Mammo
Stamattina vado a farmi ridurre ad hamburger l'unica tetta che mi è rimasta.
In sala d'aspetto chiedo di Lei, la sola radiologa da cui mi farei mettere le mani addosso, se potessi. Perché è molto competente e, soprattutto, non si lascia spaventare dai corpi fuori norma, come il mio. Mi dicono che è in turno, mi farà lei l'ecografia. Ma prima devo farmi comprimere da altri o altre la tetta nel mammografo come se fosse una polpetta di miglio.
Entro nell'ambulatorio, la tecnica e l'infermiera sono facce nuove per me, che purtroppo frequento quel posto almeno una volta l'anno da anni ormai.
Si avvicinano e mi aiutano a spogliarmi. Sono mezza nuda sulla mia carrozzina elettrica e LEI si vede benissimo. La GRANDE ASSENTE, la tetta che mi è stata portata via dal bisturi, insieme col tumore che la stava divorando.
La seconda cosa che mi crea più difficoltà in assoluto, dopo lo stare zitta, è stare ferma immobile, requisito ahimè richiesto per la buona riuscita di quasi tutti gli esami diagnostici. Loro se ne accorgono subito.
"Ma non potrebbe non farla (la mammografia n.d.r.)?Tanto...", è il commento della tecnica all'infermiera.
E la domanda viene spontanea: "Tanto cosa?"
Tanto le donne disabilizzate* non si ammalano mai di tumore (e magari anche non hanno mai figli o non fanno mai sesso, già che ci siamo) ?
Ma che proposta arguta da fare a una che è stata visitata da mr. Cancro due volte!
Ma, anche se non fosse stato così, bell'incentivo alla prevenzione del carcinoma mammario! E infatti la percentuale di donne disabilizzate che accedono alla mammografia è bassissima (strano, con un personale così preparato alla presa in carico di corpi fuori dalla norma!).
Un corpo che è "fuori dalla norma" e si muove diversamente da quello che fanno gli altri corpi, manda ancora in panico le persone, operatorə sanitarə inclusə (che forse restano quellə che si terrorizzano di più).
Non sanno come fare con questi corpi che non si adattano a strutture e presidi sanitari pensati solo per essere usati da persone "normodotate".
E così, la soluzione al problema è "che non se la facciano la mammografia, tanto..."
E sì che basterebbe "poco", servirebbero due soli ingredienti: il primo, individuare modalità per rendere accessibili a tuttə la prevenzione e la cura in ambito medico.
Il secondo, ma non per importanza, restituire alle persone disabilizzate competenza rispetto al proprio corpo e alla propria salute (ma questo vale anche nel caso di pazienti "abili"), coinvolgendole direttamente nella ricerca di strategie per gestire le eventuali criticità che si presentano nel percorso di diagnosi e cura.
Medicə e paramedicə tuttə, vi svelerò un segreto: come voi siete le persone più competenti nel campo della medicina, noi persone disabilizzate lo siamo per ciò che riguarda i nostri corpi.
Solo ascoltandoci e collaborando con noi riusciremo, insieme, a garantire il rispetto del diritto alla salute per tuttə.
*disabilizzato/a/* è la traduzione (quasi) letterale di "disabled". In italiano questo termine non esiste (ancora), ma qui lo troverete spesso, perché è quello che secondo me descrive meglio cos'è la disabilità, cioè l'interazione tra alcune caratteristiche individuali ritenute fuori dalla norma dalla medicina e una società non pronta ad accoglierle e valorizzarle. E, sempre a mio parere, spiega anche bene quello che la disabilità NON è, ovvero una caratteristica della persona.













