La luce rossasstra del tramonto, che filtrava tra gli spiragli delle spesse tende di velluto rosso della cabina, la svegliò. Un rumore di passi, poi qualcuno bussò. Si stropicciò gli occhi e invitò l'estraneo ad entrare. I movimenti del treno l'avevano cullata ed ella si era addormentata tanto profondamente da non ricordarsi neanche quando fosse salita. Un ragazzo biondo con occhi celesti come il cielo entrò nella cabina. Aprendo le finestre le comunicò con voce profonda che la sua fermata sarebbe stata la prossima. Chiuse la valigia in pelle e si sistemò il cappello sul capo. Attorno gli oggetti e gli arredi della cabina le sembravano quasi estranei. Si diresse alla porta e l'aprì, un altro ragazzo gentile le indicò un'altra porta ricordandole di fare attenzione ai gradini che la precedevano. Con un lungo fischio il treno si fermò. Scese e si guardò attorno. Quella stazione era così familiare, quasi come se fosse un posto che aveva frequentato da bambina. Iniziò a camminare, poi vide una figura sfocata venire verso di lei. Un uomo sull'ottantina le veniva incontro con le braccia aperte e un largo sorriso sul viso. Subito lo riconobbe. "Sono passati sette anni" disse con voce rauca "Mi sei tanto mancata". Voleva rispondere che anche lui le era mancato, ma si accorse di stare piangendo. Un forte senso di nostalgia le pervase l'animo e si girò verso il treno in partenza quasi come se contenesse tutta la sua vita passata che tanto le mancava. "Non preoccuparti per loro" disse l'uomo "Gli manchi già ma se la caveranno, ora dobbiamo andare vieni". Così con le lacrime agli occhi si girò un ultima volta per salutare il passato. Dopodiché seguì l'uomo verso la nuova vita che l'aspettava. -- @felixmanume