“ Nei paesi industriali la maggior parte delle persone, “quando hanno un lavoro”, non si preoccupano primariamente dell'entità dei loro redditi. Esse cercano di accrescerli, spesso con grande impegno, ma l'apprensione per l'insufficienza delle proprie entrate non è la preoccupazione più importante nella vasta generalità della vita industriale. Il loro principale timore concerne il pericolo di perdere la totalità o la maggior parte del loro reddito: di perdere l'impiego e quindi di essere privati di tutti o quasi tutti i loro mezzi di sussistenza. Questo timore affligge uomini e donne a quasi tutti i livelli: nello stabilimento e nell'intera struttura media dell'amministrazione e della dirigenza. Perciò i fattori che incidono sulla sicurezza dell'occupazione sono ora socialmente molto più importanti di quelli che determinano il livello della remunerazione. Stando così le cose oggi, sarà così anche in futuro. Durante la grave recessione dell'inizio degli anni Ottanta, negli Stati Uniti e altrove nel mondo industriale ci fu un declino nella produzione di una vasta gamma di beni e servizi. Non si pensava però che qualcuno avrebbe sofferto a causa di ciò che non veniva prodotto, eccezion fatta di nuovo per le abitazioni. Le privazioni di questo genere non ricevettero alcuna menzione. I casi di vera sofferenza venivano identificati nell'interruzione del flusso di reddito, ossia nella disoccupazione o nella perdita dell'impiego. Quest'ultima, non i prezzi elevati o la diseguaglianza della distribuzione del reddito, è chiaramente il timore sociale primario del nostro tempo. Nella moderna economia industriale l'importanza suprema della produzione consiste non nei beni che essa produce ma nell'occupazione e nel reddito che fornisce. “
John Kenneth Galbraith, Storia dell'economia. Passato e presente, traduzione di Fausto Ghiaia, Biblioteca Universale Rizzoli (collana Supersaggi), 1994; pp. 321-22.
[ Ed.ne or.le: Economics in Perspective: A Critical History, Boston: Houghton Mifflin Company, 1987 ]














