Da piccola volevo fare la veterinaria perché amavo gli animali e volevo che stessero bene. Poi mia madre iniziò a dirmi che dovevo fare medicina perché, così, potevo curarla io da tutti i suoi dolori. Il sangue, però, non mi è mai piaciuto e allora capii che forse né veterinaria né medicina facevano per me. Crescendo, le idee divengono sempre più confuse, non avevo una passione ben precisa ed era un po' frustrante. L'ambito medico però mi piaceva e sentivo che era, in un modo o nell'altro, il mio mondo. Matematica non mi ha mai fatto tanta paura a scuola, ecco che allora ingegneria biomedica sembrava la mia strada. Inizio a percorrerla ma ecco che iniziano a succedere tanti incidenti, vuoi per colpa mia o di altri. Le lezioni del primo anno erano molto noiose tanto che facevo di tutto pur di saltarle, pensando comunque di riuscire a passare gli esami, che tanto male, a dir la verità, non sono neppure andati. Ma anche tutti i miei colleghi dicevano che le lezioni erano noiose, quindi la cosa non mi destò preoccupazione. "Le lezioni più interessati sono quelle del terzo anno", dicevano. Vado avanti tra i miei tanti incidenti, la vita a venti anni è comunque bellissima anche se ci sono tanti problemi nel mezzo. Mi ritrovo esausta a seguire le materie del terzo anno, che ormai non provo nemmeno più a farmele piacere, anche se effettivamente interessanti. Ormai ero demotivata, con l'autostima totalmente persa anche per colpa di professori che mi hanno umiliata e fatta sentire un'incapace rispetto agli altri.
Un giorno decido di far finire questo inferno, mi metto sotto con lo studio piena di rabbia e, finalmente, mi laureo. Il sogno di diventare ingegnere biomedico, per quanto volessi negarlo, era già svanito nel nulla. Ma riparto in quarta per una nuova avventura, anche se con il sostegno e l'approvazione di poche persone. Ed ora mi ritrovo qui, a studiare per l'esame di stato di Biologo, e non c'è niente di più bello.