C’era una volta una ragazza che doveva fare un presepe per un esercizio commerciale in cui lavorava la ragazza più bella del paese. E anche della provincia. E forse della regione, o chissà, tanto la protagonista aveva occhi solo per questa qui che non se la filava di striscio e a stento sapeva che esistesse, ne aveva memoria giusto perché di tanto in tanto la protagonista andava a comprare cose astruse per vederla, tipo ciucci, tutori e affini.
C’era una volta questa ragazza che doveva fare il presepe per un esercizio commerciale dove c’era quest’altra ragazza bellissima insomma.
Mossa da tutta la sua timidezza e da tutto il suo imbarazzo viscerale e distintivo ( ™️) la protagonista decide quindi di lasciare piccoli segni del suo innamoramento nel presepe. Due pastore che si guardano con occhi languidi, una lavandaia che lava i panni ma che volge lo sguardo alla venditrice di erbe curative, via discorrendo. Ma non la soddisfava. Perciò decise di fare quella che in gergo tecnico si definisce mattata: dipingere un angelo che reggeva la scritta del lieto annuncio della nascita di Gesù - con tanto di felicitazioni nell’altissimo cielo - ma anziché farlo di sesso neutro, o non sesso, o non binario come da tradizione per gli angeli, decise di dipingere il viso della ragazza più bella che per amor di scorrevolezza del testo, da ora in avanti, chiameremo Vaginopressina. VGP.
L’idea era geniale: quando VGP avrebbe visto il suo viso sul presepe, non avrebbe potuto fare altro che prenderne atto e domandare spiegazioni all’artista, oppure cogliere il segno di affettuosa riconoscenza o di ammirazione. Insomma, avrebbe dovuto interagire o prendere coscienza dei sentimenti della protagonista, e allora la responsabilità sarebbe stata tutta di VGP, questo era lo scopo. Fare una piccola mossa molto tattica e difficilmente misinterpretabile di modo che poi la mossa toccasse all’altra, che il corteggiamento saffico altro non è se non una partita di scacchi con più regole e meno pedine.
Ebbene. Tutto sarebbe andato secondo i piani, se non fosse che il viso ritratto non somigliava a VGP secondo nessuno, solo la protagonista vedeva la somiglianza.
Quindi nulla, però il viaggio era così bello per non essere vissuto in un sogno o in un racconto. Di fatto la protagonista alla fine è felice di aver portato un po’ della propria bellezza artistica nella vita di VGP che comunque ha già una partner e ha famiglia, quindi insomma, tutto è bene quel che non comincia.













