Quella frase su Zaky che innesca la polemica...

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Quella frase su Zaky che innesca la polemica...
05.12.2020
#TisentoPatrick... voglio crederci
Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.
E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual'è il crimine giusto
per non passare da criminali.
Per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti
Alcune migliaia di persone sono partite in corteo qualche minuto dopo le 18 dal Rettorato, in via Zamboni, nel cuore di Bologna, per chieder
Patrick George Zaki, a Bologna il corteo per il ricercatore arrestato in Egitto. Il sindaco Merola: “Vogliamo la sua libertà”
Quello che leggerete sarà molto impopolare per cui, se siete suscettibili, vi consiglio di non proseguire nella lettura.
Fermo restando il principio per il quale, quando un cittadino è nelle mani dello Stato, ha il diritto di restare vivo ed in salute, senza essere picchiato, torturato o ucciso, perché si chiede la scarcerazione di Zaki? Perché si dà per scontata l'innocenza sua e di Regeni?
Il fatto che siano stati maltrattati non significa che non siano responsabili delle accuse che gli sono state contestate. Zaki, essendo egiziano, conosce bene le leggi del suo paese ed è responsabile delle sue azioni illecite, anche se si ritiene che siano leggi ingiuste. Se ha deciso di infrangerle, sapeva bene a cosa andava incontro.
Il rispetto delle differenze culturali prevede anche il rispetto della sovranità nazionale: pretendere dall'estero di cambiare la giurisprudenza di uno Stato è un'ingerenza illecita in affari su cui non si ha alcuna voce in capitolo. Un po' come fa la finanza internazionale.
Fare pressione sull'Egitto ritirando l'ambasciatore o minacciando sanzioni, inoltre, ci pone nei panni di quelli che non hanno nessuno scheletro nelle celle, dimenticando i Cucchi, gli Uva, gli Alibrandi e tutti gli altri italiani morti mentre erano nelle mani del nostro Stato.
Innalzare Carlo Giuliani, Giulio Regeni e Patrick Zaki al ruolo di eroi e martiri solo perché sono stati uccisi e/o maltrattati dalle forze dell'ordine non tiene nella giusta considerazione quello che stavano facendo: trasformarli in innocenti perché vittime non è giustizia ma l'ennesima strumentalizzazione di una parte politica che tende a delegittimare le forze dell'ordine e, di conseguenza, l'ordinamento dello Stato. Da qui alla proposta degli Stati Uniti d'Europa o d'Africa il passo è breve.
Non ho prove se non indiziarie, per sostenere la mia tesi, ma l'immediata entrata in azione della sorosiana Amnesty International e della "sinistra" globalista, oltre al tipo di studi che facevano entrambi, mi fanno credere che le accuse a Regeni e Zaki non siano del tutto infondate.
Dopo le primavere arabe, la lunga mano di Soros sembra di nuovo in azione (il Master Gemma a cui partecipava Zaki a Bologna vede fra le università partecipanti la Central European University, fondata direttamente da George Soros in persona con una dotazione di 880 milioni di dollari): mettere in discussione la sovranità nazionale egiziana significa mettere in discussione la sovranità nazionale tout-court e giustificare qualsiasi ingerenza estera o sovranazionale negli affari di qualunque Paese, compreso il nostro.
Quindi nessuna scarcerazione per Zaki, nessuna cittadinanza italiana, ma l'unica richiesta da fare è di vederlo per constatare le sue reali condizioni di salute (le torture sono state denunciate dalle ong...). Anche se, in effetti, non abbiamo nessuna autorità giuridica per decidere come un cittadino egiziano debba essere trattato dallo Stato egiziano e nessuna autorità morale come Italia (per i morti nelle nostre carceri), come Europa (per il sostegno ai gruppi terroristici islamisti ed alla tratta degli schiavi) e neanche come Occidente (per la pena di morte negli USA, le guerre "per esportare la democrazia" e la vendita di armi ai Paesi che non rispettano i diritti umani).
LIBERO SUBITO!
In Egitto chiude la prigione di Tora. Amnesty International: "Incertezze logoranti"
Non c’è tempo da perdere.
https://www.amnesty.it/appelli/liberta-per-patrick/
Domenica 10 ottobre sono già tre gli aquiloni con l’immagine dello studente egiziano che voleranno: alla Perugia-Assisi, a Spotorno e a Foligno. Ma tutti possono farlo. Vi spieghiamo come…
At this link you can download the free image of Patrick Zaki created by the artist Gianluca Costantini and use it to decorate a kite that you can build by following the tutorial.
Flying kites in Egypt has been banned since 2020, the same year Patrick was unjustly jailed.
Il caso dello studente Patrick Zaky dimostra tutta l'ipocrisia dell'occidente e della sua narrazione sui "diritti umani". Il Primato Naziona
Patrick Zaky, ovvero dell’ipocrisia dell’Occidente
Roma, 16 feb – I principali quotidiani italiani hanno espresso la loro preoccupazione in relazione alla vicenda dello studente dell’università di Bologna Patrick Zaky, del quale non si avevano notizie per alcuni giorni, salvo poi venirne confermato l’arresto in Egitto, dove si era recato per far visita ai parenti nella città natale di Mansoura.
L’arresto di Patrick Zaky
Secondo le dichiarazioni del ministero dell’Interno egiziano, il 27enne Patrick Zaky sarebbe stato “fermato in esecuzione di un mandato di cattura emesso dalla procura generale”, precisando che si tratta di un cittadino egiziano e non di uno italiano, a differenza di quanto sostenuto da diversi social network.
Il fermo sarebbe avvenuto lo scorso venerdì 8 febbraio alle 4 di mattina all’aeroporto della capitale egiziana. In un secondo momento sarebbe stato portato bendato in un edificio dei servizi segreti, dove sarebbe stato picchiato e torturato con cavi elettrici. Poi è stato fatto comparire davanti a un collegio di giudici, i quali gli hanno comunicato l’incriminazione per diffusione di false informazioni volte a minare la stabilità dello Stato, incitamento a manifestazione senza permesso, tentativo di rovesciare il regime, uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale, propaganda per i gruppi terroristici e uso della violenza. Le indagini nei suoi confronti sarebbero iniziate lo scorso settembre, e lo vedrebbero coinvolto indirettamente nelle manifestazioni contro il regime del presidente al Sisi.
Ipocrisia occidentale
Al di là delle valutazioni morali e giuridiche, tipiche per intenderci di quelle lanciate da Amnesty International in difesa di Patrick Zaky, ci permettiamo di esprimere una valutazione spregiudicata: con quale diritto l’occidente si erge a difensore dei diritti umani viste le vendite di armi a nazioni che questi diritti umani violano sistematicamente?
L’Egitto – come i Paesi arabi – non hanno forse il diritto di amministrare la giustizia e l’ordine pubblico come ritengono opportuno? Chi viola le loro leggi non è forse consapevole dei rischi che corre visto che le sanzioni sono note e esplicitate giuridicamente? Quando comprenderà, l’Occidente, la necessità di salvaguardare le differenze senza interferenze e intromissioni – in stile americano – volte a destabilizzare i regimi non graditi?
Roberto Favazzo