Scrivere bene, leggere meglio
Sono venuto come un maestro austero a decantare e a celebrare i sorci. Simile a un agosto, la mia zucca si effonde in vino di capelli tumultuosi. Io voglio essere una gialla velatura per quel paese verso cui navighiamo. (Confessione d’un teppista di Sergej Aleksandrovič Esenin)
Provo una strana forma di pudore nel mostrare la mia scrittura perché questa non assomiglia affatto a quella dei manuali di calligrafia. In un mondo che celebra la perfezione estetica, la cacografia dal greco κακός (kakós) che significa brutto, e γράφειν (gráphein) scrivere - dipingere, viene spesso vissuta come un difetto da nascondere, una sorta di disordine mentale proiettato sulla carta. Ma anche qui, nel mio spazio privato, la precisa volontà di Steve Jobbs ha inventato computer che sanno scrivere bene, quindi il mio è un difetto che non si evidenzia, alleviato dalla magia dei Font, grazie Steve; sappiamo bene che la sostanza non ha bisogno di ornamenti barocchi per essere autentica e la leggibilità dei caratteri è assicurata dal mezzo informatico a scapito delle scarse capacità dell’autore del testo. Un breve accenno autobiografico: son stato un bambino molto curioso, affascinato dalle tecnologie prima tra tutte la carta stampata con le figure colorate, possiedo ancora, con un attaccamento insolito per un oggetto, un grande libro azzurro di favole di tutto il mondo, stampato per i tipi della Fratelli Fabbri Editori nel lontano 1962, lo mostro come introduzione a queste parole, con la dedica chirografa; ha servito la mia generazione questo regalo della nonna Ines, poi quella dei miei figli, tra poco sarà parte delle fascinazioni della mia nipotina, che sperò vorrà preservarlo ancora nel tempo, nonostante il progredire della tecnologia farà diventare reali ologrammi parlanti e altre cose meravigliose. Per arrivare al dunque, volevo raccontare che imprudentemente parcheggiato in età prescolare davanti alla TV sono diventato allievo affascinato del Maestro Manzi con la sua celebre trasmissione: Non è mai troppo tardi, personaggio empatico che mi ha insegnato a leggere e scrivere con una grafia autoprodotta e così male impostata che la maestra delle elementari non è riuscita a correggere più di tanto. A questa equazione manca un’altra condizione al contorno, i rapporti con mia mamma sono sempre stati burrascosi, così un giorno di settembre a cinque anni di età, mi sono risolto a scriverle una lettera, molto sobria nel contenuto, con la mia maldestra zampata da gallina, comunque leggibile, c’era scritto: Mamma sei oca (insulti peggiori il maestro non poteva insegnarne sul canale nazionale). In cascata questo mi è costato lo sguardo attonito della genitrice con immensa soddisfazione personale e la repentina iscrizione a scuola come auditore (visto che ancora non avevo compiuto i sei anni canonici) fino al relativo esame al termine della “Primina” per entrare da lì nel percorso ordinario degli studi. Orgoglio pagato con un anno di spensieratezza perduto. Nonostante la buona calligrafia mai raggiunta, leggere e scrivere mi è sempre piaciuto, e pur considerando la predilezione per le materie scientifiche, anche Lettere è stata una materia ricca di interesse e soddisfazione. Imparare a scrivere, o meglio, imparare a "dirsi" attraverso la scrittura, è un atto di libertà che prescinde dalla bellezza del tratto. Molti si scoraggiano di fronte a fogli che sembrano percorsi da orme indistricabili, dimenticando che la scrittura è prima di tutto un processo cognitivo ed emotivo. Secondo recenti studi sulla connettività cerebrale, l'atto manuale attiva il cervello in modi che l’uso dei tasti ignora, indipendentemente dal risultato estetico. Però devo confessare che messe le dita sopra la tastiera di un IBM 5150 ho smesso gradualmente l’uso della penna. Avere una "pessima" grafia non è un ostacolo alla creazione letteraria o al pensiero profondo; al contrario, può diventare lo stimolo per una scrittura più viscerale, meno preoccupata della forma e più concentrata sul ritmo interiore. Il vantaggio di vedere comparire le lettere con la lentezza dovuta al processo manuale permette ai pensieri di andare avanti e anticipare gli argomenti a venire nella testa, ma al tempo stesso di modificare la frase e migliorarne la comprensione: un Randori delle parole. Scrivere a mano è un elogio alla lentezza. In quel disordine di inchiostro, tra una cancellatura e un'incertezza, risiede la verità del momento. Non aver paura di quella pagina che sembra sporca o confusa è il terreno fertile dove le tue idee possono finalmente prendere forma, lontano dalla standardizzazione dei font digitali. La calligrafia è l'arte della bella scrittura, ma la scrittura è l'arte di essere umani; l'umanità, per definizione, non è mai perfettamente dritta né priva di sbavature, di ripensamenti di cancellazioni e perfino di modifiche integrali della frase come delle opinioni. In ogni caso ancora oggi, questo blog ne è l’evidenza, mi piace scrivere senza troppi limiti, immaginate quei poveri insegnanti che mi hanno avuto per studente costretti a leggere molte pagine di pensieri logicamente ordinati, offerti però con scrittura caotica, ma alla fine io spero, sono i pensieri e le idee che contano. Mi piace meno, ma qualche volta sono stato costretto ad usarlo, il dettatore vocale, l’immediata velocità di trascrizione porta via quel tempo rallentato che permette di plasmare l’ideazione dentro alla frase, come per il vasaio anche per me quando scrivo il tornio deve avere una velocità moderata, per accarezzare la forma del pensiero che si modella a formare le parole. Per non esagerare devo concludere; molto di quel libro e di quei racconti inzialmente un tappeto volante sul mondo delle favole, sono tornati con altri colori nella vita, dall'incontro con la cultura orientale fino a quel paradigma musicale del poeta russo che conclude i suoi versi con una gialla velatura che per me, immediatamente, aveva le fattezze della seconda di copertina del libro blu. Il programma di video scrittura che ho imparato ad usare e che utilizzo per scrivere anche i post, è più efficiente della penna, conteggia anche il tempo necessario alla redazione di questo post: 17 minuti, spero ne richieda meno per essere letto direttamente. Un ultimo accenno alla canzone che ho scelto, si tratta di una lettera di un personaggio storico ai propri genitori, dove traspare appena il suo vivere quotidiano, ma riverberano le emozioni ed i legami affettivi che rendono sfavillante ogni essere umano, quando comunica oltre la voce tramite il formidabile potere della scrittura. Grazie per la lettura :)
1 Aprile 1965 - Ernesto Guevara de la Serna - Angelo Branduardi










