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Photographed in New York by the great @ogata_photo. • • • #jacoporampini #rampini #actor #attore #acteur #model #film #photoshoot #photography #blackandwhite #photooftheday #portati #oldschool #inspiration #passion #art #new #work #tb #instapic #instamood #instalike #followme #nyc (at Brooklyn, New York)
Attenti a quei due
L'idea centrale di Rampini è che questo "raid iraniano" (in realtà un'operazione congiunta mirata, inclusa l'uccisione dell'ayatollah Khamenei e attacchi su infrastrutture nucleari, missilistiche e di comando) rappresenti una "grande scommessa" americana: non un semplice colpo isolato, ma una campagna prolungata per forzare un cambio di regime o concessioni drastiche, evitando un'invasione terrestre che potrebbe creare vuoti di potere caotici come in Libia. Rampini paragona la strategia a una "variante Maduro", con un possibile sostegno a fazioni interne iraniane per un ribaltamento simile a quello in Venezuela, e lega il tutto a implicazioni globali, come indebolire la dipendenza energetica cinese da Teheran e Caracas, o distrarre Pechino da Taiwan.
L'analisi di Rampini, equilibrata, è ben argomentata soprattutto quando elenca le sei ragioni per cui Trump ha scelto questo momento per agire (in un altro suo pezzo correlato): l'Iran è al suo punto più debole dalla rivoluzione del 1979, grazie a proteste interne, indebolimento dei proxy come Hezbollah e Hamas, e fallimenti economici; c'è un imperativo morale contro la repressione brutale (decine di migliaia di morti tra i manifestanti); evitare di perdere credibilità come fece Obama con la Siria; interessi economici per integrare le risorse energetiche iraniane nei mercati occidentali; guidare attivamente la transizione post-regime; e contrastare la minaccia nucleare persistente. Concordo sul fatto che sia una strategia ad alto rischio-alto rendimento: da un lato, potrebbe finalmente porre fine a un regime oppressivo che ha sostenuto terrorismo, proliferazione nucleare e instabilità regionale per decenni, potenzialmente ridisegnando il Medio Oriente in modo più favorevole a pace e prosperità (ad esempio, rafforzando accordi come quelli di Abramo). Dall'altro, come nota Rampini, non ci sono precedenti storici di cambi di regime riusciti solo con raid aerei, e i rischi includono ritorsioni iraniane (già in corso con missili e droni), un vuoto di potere sfruttato da Russia o Cina, impennate nei prezzi del petrolio, o un'escalation che coinvolga il Golfo e oltre.
In sintesi, apprezzo il realismo di Rampini nel sottolineare che il successo dipenderà non solo dai calcoli militari, ma dall'opinione pubblica iraniana (già stanca del regime) e dal fronte interno USA, dove l'"America First" di Trump mal tollera guerre infinite. È una mossa che potrebbe segnare Trump come un leader trasformativo se funziona, ma se fallisce, potrebbe accelerare il declino dell'influenza americana – un po' come una partita a poker con poste globali. Ma pensiamo davvero che questa "scommessa" pagherà?
Jacopo Rampini at the award ceremony of the David di Donatello Rivelazioni Italiane in Florence Italy, December 13th 2024
Una intera generazione preda della ideologia woke che è stata nutrita dei cascami ideologici del progressismo moralista multiculturale salit
Un allarme rivolto ai giovani
Federico Rampini Vi voglio parlare di un convegno importante di storia “èStoria” a Gorizia che si è tenuto domenica scorsa. Ho partecipato a un dibattito che magari alcuni di voi hanno anche visto: c'erano Marco Travaglio e uno storico israeliano molto autorevole Benny Morris. Era ovviamente su Israele, la Palestina, Gaza. Però non voglio parlarvi di quello ve lo potete andare a vedere su YouTube, c'è anche nella versione integrale. A me ha colpito un dettaglio ai margini, di cui vi voglio parlare oggi. E cioè: di noi tre - che presentavamo delle posizioni diverse, è stato un dibattito civile - quello che portava lì a Gorizia Al Festival “èStoria” le posizioni più controverse era senza dubbio lo storico israeliano. Un progressista, un uomo di sinistra che però ultimamente - per lo choc del 7 ottobre - ha preso sui palestinesi delle posizioni molto più dure che in passato come peraltro la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica israeliana. Ma di nuovo non voglio entrare nel merito. Voglio raccontarvi di questo dettaglio marginale. Benny Morris diceva delle cose che io sapevo avrebbero scandalizzato, urtato una parte del pubblico. Eppure quando lui le diceva, c'era silenzio in sala perché Benny Morris parlava in inglese. Poi subentrava la traduzione e, alla fine della traduzione, dalla sala arrivavano grida, proteste, fischi, dissenso civile. Ma a Gorizia, nel nord est, in una delle città più ricche, moderne, evolute d'Italia, l'inglese ancora lo parlano e lo capiscono in pochi. E mi è stato detto che questa cosa cambia improvvisamente se uno, a poche centinaia di metri dalla sede di quel convegno, si reca Nova Gorica. È la città gemella, l'altra metà di Gorizia, in Slovenia, dove l'inglese lo sanno tutti. Ora sto parlando del pubblico di un festival importante, con 200 eventi e con ospiti da tutto il mondo. I partecipanti in sala erano chiaramente persone colte, gente che legge, legge libri di storia. Ma, vedete, un episodio abbastanza simile mi era accaduto l'estate scorsa in Liguria: in vacanza ero andato in un cinema all'aperto a vedere “Barbie”. C'erano nel pubblico tantissime mamme con figlie, quindi ragazzine, moltissimi milanesi in vacanza che hanno la casa di villeggiatura in Liguria. Per un errore il tecnico ha mandato in proiezione la versione originale inglese e dopo pochi minuti è scoppiato un putiferio in sala di ragazzine milanesi in vacanza in Liguria che non capivano l'inglese. Qui abbiamo un problema, guardate: perché non è possibile che in Slovenia un paese che è entrato nell'Unione europea molto più tardi, Paese più povero, piccolo tutti sappiano l'inglese e dall'altra parte del confine no. E in nord Europa ci sono Paesi che conosco bene, dalla Danimarca alla Svezia, dove le grandi università insegnano ormai corsi solo in lingua inglese e i bambini sono abituati a vedere i film americani in lingua originale quando hanno cinque anni. Questa storia prendetela sul serio vi prego. Non perché io abito in America e devo parlare l'inglese dalla mattina alla sera ma sapere l'inglese oggi è come avere la patente di guida. È essenziale soprattutto per i giovani per qualunque lavoro vogliano fare: dobbiamo darci una mossa.