By Pierre Lamyrousseau
Inthakhin, Mae Taeng District, Chiang Mai Province, Thailand
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By Pierre Lamyrousseau
Inthakhin, Mae Taeng District, Chiang Mai Province, Thailand
Completed in 2019 in Mae Taeng, Thailand. Images by Araksa Tea Garden. About Araksa - Araksa Tea Garden is situated on the foothills of the rich forest of Mae Tang, Thailand. This Boutique tea garden produces...
“ To reduce CO2 emission, we mainly used locally available and natural materials, such as adobe bricks and second-hand timber. This resulted in minimal use of transportation and a reduction of immediate costs. Only for the foundations we had to use reinforced concrete to provide a strong base for the adobe walls and protect the earthen walls from possible flooding. Due to the heat-absorbing adobe walls, the strategic placement of the building within the tea garden, and the, therefore, resulting natural ventilation, no further means of cooling is needed. The arrangement and openness of the walls provide sufficient natural lighting to the inside of the building”
Wat Ban Den Mae Taeng, een lust voor het oog
Wat Ban Den Mae Taeng, een lust voor het oog
Als je denkt dat je alle prachtige tempels van Thailand hebt gezien, dan is er altijd eentje die nog indrukwekkender is dan de rest. Bij Wat Ban Den Mae Taeng kom je gewoonweg ogen te kort.
Wat Ban Den Mae Taeng is niet zo bekend als Wat Arun in Bangkok, Doi Suthep in Chiang Mai of Wat Rong Khun in Chiang Rai. Het kost je ook de nodige moeite om er te komen. Het ligt op zo’n 70 kilometer ten…
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Wat Ban Den Mae Taeng, een lust voor het oog
Als je denkt dat je alle prachtige tempels van Thailand hebt gezien, dan is er altijd eentje die nog indrukwekkender is dan de rest. Bij Wat Ban Den Mae Taeng kom je gewoonweg ogen te kort.
Wat Ban Den Mae Taeng is niet zo bekend als Wat Arun in Bangkok, Doi Suthep in Chiang Mai of Wat Rong Khun in Chiang Rai. Het kost je ook de nodige moeite om er te komen. Het ligt op zo’n 70 kilometer ten…
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27-11-2017 8° giorno Chiang Mai-Maetaman Campo di Addestramento Elefanti-Yapa-Fiume Mae Taeng-Luang Prabang (km 105)
Prima colazione. Partenza alle 07.15 con arrivo alle 08.25 al Maetaman Elephant Camp, Campo di Addestramento degli Elefanti, sulle rive del fiume Mae Taeng. Mi tocca, per potervela raccontare meglio, una passeggiata a dorso d’elefante. Per questo ieri ho scambiato altra moneta (Baht 900 x 40'). Saliamo sui pachidermi da una comoda balconata e incolonnati scendiamo per attraversare il fiume Mae Taeng. Io sono solo sulla poltroncina-sella e devo centrare bene il sedile in modo da non sbilanciarlo. In breve mi adatto ai movimenti e trovo che la migliore soluzione è non poggiarmi alla spalliera, assecondando i movimenti della mia cavalcatura con il bacino -come si fa, “d'altronde”, sui dromedari-. Dopo i primi passi subentra l'euforia e continuo a scattare foto a ripetizione. Usciamo dall'acqua sull'altra sponda e proseguiamo per un sentiero lungo fiume immerso nel verde della foresta. Ogni tanto delle capanne ad altezza turista per vendergli banane per ringraziare l'elefante che con la proboscide se li pappa in un boccone. Ad un certo punto si fa dietrofront e si riattraversa il fiume per rientrare al campo. Alla fine della divertente e graditissima escursione ci presentano le foto ricordo (Baht 260) già incorniciate -dicono che la cornice, che sembra carta, sia ottenuta dalle feci di elefante (?)-. Stranamente la foto mi piace: da solo sulla portantina con il fantino seduto sul collo dell'elefante immerso nelle acque del fiume. Purtroppo sono squattrinato in moneta locale avendo speso tutto in the ieri sera. Mi vengono in aiuto i compagni di viaggio che accettano in cambio i miei euro. Ci aspettano i cuccioli Dumbo per le foto ricordo in varie posizioni. Infine ci sediamo per seguire un pachidermico spettacolo: l'alzabandiera; la presentazione; salita e discesa dell'istruttore con saluto; dimostrazione che il perimetro della pianta del piede moltiplicato per tre da come risultato la sua altezza; il riposo del guerriero; partita a calcio con rigore; il coraggioso domatore e il paziente elefante che tiene sospesa la zampa; e la cosa più sbalorditiva di tutte: quattro elefanti che prendono a pennellate una tela e dipingono, chi dei fiori, chi la sagoma di un pachiderma. I dipinti sono messi in vendita e nel negozio del campo si possono acquistare gli invenduti degli altri spettacoli. Ogni elefante ha imparato un soggetto e lo ripete uguale ad ogni spettacolo. -Certo ci si può sentire a disagio ad assistere a tanta maestria, ma ci spiegano che come quasi la totalità degli animali in cattività, essi sono incapaci di procacciarsi il cibo in libertà. La loro sopravvivenza dipende dalla simbiosi con l'uomo. Questo, però, genera un circolo vizioso.- Ci viene mostrato uno dei lavori di fatica, in questo caso l'accatastamento di tronchi di albero, per il quale erano usati gli elefanti in tempi non troppo lontani. Infine, con uguale maestria passano, selettivamente, a raccogliere con la proboscide, le mance in cartamoneta direttamente tra il pubblico. Lasciamo il campo di addestramento e con un pick-up indigeno raggiungiamo il villaggio di Yapa. Dopo un piccolo ponticello, le prime casette-capanne tra le risaie ospitano l'etnia Haka dagli abiti variopinti e dai denti neri -causa di un erba che masticano: il Metel. Poco oltre raggiungiamo le capanne che ospitano l'etnia Padaung delle famose Donne Giraffa. E' la seconda volta che le incontro -la prima in Myanmar chiamate Karen-. Questa volta non mi esimio dal fotografarle perché è casa loro e non chiedono alcunché in cambio. Torniamo indietro alle 11.05 e dopo un breve pisstop alle 11.30 ci imbarchiamo su una autentica zattera di bambù per un rafting -controllato da due manovratori- sul fiume Mae Taeng (Baht 500 x 25”). Alle 12.00 sbarchiamo e saliti sul nostro pulmino alle 12.08 raggiungiamo direttamente l'aeroporto di Chiang Mai. Arriviamo alle 13.10 e dopo un preliminare controllo di sicurezza all'ingresso iniziamo i saluti. Il gruppo si divide, molte coppie proseguono il viaggio con un soggiorno mare nelle numerose e soleggiate isole thailandesi. Mentre io con Ornella e Valerio -una coppia di felici pensionati di Lugano- ci imbarchiamo per Luang Prapang. Effettuato il check-in troviamo un provvidenziale Burger King per il pranzo (Baht 195). All'ora indicata per l'imbarco effettuiamo il controllo sicurezza, ma al gate il nostro volo e segnato “Delayed”. Partenza rinviata alle 16.40 (previsto 15.15-16.15). In effetti decolliamo alle 16.50 con un ATR 73 della Lao Airlines. Ci distribuiscono un cesto merenda -che conservo- e da bere. Atterriamo alle 17.45. Prima del controllo di sicurezza ottengo il visto necessario in Laos – per gli italiani $35 (+$1 per il servizio), una fototessera e la Visa compilata (fornita sul volo). Gli svizzeri entrano free anche se sono ancora presente sulla tabella delle nazioni che pagano-. Ritirata la valigia incontriamo Van (pronuncia Uan, come One in inglese, strane le traslitterazioni) la nostra nuova guida per il Laos e alle 18,27 ci trasferiamo in hotel. Durante il percorso ci telefona, tramite Van, il responsabile dell'agenzia locale, un gentile italiano trasferitosi in Laos anni or sono. -Van ha imparato l'italiano da lui senza frequentare scuole-. Gli chiediamo, vista la sua disponibilità, di modificare il programma: eliminare la visita ad un secondo campo di addestramento per elefanti e aggiungere un escursione alle Cascate Kuang Si. Ci chiede di primo acchito €50 in tre. Visti i prezzi correnti ci sembra troppo è glissiamo. Arriviamo alle 18.45 in hotel in collina dove ci vengono assegnate due lodge sparsi lungo il pendio. Vista l'ora ed il programma serale ci diamo appuntamento alle 19.15 per la cena, in tempo per prendere lo shuttle dell'hotel delle 20.00 -uno ogni ora- e scendere in città “in tempo per immergerci nel colorato mondo del mercato dei prodotti artigianali che al calar del sole si apre sulla via che corre tra il Phu Si e l’antico Palazzo Reale. Luang Prabang, o Louangphrabang, è una città del Laos centro-settentrionale, situata sulle sponde del Mekong, ed è anche la capitale della provincia omonimo. Chiamata anche "Città Reale del Piccolo Buddha". Prima della salita al potere dei comunisti, avvenuta nel 1975, era la capitale e sede del governo del Regno del Laos. Oggi la città è Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.” Da subito ci accorgiamo della tranquillità dei laotiani rispetto al caos organizzato dei thailandese. Inaspettatamente, tra tessuti e artigianato vario del mercato, trovo tre bandierine-scudetto che mancano alla mia collezioni delle nazioni visitate (Kip 10.000. €1=Kip 9.800). Per due notti a pensione completa non pensavo di spendere alcunché, quindi non ho cambiato i aeroporto. Me li offre gentilmente Valerio che, al contrario di me, ha sbagliato i calcoli ed ha scambiato troppo. Alle 21.15 ritorniamo con lo shuttle in hotel. In camera tento diverse volte di telefonare a casa. Inutile. Faccio delle ricerche on-line, ma non ottengo risposte valide. Infine telefono alla lobby per avere ragguagli. Mi spiegano che è impossibile telefonare dai cellulari e dalla camera, ma è possibile ricevere. Alla fine mi offrono di chiamare andando da loro. Non mi resta che rivestirmi, ero in pigiama dopo la doccia, e recarmi alla hall. Gentilmente compongono il mio numero di casa e alla fine dei pochi secondi di telefonata non mi addebitano niente -pare che si paghi 2/4.000 Kip al minuto-.