"Quando una donna decide di guarire se stessa, si trasforma in un'opera di amore e compassione che non guarisce solo se stessa, ma tutta la sua discendenza."
Bert Hellinger

seen from Norway
seen from United Kingdom

seen from Spain

seen from Bulgaria
seen from Yemen
seen from China
seen from Germany
seen from China
seen from Russia

seen from Indonesia

seen from China
seen from Indonesia

seen from Spain

seen from Germany
seen from United States
seen from France
seen from United Kingdom
seen from China

seen from Bulgaria

seen from United Kingdom
"Quando una donna decide di guarire se stessa, si trasforma in un'opera di amore e compassione che non guarisce solo se stessa, ma tutta la sua discendenza."
Bert Hellinger
CELESTE - FLORA // PERCORSI
Roma - Porta Maggiore>Manzoni a/r 7/9
percorsi 7/9 l'impilatore di ramini
parcours 7/9 le collectionneur de centimes
walk 7/9 penny collector
Da piccola volevo fare la veterinaria perché amavo gli animali e volevo che stessero bene. Poi mia madre iniziò a dirmi che dovevo fare medicina perché, così, potevo curarla io da tutti i suoi dolori. Il sangue, però, non mi è mai piaciuto e allora capii che forse né veterinaria né medicina facevano per me. Crescendo, le idee divengono sempre più confuse, non avevo una passione ben precisa ed era un po' frustrante. L'ambito medico però mi piaceva e sentivo che era, in un modo o nell'altro, il mio mondo. Matematica non mi ha mai fatto tanta paura a scuola, ecco che allora ingegneria biomedica sembrava la mia strada. Inizio a percorrerla ma ecco che iniziano a succedere tanti incidenti, vuoi per colpa mia o di altri. Le lezioni del primo anno erano molto noiose tanto che facevo di tutto pur di saltarle, pensando comunque di riuscire a passare gli esami, che tanto male, a dir la verità, non sono neppure andati. Ma anche tutti i miei colleghi dicevano che le lezioni erano noiose, quindi la cosa non mi destò preoccupazione. "Le lezioni più interessati sono quelle del terzo anno", dicevano. Vado avanti tra i miei tanti incidenti, la vita a venti anni è comunque bellissima anche se ci sono tanti problemi nel mezzo. Mi ritrovo esausta a seguire le materie del terzo anno, che ormai non provo nemmeno più a farmele piacere, anche se effettivamente interessanti. Ormai ero demotivata, con l'autostima totalmente persa anche per colpa di professori che mi hanno umiliata e fatta sentire un'incapace rispetto agli altri.
Un giorno decido di far finire questo inferno, mi metto sotto con lo studio piena di rabbia e, finalmente, mi laureo. Il sogno di diventare ingegnere biomedico, per quanto volessi negarlo, era già svanito nel nulla. Ma riparto in quarta per una nuova avventura, anche se con il sostegno e l'approvazione di poche persone. Ed ora mi ritrovo qui, a studiare per l'esame di stato di Biologo, e non c'è niente di più bello.
Che buffa, la vita. ❤️ “Trust me, I’m a Biologist!” 22/12/2022 ❤️
Sai qual è il problema di chi lavora con l’attenzione su di sé? Che nota tante cose che prima non vendeva nemmeno.
Distingui i lievi movimenti, i toni di voce, l’accento, la marcatura di una parola invece che dell’altra, l’inconsapevolezza, gli schemi, i modelli di pensiero, le reazioni dalle risposte, il pensato dal saputo. Noti dove si posa lo sguardo, il contenuto non detto, le scelte e le irresponsabilità, noti quando parlano di sé e quando di te, vedi chi giudica e chi ha giudizio, distingui la personalità dal cuore.
Questo risuona continuamente, non è che lo zittisci e nemmeno lo educhi. Semplicemente accade. E quando accade sta sul culo a tanti... perché li leggi dentro quando dentro si nascondono persino a sé stessi.
Per questo non bisogna mai forzare qualcuno a intraprendere un percorso di consapevolezza. Nel migliore dei casi potrebbe ritorcersi contro di te che glielo hai consigliato, nel peggiore contro se stesso.
Solamente girarle, le piazze e le strade / sono vuote. Bisogna fermare una donna / e parlarle e deciderla a vivere insieme. […] Se fossero in due, / anche andando per strada, la casa sarebbe / dove c’è quella donna e varrebbe la pena
Cesare Pavese,
Lavorare stanca
La strada per la nostra destinazione non è sempre dritta. Prendiamo il percorso sbagliato, ci perdiamo, ci voltiamo indietro. Forse non importa su quale strada ci imbarchiamo. Forse quello che conta è che ci si imbarchi.
Barbara Hall
ce la sto mettendo tutta per non sentirmi un fallimento. ci sono giorni che ci riesco un po’ meglio, altri che proprio butto via le ore fra una crisi d’ansia e l’altra. non era così che volevo avvicinarmi al mio trentesimo, un compleanno che viene ridicolmente fatto contare come se al momento di spegnere le candeline si dovessero avere tutte le risposte in tasca. la verità è che non sono mai stata tanto insicura su cosa fare, dove andare, come stare. mi faccio rabbia perché vedo un sacco di potenzialità eppure non riesco a finire percorsi, non vengo accettata, mi sento sola. non va bene e non mi posso permettere di parlarne perché o non vengo ascoltata o mi viene fatto pesare il mio umore. ieri è stato il compleanno del nonno e sì, so che non faccio che parlare di chi non c’è più, ma l’unico regalo che gli ho portato in dono sono state le mie lacrime. ho pianto fino a non vedere più la foto attaccata alla lapide- quella che non mi piace per niente dove lui è serio e pensieroso- e c’era un silenzio confortante intorno, senza finzioni. quando ho lasciato il cimitero indossando l’ennesimo sorriso, mi sono detta che forse fallire è un modo giusto d’imparare e che certe conclusioni non sono per forza una fine. ma quanta fatica nel provare a ripetermelo.