Dal 1972 il ritorno degli umani sulla Luna
La missione Artemis II segna il ritorno di un equipaggio umano verso la Luna a oltre cinquant'anni dall'ultima missione Apollo del 1972. Questo evento richiede un impiego di tecnologie provenienti da diverse nazioni. Come sottolineato da Jan Henrik Horstmann, Programme Manager dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), il contributo europeo è determinante per le operazioni di volo e il mantenimento in vita dell'equipaggio.
Il ruolo centrale dell'Europa
"Questo viaggio non sarebbe possibile senza di noi", ha dichiarato Horstmann. "Siamo molto orgogliosi che la NASA riponga fiducia nel team europeo". Horstmann ha supervisionato lo sviluppo dell'ESM (European Service Module), il modulo di servizio della navetta Orion. Questo componente ha funzioni precise e indispensabili: fornisce l'energia elettrica, il sistema di propulsione primaria, il controllo termico per evitare sbalzi di temperatura estremi e le riserve di aria e acqua potabile all'equipaggio. L'ESM è il sistema primario che permette alla capsula Orion di operare nello spazio.
Lo stato della missione
In merito alle procedure di decollo programmate per le 0.24 (ora italiana) del 2 aprile, le operazioni hanno seguito un protocollo rigoroso. Le fasi di preparazione hanno previsto il raffreddamento dei serbatoi e il caricamento del propellente nel lanciatore SLS (Space Launch System). Una volta stabilizzati i sistemi della piattaforma, l'equipaggio composto da quattro astronauti ha proceduto con l'imbarco nella navetta.
Le differenze con Artemis I
A differenza della missione Artemis I del 2022, progettata per testare l'hardware senza passeggeri, Artemis II trasporta esseri umani. Questa missione spingerà gli astronauti più lontano nello spazio rispetto a qualsiasi missione precedente. L'impiego di equipaggio umano richiede il funzionamento costante e preciso dei sistemi di supporto vitale forniti dall'ESA, rendendo questa fase di test essenziale per i futuri atterraggi lunari.
Le fasi critiche del volo
Il piano di volo include procedure tecniche specifiche. Dopo il completamento del lancio, è prevista una fase di test manuale: il pilota e il comandante prenderanno il controllo dei sistemi di volo di Orion per eseguire manovre spaziali e verificare la reattività della navetta. L'ESA monitora questa fase per raccogliere dati sul funzionamento del sistema di propulsione europeo. Superati i controlli, i motori verranno attivati per generare la spinta necessaria a inserire la navetta nella traiettoria verso l'orbita lunare.
Le dimensioni e i limiti strutturali di Orion
La capsula Orion ha un volume interno paragonabile a quello di un piccolo autobus. La progettazione ha richiesto un calcolo rigoroso della massa totale. Nel settore aerospaziale, ogni grammo aggiuntivo incrementa la quantità di carburante necessaria per il decollo e le manovre. Gli ingegneri hanno calcolato le dimensioni della navicella per garantire il volume necessario al sostentamento dei quattro astronauti mantenendo il peso entro la capacità di carico del lanciatore SLS.
Il team internazionale
La realizzazione del modulo ESM e l'integrazione con i sistemi NASA sono il risultato di operazioni congiunte. "Trenta anni fa ero uno studente qui negli Stati Uniti. Non riesco a credere di essere qui adesso con questa squadra", ha osservato Horstmann. Il personale dell'ESA impiegato nel progetto proviene da diverse nazioni europee, collaborando direttamente con le squadre americane per completare l'infrastruttura di Artemis II.
Video del lancio https://youtu.be/jFszTbX4JsM?si=k2J7eMoXh2zqXiBo

























