Perché fotografare, oggi, non è accumulare beni durevoli, non è tesaurizzare documenti che poi qualcuno dovrà archiviare, cioè sfoltire, limitare, restingere (il vero mestiere dell’archivista non è decidere cosa conservare, ma cosa buttare). Fotografare, oggi, è, semplicemente, avere un senso in più. I sensi sono quelle facoltà, tecnicamente annidate in pezzi del nostro corpo, che ci consentono di avere una relazione con il mondo e con gli altri nostri compagni di avventura umani.
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Le malattie dello sguardo non si curano con la cecità, ma continuando a guardare. Magari un po’ meglio, magari un po’ più consapevoli di quel che stiamo facendo.
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