Maggio promette di essere un mese fotograficamente bello impegnato, per me, e lo spero tantissimo.
In attesa che vari pianeti si allineino affinché certi eventi si avverino, mi sono mantenuto attivo tornando a fare un po’ di macro al solito, caro, Parco del Molgora. Piccola grande palestra di Fotografia che ho avuto la fortuna di avere ai tempi, e molto altro.
L’ho visitato un paio di volte, una per la macro e per cominciare a scattare con la mia “Jumpin Joy” la Ciro-Flex type E, ero quindi armato e appesantito come nelle grandi occasioni. Come al solito, i contrattempi però erano dietro l’angolo.
1. Solo una volta arrivato sul luogo di scatto e aperta la sacca del treppiede mi accorgo di avere dimenticato a casa la piastra di attacco rapido del mio treppiede Manfrotto, rendendolo un peso inutile.
2. Risolti i problemi di messa a fuoco che aveva originariamente la Cyro-Flex (e ora una pura gioia, per quanto ancora disorientante, da utilizzare per mettere a fuoco [sì, Adoro mettere a fuoco mirando dal pozzetto]) mi è ancora poco chiaro il funzionamento dell’otturatore. Temo perciò di aver bruciato almeno un buon 30% del rullino che sto impiegando (Illford HP5+ ISO 400).
Ma cosa sono queste bazzecole per fermarmi?
Le foto che oggi sto condividendo, infatti, sono il risultato di una serie di scatti singoli a mano libera, brandendo il pesante Vivitar 200m f 3,5 (single coated) e i tubi di estensione macro che utilizzo per trasformare quel pezzo di vetro (in n sensi) in un obbiettivo da macro spinta.
Diciamo che mi sono fatto i bicipiti... Ma le foto portate a casa mi hanno generalmente soddisfatto!
Quanto alla Ciro-Flex, beh, ho fatto dei passi avanti in casa e, se non altro, credo che su 12 scatti, almeno un paio con il bel gattone di casa saranno venuti... Beh, non ho ancora finito il rullino (credo e spero), quindi magari vedrò di fare qualcosa d’altro di più... fotograficamente interessante, prima di finirlo.
La seconda visita al Parco mi ha visto meno appesantito. L’intento era salutare il mio caro vecchio amico, il gelso di Ruginello - bell’albero solitario che ho fotografato tante volte, per cambiare del genere “Astrofotografia”. Ovviamente, anche qui si poteva fare di meglio (magari in una serata senza la luna quasi piena alta in cielo). In ogni caso, per essere lo scatto di un dilettante sotto-attrezzato, è incoraggiante.
Credo che questa estate rivedrò il mio amico frondoso e mi premurerò di incorniciarlo meglio e con molte più stelle e star-trails... Chi ha bisogno di andare in vacanza con un piano così?
Lo spirito è sempre quello:
Per Aspera ad Astra!










