Okay i wanted to watch at least one more episode but I’m way too tired and my hand is cramping, so here’s the last one for the night
The new door
- 👀 does this title mean we get to hear more about the worm door 👀
- Bold of Jonathan to be short given his own experiences with confusing corridors
- I really like this statement giver I feel bad for her :( I also feel like her jitteryness and spiraling might be a mirror for Jonathan?
- Can’t tell if this client is meant to be Michael or if I’m just seeing Michael’s where there are none.
- THIN. LONG. SHIFTED INSTEAD OF MOVED. ITS THE GRAHAM THING!!!
- Swollen hands… another link between the shadow and Other!Michael….
- Jonathan being kind and saying he believed her… because he knows what its like to be wandering down those changing tunnels… hhhh…
- IT IS MICHAEL IM NOT IMAGINING THINGS
- ohhho Jonathan yelling Sasha nearly made me jump out of my skin 😭
- Sasha <3
- Suspiciously uninterested in the tape going missing… suspiciously flat tone… suspiciously insulting about Jonathan’s archival abilities… Sasha what have they done to you!!
- jumpscared a second time in the same episode… whomst is that creepy voice????
- THEE MICHAEL???
- Oh. Oho.
- The hallways are inside of him…
- That poor woman :( :( :( no longer excited to meet thee Michael!!!
- Jonathan’s hurt????
- “Unbalanced the struggle too early” So there’s a balance, which is unsurprising- i suspect less good vs evil and more normal vs paranormal or knowledge vs… whatever kind of unknowable magic the supernatural has. And this balance is struggling, and might be unbalanced at some point… and Michael would be okay with that, just not this soon… hmmmm…. Much to think about
- Deeply dislike Michael and I’m also very fascinated by him. Very Plato’s Cave Allegory, I think- Michael is the shadow on the wall projected from whatever those tunnels are. And thus I’m more convinced than ever that he’s linked to the actual shadow people. Hmhmhm.
Statement of Helen Richardson, regarding a new door in the house she was selling. Statement recorded direct from subject, 2nd October, 2016
“There’s no left turns. Look, look, none, it just, it just turns right, it doesn’t make any sense no, it wasn’t a spiral because you could, you could always go forward, I mean, I –
– I, I did mostly, just forward, and the paths never got shorter, like you were coming to a center, they just – kept going – it doesn’t, doesn’t make any sense! Look at it – “
“ The wallpaper was a different colour, though, I think. It definitely changed, but I never noticed it switching, I’d simply realize that it hadn’t been red when I’d been walking – or, blue, or purple, whatever colour it was at the time. All the colours seemed to shift in that place. Even the yellow of the carpet, the black of the rug, it… felt like I couldn’t trust my eyes. “
[pdf con testo inglese a lato / pdf with english text to the side]
[CLICK]
ARCHIVISTA
Dichiarazione di Lydia Halligan riguardo alla sua insonnia. Dichiarazione originale rilasciata l’8 giugno 2015. Registrazione audio di Jonathan Sims, Capo Archivista dell’Istituto Magnus, Londra.
Inizio della dichiarazione.
ARCHIVISTA (DICHIARAZIONE)
Non so quand’è stata l’ultima volta che ho dormito. Non è che non me lo ricordo, è solo che proprio non so dirlo. Quando riesco a rubare un’ora o giù di lì, se mai succede, i miei sogni sembrano così vividi e la mia veglia così incoerente che sfumano gli uni nell’altra. Come se avessi solo scene e immagini, prive di contesto, e nessun modo per distinguere davvero cosa sia reale e cosa no.
Sono sdraiata nel mio letto. Fa caldo. So che il riscaldamento centrale è spento ma l’aria ha comunque quel calore asciutto che ti irrita la gola. Voglio alzarmi, muovermi, ma il mio corpo è troppo stanco, tutta la forza al suo interno se n’è andata. Resto solo lì, a guardare il ventilatore sul soffitto girare e girare e girare, un sordo ronzio che mi opprime il cervello. È buio fuori, e l’unica luce è il bagliore della mia lampada da comodino. Mentre lo guardo, e gli occhi si abituano al movimento, il ventilatore rallenta. Perde gradualmente la sua spinta, finché alla fine è completamente immobile e c’è silenzio. Aspetto, e ricomincia a girare nell’altra direzione. Ora ruota in senso antiorario, accelera finché le pale sono di nuovo sfocate. Non ricordo che il mio appartamento avesse un ventilatore a soffitto quando mi sono trasferita.
Ho sempre avuto problemi a dormire. Anche da bambina, mia madre controllava sempre la mia stanza e mi trovava a leggere a notte inoltrata. Se la sentivo salire le scale, spegnevo la luce e mi tuffavo sotto le coperte per cercare di convincerla che dormissi profondamente. Se funzionava, la sentivo allontanarsi nella sua stanza, e poi tiravo di nuovo fuori il libro. Al tempo pensavo che fosse perché amavo leggere, ma ripensandoci penso che siano state le prime avvisaglie dell’insonnia.
C’è un tabellone fuori dal mio appartamento. Si affaccia su una piccola rotatoria e un tempo aveva le pubblicità di qualunque fossero le nuove serie TV. Il metallo che lo regge è vecchio e arrugginito, e a volte penso di sentirlo gemere silenziosamente quando ci cammino vicino. Ora ha una pubblicità di caffè. Immagino che sia quello che pubblicizza. È una donna, radiosa e allegra, con una maglia celeste e un sorriso brillante. Ha in mano una tazza di caffè, con il vapore che si alza e si arriccia davanti ai suoi occhi. Non ci sono il nome della marca o delle informazioni, solo le parole “Dormire è sopravvalutato” in caratteri alti e sottili. Non so per quanto tempo sia stato lì. Sembra che i suoi occhi guardino nella mia finestra.
Lavoro come scrittrice freelance. Non è un buon lavoro. Una minima parte riguarda davvero lo scrivere, il resto si tratta di inseguire fatture, mandare disperatamente in giro pezzi non commissionati e preoccuparsi per un foglio di bilancio in cui i conti non tornano. Ho sempre pensato che fosse adatto alla mia agenda, perché mi permette di essere flessibile, ma in molti modi mi ha derubata di qualsiasi connessione con il modo in cui il resto del mondo si organizza. Non so mai che giorno della settimana sia. Quando non dormo i giorni e le notti semplicemente si fondono. A volte sembra che persino il mio orologio mi stia mentendo, dicendomi che un’ora dura molto più di quanto dovrebbe, per poi rubare un’intera mattina in un battito di ciglia.
C’è un uomo nel mio salotto. È alto, con capelli biondo sabbia che si attorcigliano in ricci disordinati. Devo averlo invitato a entrare. Siede nella mia poltrona, tamburellando le dita le une con le altre. Fanno uno strano suono, un ticchettio, quando si toccano. Lo conosco, anche se non ho idea di quando potremmo esserci incontrati. Il suo sorriso è amichevole ma non mi piace. Gli chiedo scusa, dico che ho dimenticato il suo nome e lui fa un gesto con la mano, dicendo che i nomi sono sopravvalutati, poi chiede com’è andata la mia giornata. Gli dico che non so a quale giornata si riferisca, e lui ride e ride e ride finché il mio naso non comincia a sanguinare. Vedo il sangue gocciolare sui motivi che sto disegnando. Da quanto sto disegnando? Non è la mia penna.
Qual è stato il periodo più lungo in cui sei rimasta sveglia? Quando studiavo mi piaceva mettermi alla prova, condurre piccoli esperimenti sulla mia stessa resistenza alla stanchezza, cronometrare quante ore e poi cercare di battere il mio record. Dopo un po’ ho smesso di contare, anche se per qualche motivo non ho mai smesso di considerarli esperimenti. All’inizio cercavo di convincere degli amici a restare svegli con me. A volte lo facevano ma non duravano mai più di quaranta ore, e io mi sentivo sempre troppo in imbarazzo a restare in piedi dopo che loro erano crollati. Alla fine, ho semplicemente cominciato a farlo da sola, gustandomi il fatto di essere riuscita in qualche modo a resistere più di quanto fossero in grado di fare loro.
Sono seduta in un bar. È aperto tutta la notte e ci vado quando mi sento inquieta, tardi la notte. Cerco di immaginare di essere seduta in I Nottambuli di Hopper, ma c’è un sottile strato di unto sui tavoli di plastica che dissipa ogni romanticismo del posto. Sto bevendo una tazza di caffè. Il caffè è terribile, l’istantaneo più economico che si possa comprare all’ingrosso. Non mi importa. È nero e opaco e quando lo bevo, sento un minimo di vita scorrere dentro di me mentre la caffeina entra nel mio sangue. Bevo un lungo sorso e mi fermo. C’è qualcosa nel caffè. Liscio e duro. Lo sputo sul tavolo. È un dente. Controllo, ma non ne ho perso nessuno. È piccolo, come un dente da latte di un bambino, e se ne resta lì. La cameriera viene a vedere se voglio del cibo, anche se non lo voglio mai. Sulla sua targhetta c’è scritto “Vanessa”. Indico il brillante grumo bianco che ora si trova sul tavolo. Non penso che lei lo veda, e se lo vede, non reagisce. Va a prendermi dell’altro caffè.
La tua vista diventa strana quando non dormi per molto tempo. Penso che sia qualcosa che abbia a che fare con un cambio di pressione sui bulbi oculari. Cominci a percepire dei lievi movimenti ai bordi, nella periferia, e se fissi per troppo tempo una superficie piana quella comincia a pulsare e muoversi leggermente. Ho scritto un racconto breve una volta in cui si trattava di cose che cercavano di insinuarsi nella nostra dimensione, strane creature fantasma che possono essere viste solo da chi si è privato del sonno al punto che la sua mente si è aperta. Alla fine la protagonista riusciva a vederli completamente, e quelli la accecavano. Ma forse è solo la mente che diventa troppo stanca per processare nel modo corretto i segnali inviati dagli occhi. Così tante delle cose che vediamo e sentiamo sono solo delle utili bugie che ci racconta il nostro cervello, filtrando tutte le parti inutili e aggiungendo quello che si aspetta di vedere. Nessuno sa mai cosa sta veramente vedendo o sentendo.
Il tabellone è umido. Una tempesta improvvisa lo ha inzuppato completamente e la carta si stacca negli angoli. La maglia celeste ora è chiazzata e ammuffita; il sorriso si è deformato in una smorfia. Il caffè è ancora fumante, i vortici del vapore inalterati dalla pioggia, anche se il luccichio negli occhi della donna è diventato un bagliore malvagio. Riesco a vedere più chiaramente la ruggine nei supporti di metallo ora, e sembra che questi si pieghino leggermente mentre gemono. Il testo ora recita: “Dormire è per i deboli”.
Quando non dormi, la tua energia segue un ciclo. Il tuo corpo attraverserà fasi in cui sembra stia cercando di spegnersi completamente, e tenere gli occhi aperti è letteralmente uno sforzo fisico. Poi improvvisamente entrerai in un periodo di energia maniacale, una seconda, terza o quarta ventata di energia che ti lascerà stordito e nauseato, a cercare con fatica uno sfogo per l’improvviso impeto. A volte c’è dell’euforia con questo; altre volte è più simile alla disperazione. Mentre ti ci addentri sempre di più, questi cicli si avvicinano sempre di più gli uni agli altri, finché il tuo intero Essere non sembra cambiare di ora in ora. Ovviamente, quando hai l’insonnia, non importa quanto il tuo corpo cerchi di mandarti a dormire, semplicemente non ha l’abilità di farlo. Come se tutto il tuo Essere stesse cercando di spingerti sul letto, ma questo fosse coperto da un solido blocco di granito.
L’uomo è tornato. Questa volta sono su una panchina nel parco. Le nuvole vagano e si intrecciano leggermente nel pallido cielo dell’alba. Lui sta torcendo dei lunghi fili d’erba in strane spirali, ma le sue dita continuano a tagliarli invece. È qui che ci siamo incontrati? Mi guarda, il volto impassibile… almeno se vedo un volto. Mi dice che ho un aspetto orribile. Cerco di concentrarmi, ma il suo corpo muta e ondeggia così tanto quando cerco di concentrarmi. Gli dico che non ho dormito, e lui annuisce e mi dice che va bene. Sta mentendo, e questo mi spaventa molto.
Dicono che il sonno sia il fattore più importante per la salute a lungo termine. I lavoratori notturni a quanto pare sono a rischio per ogni genere di problema ma non così tanto quanto chi lavora a turni e non è mai in grado di stabilirsi in una duratura routine del sonno decente. Il corpo ha bisogno di riposarsi e ripararsi. Caffeina e droghe e adrenalina possono darti tutta l’energia che ti serve, ma non possono darti il riposo che ti tiene in salute. Non mi piace pensare a cosa questo potrebbe stare causando ai miei organi interni, a cosa potrebbe portare nel futuro, ma non importa davvero. Il tempo non è esattamente un concetto fisso per me quanto forse lo era prima. La mia testa è troppo pesante per pensare a un orologio.
Sto correndo attraverso la città. I vicoli sono stretti e tortuosi e non svoltano nella direzione in cui dovrebbero. La puzza mi soffoca e il mio corpo è pesante come un masso. Mi appoggio a un muro e, per un secondo, non sono sicura se riuscirò mai ad alzarmi di nuovo. Barcollo lungo un’altra strada e poi mi fermo. Mi sdraio sull’asfalto ed è caldo e morbido sotto di me. Sento il sonno cominciare a prendere il sopravvento, ma mi sbaglio. È l’alba, e a sopraffarmi è solo la debole e malaticcia luce del sole. Sento di nuovo la sua risata, e in bocca ho il sapore di caffè bruciato.
Non so perché sono qui. Conosco questo posto e quello che volete, ma non ho prove da darvi. Non ho nulla che non potrebbe essere liquidato come un brutto sogno. Da lei, almeno, perché le mie braccia sono troppo pesanti e le mie mani sono occupate a disegnare quelle strane curve familiari. Cosa volete? Trovare un dente da bambino e alzarlo in aria trionfante, un talismano per evocare quelle cose di cui dovreste avere paura. Fotografare e analizzare un tabellone che non ha mai pubblicizzato caffè. Parlare con una persona che non è una persona e dalla cui strana risata dovreste fuggire? Io sono qui, e vi do le mie parole. Sono tutto ciò che ho, e tutto ciò che voi volete, e forse quando me ne sarò liberata avrò il permesso di dormire.
Sono in piedi davanti al tabellone. È notte, anche se un fastidioso raggio di sole la fa brillare di un rosa smorto. La rotatoria è vuota e non vedrà mai più un’auto. Semplicemente gira e gira e gira senza alcuna direzione in cui proseguire e senza alcuna destinazione. La donna mostra i denti in un ringhio trionfante, la sua maglia ora macchiata della stessa ruggine che trafora le sbarre che la sorreggono. I suoi occhi si staccano dalla sua faccia, rivelando le forme contorte di qualunque sia il poster che si trova dietro di lei. Il vapore che sale dal caffè è lo stesso. Sempre lo stesso, sempre indisturbato, a intrecciarsi su se stesso. Le parole che risaltano nette sopra a esso: “Non dormire più”. Cammino verso il tabellone, e i miei singhiozzi sono sovrastati dal gridare dei montanti arrugginiti mentre questi si piegano. Il grido del metallo, che si piega alla stanchezza, il grido della donna che incombe su di me. Mi crolla addosso, e io crollo con esso.
ARCHIVISTA
Fine della dichiarazione.
Erm… una dichiarazione difficile. Sono costretto a concordare con la signorina Halligan riguardo a quanto sia verificabile ciò che dice. Non c’è modo di confermare che non si tratti di una serie di brutti sogni. Sembra essere una serie di brutti sogni. Una richiesta d’aiuto di una donna con un problema molto grave. Non ci sono dettagli su cui fare ulteriori ricerche, se non la stessa signorina Halligan, che è deceduta per un attacco di cuore meno di un mese dopo aver rilasciato questa dichiarazione. Aveva 29 anni.
In questo periodo lo scorso anno l’avrei liquidata come una svitata che spreca il nostro tempo. Ma un anno cambia molte cose, e ora riconosco fin troppo bene la descrizione di un uomo alto con capelli biondi ricci e una risata inquietante. Michael, l’hai spinta tu a questo? Un’altra vittima dei tuoi giochi contorti? O ne sei semplicemente stato attratto come un avvoltoio? O forse uno squalo che sente il sangue. Cosa vuoi dalle tue vittime?
So chi vive nei tunnel. Beh, questo non è del tutto vero. Non so la sua identità, ma l’ho visto. Poco dopo che Basira è venuta a trovarmi, ho deciso di non richiedere il suo aiuto con i tunnel. È diventato evidente che lei ha le sue preoccupazioni di cui occuparsi, e io sono sempre meno convinto che un ulteriore coinvolgimento della polizia non risulterà in altri problemi a lungo andare. Quindi, poco dopo che se n’è andata, ho deciso di essere in qualche modo più proattivo e ho comprato una piccola videocamera con rilevatore di movimento, che ho nascosto in vista della botola. Dopo una settimana, ho controllato il filmato.
È di qualità decisamente bassa, molto al di sotto delle specifiche a cui il dispositivo dovrebbe rispondere. Forse sono stato ingiusto con Elias riguardo alle sue difficoltà nell’impostare un sistema di telecamere a circuito chiuso negli Archivi. Nonostante questo, sono stato in grado di vedere abbastanza. Per cominciare, ho visto Sasha, in due diverse occasioni, entrare e uscire dai tunnel. Immagino che debba aver ottenuto una copia della chiave da qualche parte, ma sembra che quando l’ho incontrata laggiù tempo fa non mi stava semplicemente seguendo perché era preoccupata.
Non è ancora abbastanza per affrontarla; se sta lavorando contro di noi non voglio mostrare le mie carte troppo presto, ma la terrò d’occhio. C’è decisamente dell’altro che sta nascondendo. Potrebbe addirittura essere che conosca l’altro individuo che ho visto emergere dalla botola.
Come ho detto, non l’ho riconosciuto. Sembra essere un uomo, o almeno, di aspetto maschile. Di mezza età o anziano a giudicare dalla sagoma, ma è difficile esserne sicuri. Emerge intorno alle tre del mattino, con in mano quella che sembra essere una valigetta ventiquattrore. Poi, passa circa un’ora a rovistare negli archivi, e si ritira sotto terra dopo aver ficcato una manciata di documenti nella valigetta.
Da una parte, questo mi rassicura del fatto che qualunque cosa ci sia là sotto è umana, ma ciò che mi preoccupa è il modo in cui esce dalla botola. Invece che scassinare il lucchetto o aprirla di forza, sembra in qualche modo spostare lo stesso pavimento, e rimetterlo a posto quando torna giù. Ho controllato più volte, e l’area che circonda la botola è completamente solida. Umano o no, questo mi preoccupa.
Lascerò la videocamera attiva per ora e, spero, raccoglierò altre informazioni, forse otterrò un’immagine più nitida della sua faccia. Qualunque cosa possa essere questo individuo, non voglio affrontarlo impreparato.
ok i mean obviously michael did some very Not Good things this ep bUT i just heard him speak and laugh for the first time and im completely obsessed with him now ¯\_(ツ)_/¯