tu sai cosa sono loro?' chiese puntando a coloro che ti circondavano.
Tu scuotesti la testa, negando.
'Sono nani.' spalancasti gli occhi.
Dev'essere qualche stupido scherzo...
'No, non lo è.' Evidentemente non ti eri resa conto di averlo detto ad alta voce. 'E tu, mia cara giovane umana, ti trovi nella Terra di Mezzo, e non in uno dei periodi migliori se posso essere sincero. E neppure con la compagnia migliore se è per questo...' disse l'ultima parte sotto voce, in modo che solo tu la potessi sentire, e ti strappò un sorriso.
'Beh, ora che abbiamo concluso i preliminari, - intervenne Thorin – ci puoi dire cosa diamine ci fai qui? E già che ci sei anche in che modo sei vestita!'
Il suo sguardo fisso su di te, e la sua aura di forza, ti spinsero a rispondere subito e senza indugiare. Raccontasti di come ti eri svegliata nella radura, e di tutto quello che avvenne prima e dopo.
'Questo è strano... - commentò. Ma dai? Non l'avrei mai detto. Trattenesti la battutina ironica, che sapevi ti avrebbe portato solo guai. - Gandalf, non è che questo è uno dei tuoi scherzi?'
'Perché dovrei portare una ragazzina innocente e indifesa in mezzo ad un gruppo di burberi senza criterio come voi?' si difese il vecchio.
'Beh, in ogni caso, per noi è inutile. Possiamo nutrirla stasera e farla dormire al caldo del fuoco, ma domattina se ne deve andare, e noi proseguiremo per la nostra strada.' disse Thorin, voltandoti le spalle per tornare al fuoco.
'Spero tu stia scherzando. - non sapevi da dove tirasti fuori la voce, né tutta quella audacia – Prima di tutto, non parlare di me come se non fossi qui per piacere. Secondo, come pensi che me la potrei cavare da sola in un mondo che nemmeno so com'é fatto?'
Thorin non si scompose, rimase voltato di spalle, e rispose 'Non è un mio problema' per poi tornare al fuoco.
Spazientita, sbuffasti. Aveva proprio la testa di petra...
'Lascialo perdere, è un po' cocciuto, ma hai ragione. Dopotutto non ci costa niente portarti con noi fino alla città più vicina. Lascia che parliamo noi con lui.' ti disse il vecchio, dopo essersi avvicinato con calma, per evitare di farti spaventare. 'Comunque, io sono Balin, e lui – disse indicando il nano che mi aveva fatto del male prima, - è mio fratello Dwalin.' chinai la testa a mo' di saluto, più per cortesia che per rispetto.
'Grazie, Balin, ve ne sarei molto grata.'
I nani, tranne Thorin, furono molto accoglienti, dopo lo spiacevole inizio, e ti prepararono un pasto caldo e un giaciglio di fortuna, dove passasti la notte.
Ti svegliò un calcio al fianco, non troppo forte da farti male, ma, cavolo, quelli erano stivali chiodati.
'Svegliati, - distinguesti la voce di Thorin, - se dobbiamo portarti fino al primo villaggio, ci conviene muoverci, non possiamo perdere troppo tempo.'
'Si capo.' borbottasti mentre ti mettevi seduta.
Sistemasti le coperte su cui avevi dormito e facesti colazione insieme agli altri.
Una volta montati tutti in sella ai cavalli, o meglio pony, tu dovevi dividerlo con il senza-barba, Bilbo ti sembrava che si chiamasse, notasti dell'assenza di Gandalf.
'Dov'é Gandalf?' chiedesti.
Il pony di Balin si affiancò al tuo. 'Non lo sappiamo, ogni tanto va avanti, ogni tanto torna indietro. È più per i fatti suoi che con noi a dirla tutta, mi domando cosa si sia interessato a fare della nostra missione se poi non vi vuole partecipare...' annuii, non sapendo come rispondere a quella che sembrava più una riflessione personale che altro. 'Beh, comunque, credo che tu abbia fatto colpo. - disse puntando con il mento davanti alla fila. Thorin. - Non ci è voluto poi molto per convincerlo.'
Scrollai le spalle, dubitavo di essere stata così impressionante. 'Forse ci ha solo pensato un po' su, e ha capito che era la cosa giusta da fare.'
Poi Balin aumentò l'andatura del suo pony, lanciandomi un'occhiata d'intesa.
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- «Dove eri andato se posso chiederlo?» - «A guardare avanti!» - «E cosa ti ha fatto tornare?» - «Il guardare indietro!»
Lo Hobbit
𝐴𝑖𝑑𝑎𝑛 𝑇𝑢𝑟𝑛𝑒𝑟 𝑎𝑠 𝐵𝑎𝑟𝑛𝑒𝑦 𝑖𝑛 𝑇𝑜𝑎𝑠𝑡 𝑜𝑓 𝑇𝑖𝑛𝑠𝑒𝑙𝑡𝑜𝑤𝑛