"Aspra, Sicilia" by Fosco Maraini, 1949.

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"Aspra, Sicilia" by Fosco Maraini, 1949.
“Ho sentito che mentiva ma sinceramente, come si è sinceri quando si mente a se stessi prima di tutto.”
Dacia Maraini - Trio
Un secolo fa Dostoevskij faceva esclamare ad un suo personaggio: Dio è morto, dunque posso uccidere, rapinare, stuprare a mio comodo e diletto! Discorso perfettamente valido per chi aveva collegato l'etica con Dio e con le sue rivelazioni, ma un non-senso per i popoli eredi delle tradizioni confuciane. In questo secondo regime di pensiero la gente può benissimo perdere qualsiasi fede religiosa, senza per questo perdere la bussola morale. I principi dell'etica non erano inizialmente radicati nella fede, bensì in una tradizione di ragionamento e di persuasione razionali. Non uccido perché un nume m'ha detto di non farlo, ma perché capisco che, ciò facendo, rendo difficile, impossibile, una vita associata normale e produttiva.
Fosco Maraini, Ore giapponesi
Aimè io vivo i dolori infiniti di tutto l’abisso delle trasmigrazioni. Io soffro per gli esseri che son trascinati dall’ingannevole sete dell’oro…. Ho pietà di colui che non sa liberarsi dal proprio egoismo, nella città incendiata dei desideri…. Mi affligge il dolore che affligge gli sposi illusi dalla speranza di restar sempre uniti. Ho pietà di coloro che l’amore di sé lega alla patria; la patria è soltanto un campo di tende in un deserto di sassi
Fosco Maraini, Segreto Tibet
Fosco Maraini, Japan, circa 1950.
Una cosa che scandalizza sempre — e giustamente – i giapponesi è la nostra abitudine di unire bagno e gabinetto in una sola stanza. Accanto alla vasca in cui ci si lava ecco il vaso su cui ci si siede per liberare i visceri dagli escrementi! È un'altra testimonianza del punto di vista puramente corporale, igienico, medico col quale consideriamo la funzione del bagno. In Giappone il gabinetto è per lo più separato dal bagno; si evita la nostra deplorevole confusione di sfere essenzialmente diverse. In Giappone il bagno nasce dalla purificazione rituale, quindi è un atto positivo, di gioia, una parte del riposo con cui l'uomo si rifà dalle fatiche del lavoro, parte importante, santificata, come il sonno od i pasti; per noi invece il bagno è giustificato unicamente dalla preoccupazione medica di de-sporcarsi, è una funzione di cui tutta la civiltà occidentale post-classica avrebbe fatto volentieri a meno. Per i giapponesi essa porta alla purezza, per noi libera dal sudicio; e le azioni degli uomini vanno intese piuttosto nel quadro dei loro fini che nelle modalità dei loro svolgimenti.
Fosco Maraini, Ore giapponesi
“Ma sai cos’è la vita, cugina mia, lo sai cos’è? E te lo dico io: la vita è un sonno torbido senza sogni.”
Dacia Maraini - Trio
Altro particolare caratteristico delle città giapponesi, dal quale gli occidentali anche in visita breve non mancano di restare colpiti, è l'assenza pressoché totale di piazze, esedre, circhi, larghi, campi e simili, in ultima analisi dell'agorà. Le città giapponesi sono composte quasi esclusivamente di strade, e se per fortuita occasione si presentano degli spazi liberi, questi vengono immediatamente occupati da stazioni per gli autobus. Salvo dove s'irraggia il carisma imperiale, si vive in regime d'horror vacui. Ci si sente quindi costantemente spinti ad andare, andare, senza soste o riposi, senza mai un invito alla contemplazione. E la città come macchina, come mostruosa catena di montavo.
Fosco Maraini, Ore giapponesi