[...] non ha importanza che tu parta o torni né conta che i miei capelli siano bianchi, (non è questo che mi dà pena – mi dà pena che non mi s’imbianchi anche il cuore). Lasciami venire con te.
— Ghiannis Ritsos, La Sonata al chiaro di luna
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[...] non ha importanza che tu parta o torni né conta che i miei capelli siano bianchi, (non è questo che mi dà pena – mi dà pena che non mi s’imbianchi anche il cuore). Lasciami venire con te.
— Ghiannis Ritsos, La Sonata al chiaro di luna
(via La quarta dimensione: l’iper-spazio)
Infatti, il processo è reversibile: dal PUNTO IMMATERIALE (CONOSCENZA INTELLEGIBILE) possiamo ritornare, ripercorrendo la strada a ritroso, all’oggetto TRIDIMENSIONALE (CONOSCENZA SENSIBILE).
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Giusto ieri ragionavo sul fatto che, così come una scatola bidimensionale potrebbe essere solo la proiezione sul piano di una scatola tridimensionale, e quindi non accessibile da esseri tridimensionali come noi, così non è vero che un essere quadridimensionale riuscirebbe sicuramente ad entrare dentro una scatola tridimensionale. Questo perché, per quanto ne sappiamo, la scatola potrebbe essere quadridimensionalmente chiusa: basterebbe che fosse un ipercubo del quale vediamo solo la proiezione nello spazio tridimensionale, ovvero un semplice cubo. A maggior ragione un uovo (vedi il video): potrebbe essere che le galline depongano iperuova senza saperlo! E quindi essere impossibile prelevarne il tuorlo, senza rompere il guscio, anche per un ipotetico essere a quattro dimensioni. Conclude la youtuber dicendo che non abbiamo muri verso le direzioni della quarta dimensione. Ma come fa a saperlo se non possiamo vedere la quarta dimensione?
CI sono sogni che ci portano in mondi materiali, luoghi in cui restiamo anche per lungo tempo.
Era questo, mia madre; il ricordo di quella che era stata quindici anni prima, venti anni prima quando ci aspettava al salto dal treno merci, giovane e terribile, col legno in mano; il ricordo, e l’età di tutta la lontananza, l’in più d’ora, insomma due volte reale. Esaminava l’aringa, tenendola alta, da una parte, dall’altra, non bruciata in nessun punto, eppure arsa tutta, e anche l’aringa era questo, il ricordo e l’in più di ora. E questo era ogni cosa, il ricordo e l’in più di ora, il sole, il freddo, il braciere di rame in mezzo alla cucina, e l’acquisito nella mia coscienza di quel punto del mondo dove mi trovavo; ogni cosa era questo, reale due volte; e forse era per questo che non mi era indifferente sentirmi là, viaggiare, per questo che era due volte vero, anche il viaggio da Messina in giù, e le arance sul battello-traghetto, e il Gran Lombardo in treno, e Coi Baffi e Senza Baffi, e la verde malaria, e Siracusa, la Sicilia stessa insomma, tutto reale due volte, e in viaggio, quarta dimensione.
Conversazione in Sicilia, Elio Vittorini
Nella quarta dimensione mi verrebbero le palle cubitali