Quando un brand aggiunge "Pro" al nome di uno smartphone medio gamma, la domanda è sempre la stessa: cambia davvero qualcosa o è solo un modo per alzare il prezzo? Nel caso di Nothing Phone (4a) e Nothing Phone (4a) Pro la differenza non è solo nominale. I due dispositivi condividono filosofia, design e software, ma divergono in punti chiave che incidono sull'esperienza reale. Li ho analizzati guardando non solo la scheda tecnica, ma soprattutto cosa cambia nell'uso quotidiano.
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Introduzione
Quando Nothing ha deciso di non lanciare un flagship nel 2026, la pressione sull'intera serie 4a è diventata inevitabilmente più alta. L'azienda londinese ha puntato tutto su questi due dispositivi per mantenere la propria rilevanza in un mercato sempre più affollato di proposte aggressive, e la scelta è tutt'altro che scontata: rinunciare a un top di gamma significa concentrare l'identità del brand su dispositivi che devono essere abbastanza convincenti da non far rimpiangere qualcosa di più costoso.
Ho avuto la possibilità di usare entrambi per diverse settimane, alternandoli nella tasca dei jeans e nella quotidianità, e la domanda che mi sono posto non era tanto "quale dei due è meglio" quanto piuttosto "qual è quello giusto per chi". Perché la risposta non è banale, né scontata nel modo in cui ci si aspetterebbe.
I due smartphone condividono la stessa piattaforma software, una filosofia estetica riconoscibile e persino la stessa capacità della batteria. Ma le differenze che li separano — corpo in alluminio unibody contro telaio in materiale polimerico, sistema Glyph Matrix contro Glyph Bar, teleobiettivo periscopico contro ottica tradizionale — finiscono per disegnare due esperienze d'uso piuttosto distinte, destinate a profili di utente con priorità ben diverse.
Il modello base porta avanti l'eredità della serie A con coerenza: prezzo contenuto, software curato, fotografia competente per la fascia. Il Pro è invece il tentativo di Nothing di dimostrare che si può realizzare un medio-alto di qualità senza necessariamente arrivare alle cifre dei flagship Android. Centotrenta euro li separano nella configurazione d'ingresso — una differenza che, a seconda di cosa si cerca, può sembrare marginale o decisiva.
In questo confronto ho cercato di capire se il sovrapprezzo del Pro sia giustificato da differenze concrete nell'uso quotidiano, o se si tratti di miglioramenti apprezzabili solo su carta. Ho testato le fotocamere nelle stesse condizioni di luce, ho usato entrambi i dispositivi per sessioni di gioco prolungate, ho confrontato la qualità costruttiva toccandoli e portandoli per ore ogni giorno. Quello che segue non è una raccolta di specifiche — per quelle basta una ricerca online — ma un tentativo di rispondere alla domanda concreta: a chi va il 4a, e a chi conviene spendere di più per il Pro?
Unboxing
La prima differenza tra i due si percepisce ancora prima di accendere i dispositivi: le confezioni sono diverse nel linguaggio visivo. Quella del modello standard riprende il minimalismo tipico di Nothing, con la grafica essenziale e il fondo bianco che ormai identificano il brand anche sugli scaffali dei negozi fisici. La confezione del Pro ha un'impostazione leggermente più sobria e più "seria" nel modo in cui presenta il prodotto — come se anche il packaging volesse comunicare un cambio di categoria, senza eccedere nel lusso del tutto inutile.
All'interno di entrambe le scatole si trovano un cavo USB-C e la documentazione minima. Come da tradizione consolidata in Nothing, nessun caricabatterie incluso nella confezione. Una scelta che si può condividere o meno sul piano ambientale, ma che nella pratica significa che chi non ha già a disposizione un alimentatore compatibile con la ricarica rapida a 50W dovrà mettere in conto una spesa aggiuntiva. Non è una somma enorme, ma è un dettaglio che vale la pena considerare nel budget complessivo, specialmente sulla versione base dove ogni euro conta.
Il dispositivo è avvolto in una pellicola protettiva sottile, e la sensazione di toglierla per la prima volta è già diversa nei due casi. Il Pro ha un peso e una solidità immediatamente percepibili, il corpo in alluminio trasmette una materialità che il modello base non offre. Quest'ultimo è più leggero, più facile da tenere in mano a lungo, e ha una texture sul telaio che non è sgradevole — ma è praticamente impossibile non notare la differenza qualitativa al tatto mettendoli uno accanto all'altro.
Un dettaglio che vale la pena correggere rispetto a quanto spesso si legge: entrambi i modelli includono la protezione in vetro Gorilla Glass 7i sul display, non solo il Pro. Il modulo fotocamera trasparente sul retro caratterizza entrambi, ma è declinato in forme diverse: circolare con la Glyph Matrix sul Pro, più lineare con la Glyph Bar sul modello standard. Una differenza che non è solo estetica, come si vedrà nei paragrafi successivi.
I colori disponibili differiscono tra i due: il modello base viene proposto in bianco, nero e verde, mentre il Pro arriva in nero, argento e un rosa tenue molto controllato — probabilmente una delle esecuzioni cromatiche più riuscite sul segmento, capace di risultare distintivo senza scadere nell'appariscente.
Materiali, costruzione e design
La discontinuità di design rispetto alla generazione precedente è evidente su entrambi i modelli, ma è il Pro che porta la novità strutturale più radicale: un corpo in alluminio a blocco unico, senza pannello posteriore in vetro. È il primo smartphone della serie A di Nothing a ricevere questa costruzione, e le conseguenze sono concrete e percepibili. Il grip è più freddo al tatto — un dettaglio sensoriale che nelle prime ore fa un effetto quasi sorprendente dopo anni di dorsi in vetro. La rigidità è superiore, e il profilo laterale — 163,7 × 76,6 × 7,95 mm con 210 grammi di peso — comunica fisicamente una presenza diversa rispetto a ciò che si è abituati a trovare in questa fascia.
Il rovescio della medaglia è l'assenza di ricarica wireless. Il corpo in alluminio unibody, per quanto piacevole da tenere in mano, non è fisicamente compatibile con la ricarica Qi — una limitazione che nelle prove quotidiane si sente, soprattutto per chi è abituato ai pad di ricarica sul comodino o in auto. Nothing ha fatto una scelta precisa e consapevole: privilegiare il design premium sulla comodità wireless. È una decisione legittima, ma è bene sapere cosa si lascia sul tavolo prima di acquistare.
Il modello standard ha dimensioni leggermente più compatte — 6,78 pollici di diagonale, 8,6 mm di spessore, 204,5 grammi — con un telaio in materiale polimerico che risulta più neutro al tatto ma decisamente più ergonomico per un utilizzo prolungato a una mano. Non è uno smartphone che sembra economico, ma la differenza rispetto al corpo in metallo del Pro si percepisce immediatamente affiancandoli.
Su entrambi i dispositivi è stata rivista la posizione dei tasti rispetto alla generazione precedente: volume e accensione si trovano ora sul lato destro, mentre il tasto Essential — caratteristica distintiva della serie — è stato portato sul bordo sinistro. Una modifica apparentemente minore che nelle prime ore d'uso si rivela significativa: si preme molto meno per sbaglio il tasto funzione mentre si regola il volume, il che riduce sensibilmente le attivazioni accidentali che erano una delle lamentele più comuni sulle versioni precedenti.
La certificazione IP65 garantisce resistenza alla polvere e ai getti d'acqua su entrambi i modelli — un livello di protezione adeguato per l'uso quotidiano in condizioni normali, anche se non copre immersioni prolungate.
Specifiche tecniche
Caratteristica
Nothing Phone (4a)
Nothing Phone (4a) Pro
Display
6,78" AMOLED, 1224×2720, 120 Hz
6,83" AMOLED, 1260×2800, 144 Hz, 5000 nit
Densità pixel
~395 ppi
~440 ppi
Protezione vetro
Gorilla Glass 7i
Gorilla Glass 7i
Chipset
Snapdragon 7s Gen 4
Snapdragon 7 Gen 4 (4nm TSMC, fino a 2,8 GHz)
GPU
Adreno 710
Adreno 722
RAM / Storage
8/12 GB LPDDR5X · 128/256 GB UFS 3.1
8/12 GB LPDDR5X · 128/256 GB UFS 3.1
Camera principale
50 MP, f/1.88, OIS
50 MP Sony LYT-700C, f/1.88, OIS, 1/1,56"
Ultra-grandangolare
8 MP, 120°
8 MP Sony, 120°, f/2.2
Teleobiettivo
50 MP, 3.5x ottico (standard)
50 MP periscopico, 3.5x ottico / 7x lossless / 140x ibrido, f/2.9
Camera frontale
32 MP
32 MP, f/2.2
Video
4K 30fps, 1080p 60fps
4K 30fps, 1080p 60fps, Ultra XDR, Dolby Vision
Batteria
5.080 mAh, 50W cablato
5.080 mAh, 50W cablato
Ricarica wireless
No
No
Corpo
Telaio polimerico + vetro posteriore
Alluminio unibody
Sistema Glyph
Glyph Bar (63 mini-LED, 7 zone)
Glyph Matrix (137 mini-LED, circolare)
Resistenza
IP65
IP65
Dimensioni
163,2 × 75,7 × 8,6 mm
163,7 × 76,6 × 7,95 mm
Peso
204,5 g
210 g
Tasto Essential
Sì (lato sinistro)
Sì (lato sinistro)
Sblocco display
In-display fingerprint
In-display fingerprint ottico
Connettività
Wi-Fi 6, BT 5.4, NFC, USB-C 2.0, 5G
Wi-Fi 6, BT 5.4, NFC, USB-C 2.0, 5G
OS
Nothing OS 4.1 / Android 16
Nothing OS 4.1 / Android 16
Display
Mettere i due schermi uno accanto all'altro è il modo più diretto per capire dove finisce la differenza numerica e dove inizia quella percepita. Il display del Pro è un pannello da 6,83 pollici con risoluzione 1260 × 2800 pixel — una densità di circa 440 ppi — e refresh rate adattivo fino a 144 Hz. La luminosità di picco tocca i 5.000 nit, un valore che nella pratica si traduce in un'usabilità quasi completa anche sotto la luce diretta del sole estivo, quando la maggior parte degli schermi inizia a diventare difficile da leggere. Non è un numero puramente nominale: la differenza con il modello base si sente chiaramente al sole.
Il display del modello standard misura 6,78 pollici con risoluzione 1224 × 2720 pixel e refresh rate a 120 Hz. È un buon pannello AMOLED — fluido, con colori ben calibrati nelle impostazioni predefinite e neri profondi — ma confrontato con quello del Pro mostra i suoi limiti: la luminosità massima è inferiore, la resa sotto la luce solare è meno convincente, e la differenza nella fluidità dello scorrimento a 144 Hz rispetto a 120 Hz si avverte, non in modo drammatico ma in modo costante.
Il Pro supporta anche lo standard HDR10+, il che si traduce in una riproduzione del contrasto e della gamma dinamica superiore sui contenuti compatibili. Chi usa molto lo smartphone per guardare video su piattaforme streaming in HDR noterà la differenza specialmente nelle scene con forti contrasti tra luci e ombre — un tramonto ripreso da un drone, una scena notturna in un film, un video in time-lapse ad alta definizione.
Un piccolo dettaglio che si nota solo nell'uso prolungato: il Pro ha bordi del display simmetrici su tutti i lati, con cornici particolarmente sottili ai lati e leggermente più spesse in basso. Il modello standard ha proporzioni simili ma con una coerenza leggermente meno chirurgica nei margini, percepibile mettendo i due schermi uno accanto all'altro con lo stesso sfondo bianco.
Detto questo, il display della versione base non è affatto insufficiente per la categoria: è un AMOLED ben realizzato, con angoli di visione ampi e un'esperienza di lettura piacevole anche in condizioni di luce variabile. La differenza con il Pro è reale, ma non è il tipo di divario che fa rimpiangere la scelta ogni giorno — a meno che il display non sia il criterio principale nella decisione d'acquisto.
Prestazioni e autonomia
La differenza tra il chip Snapdragon 7s Gen 4 del modello standard e lo Snapdragon 7 Gen 4 del Pro è più strutturale di quanto possa sembrare leggendo le sigle affiancate. Il secondo è un processore prodotto a 4nm TSMC con un core principale fino a 2,8 GHz, architettura 1+4+3, e GPU Adreno 722. Nothing dichiara circa il 30% di miglioramento nelle prestazioni GPU e il 27% in quelle CPU rispetto alla precedente generazione — dati che nei test si traducono in una fluidità superiore nelle applicazioni più esigenti e in una minor frequenza di scatti di calore durante le sessioni intensive.
Nell'uso normale — messaggistica, social, navigazione web, fotografia, videochiamate — entrambi i dispositivi si comportano bene e non mostrano incertezze rilevanti. La differenza emerge concretamente quando si alza l'intensità delle richieste: sessioni di editing video nell'app nativa, giochi con grafica impegnativa, elaborazione di foto in RAW, multitasking spinto con più app pesanti aperte contemporaneamente. In questi scenari il Pro tiene meglio, con minor frequenza di cali di frame e tempi di risposta più costanti nel tempo.
La RAM in configurazione 12 GB LPDDR5X è disponibile su entrambi i modelli nella variante superiore, con archiviazione UFS 3.1 che garantisce letture e scritture rapide. Nessuno dei due prevede slot microSD — una limitazione che a 256 GB di storage massimo potrebbe farsi sentire per chi registra molti video in 4K.
Sul fronte autonomia, i due smartphone condividono esattamente la stessa batteria: 5.080 mAh con ricarica cablata a 50W. Nessuno dei due, come già accennato, supporta la ricarica wireless — una limitazione legata al corpo in metallo del Pro e una scelta di progetto per il modello base. Nei miei utilizzi, entrambi hanno retto una giornata intera di uso misto senza difficoltà. Il Pro, con il display a 144 Hz e il chip più capace, consuma marginalmente di più negli scenari intensivi, ma la differenza nelle condizioni di uso normale è quasi impercettibile.
Test
Ho strutturato il confronto su scenari ripetibili, cercando di simulare le condizioni d'uso di chi deve scegliere tra i due dispositivi nella vita reale. Ho alternato i due smartphone per le stesse attività nell'arco di più giornate, annotando le differenze senza ricorrere ai benchmark sintetici come parametro principale — i numeri sono utili, ma non sempre raccontano l'esperienza reale.
Uso quotidiano generale. Su entrambi, Nothing OS 4.1 si comporta in modo esemplare: nessuna pubblicità nelle app preinstallate, nessun bloatware, interfaccia pulita che non richiede adattamento. Le animazioni sono fluide su entrambi i modelli, con il Pro che mostra una risposta leggermente più immediata nelle transizioni a 144 Hz. Ho usato i due dispositivi per l'intera giornata lavorativa — email, documenti, call in videoconferenza, navigazione sul web — senza mai percepire rallentamenti su nessuno dei due.
Fotografia comparativa. Ho scattato nelle stesse condizioni di luce — interno con luce naturale filtrata, esterno in piena luce diretta, e nella luce di crepuscolo tipica delle ore serali. Il sensore principale da 50 MP produce risultati comparabili sui due modelli in condizioni ottimali: buona nitidezza, gestione dell'esposizione ragionevole, colori leggermente pompati rispetto alla realtà ma piacevoli all'occhio. La divergenza inizia non appena si coinvolge il teleobiettivo.
Il modello standard monta un teleobiettivo convenzionale da 50 MP con zoom ottico 3.5x, utile e funzionale per ritratti e soggetti a media distanza. Ho confrontato le stesse scene allo stesso livello di zoom: a 3.5x i risultati sono già apprezzabilmente diversi, con il Pro che gestisce meglio le alte luci e mostra meno aberrazioni cromatiche ai bordi grazie alla costruzione ottica periscopica. Oltre quella soglia, il divario diventa netto: il modello standard può arrivare a distanze superiori solo via zoom digitale, con la perdita di dettaglio che ne consegue, mentre il Pro mantiene una resa utile fino a 7x in modo genuino.
Gaming. Ho testato titoli con diversi livelli di domanda grafica. Su entrambi i dispositivi i giochi meno esigenti girano senza problemi. Su quelli più pesanti — con shader complessi e molta geometria a schermo — il Pro mostra una maggior costanza del frame rate nelle fasi più frenetiche. Non è una differenza che rende il modello standard inadeguato per il gaming, ma è reale e misurabile soprattutto nelle sessioni prolungate.
Batteria. Ho condotto sessioni di utilizzo parallelo con luminosità al 70% e le stesse app aperte. Partendo da 100%, al termine di una giornata con circa sei ore di schermo attivo, entrambi erano ancora sopra il 20%. Il Pro era leggermente sotto il modello base al termine delle sessioni più intensive, ma nel range di variazione normale per dispositivi di questa categoria. Con uso moderato, entrambi superano tranquillamente il giorno e mezzo. La ricarica da zero a 60% richiede circa 30 minuti con un caricabatterie da 50W compatibile — un dato che Nothing comunica esplicitamente e che corrisponde a quello che ho riscontrato nei test.
Approfondimenti
Il sistema Glyph: due filosofie a confronto
Una delle differenze meno discusse ma più percepibili nell'uso quotidiano riguarda il sistema di illuminazione posteriore, che sui due modelli è strutturalmente diverso — e non si tratta solo di estetica.
Il Pro eredita il Glyph Matrix introdotto sul Phone 3: un display circolare composto da 137 mini-LED posizionato nel modulo fotocamera trasparente. Il modello standard ha invece la nuova Glyph Bar, una striscia lineare composta da 7 zone con 63 mini-LED in totale, disposti in fila orizzontale. Visivamente parlando, i due sistemi appartengono a linguaggi diversi: il Matrix del Pro è rotondo, visivamente più dominante, con una presenza scenica che si nota anche a distanza. La Bar del modello base è più sottile e discreta, quasi nascosta nel corpo dello smartphone — un elemento che si rivela quando serve senza imporsi esteticamente.
La differenza funzionale è però quella che incide di più nell'uso reale. Il Glyph Matrix del Pro può mostrare informazioni più articolate: l'ora quando il telefono è posato sul tavolo con lo schermo verso il basso, le icone di notifica di specifici contatti o applicazioni, il progresso di un timer, lo stato della rete e indicatori di stato personalizzabili. La Glyph Bar del modello base è più limitata nelle funzioni: mostra lo stato della batteria durante la ricarica, gli aggiornamenti live integrati in Android 16 (prenotazioni, spedizioni, chiamate in corso), e alcune notifiche base con un linguaggio visivo che si limita a lampeggi e pattern di intensità.
In pratica, il Matrix del Pro funziona quasi come un piccolo display secondario accessibile senza sbloccare lo schermo, e questo ha senso nel contesto della filosofia di Nothing: ridurre le distrazioni visualizzando informazioni essenziali senza accendere la schermata principale. La Bar è più una firma visiva che uno strumento vero e proprio — piacevole, originale, ma con un'utilità pratica più limitata.
Chi ha la necessità di assegnare notifiche visive a contatti specifici — senza tirare fuori il telefono ad ogni vibrazione — troverà nel Pro uno strumento concreto. Per chi invece usa il telefono con lo schermo sempre rivolto verso l'alto e non interagisce con le notifiche Glyph in modo attivo, la differenza è meno rilevante.
Fotocamere in dettaglio
Il comparto fotografico merita un approfondimento separato perché è uno degli argomenti centrali nella scelta tra i due. Entrambi i modelli montano un sistema a tre fotocamere: sensore principale da 50 MP, ultra-grandangolare da 8 MP e teleobiettivo da 50 MP con zoom ottico 3.5x. Il punto di divergenza più sostanziale è nella struttura del teleobiettivo.
Sul modello standard, il teleobiettivo è un'ottica convenzionale: funzionale, con risultati corretti per la fascia, ma senza la profondità costruttiva che permette zoom reali a distanze superiori. Sul Pro, si tratta di un teleobiettivo periscopico (tetraprism) che permette di estendere lo zoom a 7x senza perdita percettibile di qualità — grazie al percorso ottico ripiegato all'interno dello chassis che aumenta la distanza focale effettiva senza aumentare lo spessore dello smartphone — e di arrivare fino a 140x in modalità ibrida con la consapevolezza che oltre il 20-30x il risultato è più un effetto artistico che una fotografia utilizzabile.
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