RoboUP Raccoon 2 SE: due mesi tra villa e campo di tiro, recensione del robot tagliaerba economico
Sono due mesi che me lo ritrovo tra i piedi. O meglio, che mi giro per il giardino e me lo trovo a brucare l'erba con quella sua andatura un po' goffa, un po' decisa, che hanno tutti i robot tagliaerba quando funzionano. E ogni tanto, ahimè, che me lo ritrovo fermo a metà prato con la lucetta rossa lampeggiante e la solita notifica sull'app: sovraccarico motore, riavviare manualmente. Vabbè. Avevo le mie riserve, sarò onesto. Ne avevo provato un altro qualche estate fa e l'esperienza mi aveva lasciato un retrogusto acido di picchetti, fili tagliati dai cani e mappature andate a remengo dopo il primo temporale. Stavolta, mi sono detto, magari va meglio. In parte è andata così, in parte no. Il RoboUP Raccoon 2 SE è arrivato da me in beta, prima del lancio ufficiale di marzo, e l'ho messo subito alla frusta in due scenari volutamente molto distanti tra loro: 300 metri quadri pianeggianti del giardino della villa fuori Roma, scenario da manuale per la categoria, e i circa 3000 metri quadri del campo di tiro con l'arco del CUS Roma dove insegno, con dislivelli importanti, alberi, paglioni e tutto il bordello di un terreno semi sportivo. Esagerato? Eccome se è esagerato. Ma in due mesi di rotazione tra i due ambienti ho capito una cosa che vale la pena dirla subito: questo robot ha intuizioni interessanti e limiti seri, e il bilancio finale dipende da quanto sei tollerante verso i piccoli intoppi quotidiani. Il punto di partenza è chiaro. Niente filo perimetrale interrato, niente antenna RTK piantata sul tetto, niente app obbligatoria, niente abbonamenti. Apri, monti il paraurti, posizioni la base, premi un bottone e parte. La promessa "Unbox in 1, Mow in 2" stampata sulla scatola è sostanzialmente vera. Poi, però, c'è la convivenza quotidiana con un dispositivo che non sempre fa quello che dovrebbe, e qui il giudizio si complica parecchio. Unboxing La scatola arriva con un peso che si fa sentire, sui 14 chili abbondanti, ma non al punto di farti gemere quando la sollevi. Il packaging è un piccolo capolavoro di sobrietà: tutto cartone, niente di quel polistirolo che si sbriciola sulla scrivania e ti ritrovi a raccogliere per due giorni. Apprezzo. È una di quelle cose piccole che ti dice qualcosa sulla cura del produttore. Dentro trovi il robot, la base di ricarica, l'alimentatore con cavo abbastanza lungo, il paraurti frontale da montare separatamente sotto il muso (operazione da quattro viti, brugola compresa nella confezione), una manciata di picchetti per ancorare la stazione al terreno, due "beacon" magnetici per i corridoi stretti se hai più zone, tre set di lame di ricambio già in dotazione e un piccolo manuale cartaceo essenziale. Mi spiego meglio sui beacon, perché ammetto che all'inizio non avevo capito a cosa servissero. Sono dei dischetti magnetici da posizionare sul terreno quando devi guidare il robot da una zona di prato a un'altra attraverso un passaggio stretto, tipo un corridoio di mattonelle. Funzionano come segnaposti virtuali. Inutili nel mio scenario villa, perché il giardino è un'unica area chiusa, ma utili se hai un giardino frazionato. Il manualetto cartaceo è scarno ma chiaro, con disegni tipo IKEA, e c'è un QR code che porta alla guida estesa. Niente pippe, niente fogli A4 stampati in dieci lingue di cui otto incomprensibili. La dotazione, a conti fatti, è generosa: ti danno ricambi sufficienti per la prima stagione e mezzo, e questo non è scontato in una fascia di prezzo medio bassa. Design e costruzione Esteticamente il piccolo procione (perché Raccoon in inglese significa proprio procione, scoperta dell'ultima settimana) ha una sua personalità. Non è il robot più bello che abbia visto, ma neanche il più cafone. Le linee sono pulite, la livrea grigio scuro con dettagli neri e un tocco di arancione sul pulsante centrale gli dà un'aria onesta da attrezzo da giardino, non da gadget pretenzioso. Sta sul prato senza darti fastidio agli occhi, e se hai la villa in pietra come la mia, ci si integra in modo discreto. In mano pesa intorno ai 12 chili, che lo rende facile da spostare anche per mia madre quando deve riportarlo dentro per il rovescio improvviso. C'è una maniglia recessa sul retro, ben pensata, che permette di prenderlo al volo senza sporcarsi le mani con l'erba bagnata sotto. Quasi tutti i competitor hanno qualcosa di simile, sì, ma qui è messa proprio nel punto giusto. I materiali sono plastiche dure di buona fattura. Niente di sorprendente, ovvio: a questi prezzi non puoi pretendere magnesio o alluminio. Però le plastiche sono spesse, gli accoppiamenti sono fatti bene e dopo due mesi di sole, pioggia, un paio di temporali estivi seri e Anubi che ci ha fatto cose strane sopra (lascio all'immaginazione), non ho un graffio degno di nota. La protezione IPX6 dichiarata regge: l'ho lasciato sotto pioggia leggera per pura curiosità sperimentale, e niente, lui se ne va in stazione e basta. Sotto trovi due ruote motrici anteriori grandi, gommate, con tassellature profonde, e una ruota posteriore più piccola che fa da pivot. Il disco di taglio è centrale, con tre lame oscillanti libere di pivottare se incontrano qualcosa di duro. Larghezza di taglio dichiarata: 20 cm. Non è tantissimo, e in effetti su prati grandi si paga in tempi di lavoro. Ma per giardini sotto i 500 metri quadri è in linea con la categoria. Una cosa che ho notato e che mi ha fatto piacere: il sensore pioggia è in posizione esposta, sul lato superiore, e funziona davvero. Niente storie da "ah ma quello non si attiva mai" tipiche dei modelli più economici. Quando piove, lui torna a casa. Punto. Specifiche tecniche Specifica Valore Modello RoboUP Raccoon 2 SE Area massima consigliata 500/600 m² Larghezza di taglio 20 cm Altezza di taglio 30/80 mm regolabile elettricamente, 12 livelli Lame 3 lame oscillanti su disco rotante Batteria 5 Ah agli ioni di litio Autonomia dichiarata 150 minuti Tempo di ricarica 70 minuti Pendenza massima dichiarata 36% (20°) Larghezza minima passaggio 80 cm Altezza erba massima gestibile 12 cm Rumorosità circa 56 dB Peso circa 12 kg Navigazione vSLAM + INS, fotocamera AI, no RTK, no filo perimetrale Connettività Wi Fi 2.4 GHz, Bluetooth, aggiornamenti OTA Sensori telecamera AI, paraurti fisici, sensori sollevamento e inclinazione, sensore pioggia Impermeabilità IPX6 Zone gestibili fino a 3 (con beacon per corridoi stretti) Modalità di taglio random, parallelo a L su mappa, parallelo target area sotto 80 m², spot mowing, comando remoto Hardware e tecnologie di navigazione Qui c'è la vera scelta progettuale del produttore, e va capita bene perché spiega tutto il resto. Il RoboUP Raccoon 2 SE non usa né filo perimetrale né antenna RTK. Si appoggia a un sistema vSLAM più INS, dove la sigla difficile la traduco subito: una telecamera AI che osserva il terreno davanti a sé, riconosce dove c'è erba e dove no, e una centralina inerziale che misura accelerazioni e rotazioni per capire come si sta muovendo nello spazio. Detto in soldoni, il robot "vede" il giardino come lo vedresti tu se camminassi a quattro zampe. La fotocamera è angolata verso il basso, quasi a guardarsi le scarpe per intenderci, e questo le permette di leggere il margine prato/non prato in modo abbastanza affidabile. Il sistema è addestrato, secondo il produttore, a riconoscere oltre 300 tipi di ostacoli comuni da giardino. Mobili, vasi, giocattoli, cuccioli, attrezzi. La promessa è ambiziosa, e nella pratica direi che funziona al 90%. Quel 10% rimanente è dove emergono i limiti più seri, e ne parlo dettagliatamente nella sezione test. C'è poi un secondo livello di sicurezza: il paraurti frontale è munito di sensori a impatto. Se per qualche motivo la telecamera non vede in tempo un ostacolo (succede di notte, succede con piante basse e sottili, succede con oggetti molto scuri), il robot lo tampona piano, registra la posizione e cambia rotta. Funziona in modo prevedibile e mai aggressivo. Mi è capitato di vederlo "annusare" un paglione del campo di tiro e poi voltarsi educatamente, come se chiedesse permesso. Sotto trovi anche sensori di sollevamento e inclinazione: se per qualunque motivo viene alzato dal terreno o ribaltato, le lame si fermano in meno di un secondo. L'ho testato, sì, con un guanto di pelle robusto, perché certe cose vanno verificate. Le lame si bloccano davvero in modo immediato. Per chi ha bambini o animali è una rassicurazione importante, e va detta. Una piccola nota tecnica per i fissati: il disco di taglio è "floating", ovvero galleggia leggermente rispetto al telaio. Questo permette al robot di adattarsi a piccole irregolarità del terreno senza scalpare il prato in zone più alte. Sulla carta è una bella idea. Nella pratica, come vedrete tra poco, è anche una delle cause del fastidioso problema di sovraccarico motore che mi ha accompagnato per tutta la durata del test. App companion: utile, non indispensabile Una delle cose più intelligenti del prodotto è che l'app non è obbligatoria. Se hai un giardino unico e ben definito, premi il pulsante centrale del robot e parte. Mappa da solo, taglia, torna in stazione. Punto. Per un anziano o per uno che non ha voglia di smanettare, è oro colato. Ma se vuoi sfruttarlo davvero, l'app serve. Si chiama RoboUP, c'è per Android e iOS, ed è gratuita. Tradotta in italiano in modo decente, niente di drammatico, qualche piccolo errore di localizzazione qua e là che stanno probabilmente sistemando con gli aggiornamenti. La connessione iniziale è via Bluetooth, poi il robot si aggancia al Wi Fi di casa e da quel momento puoi pilotarlo da remoto. Le funzioni principali sono quelle che ti aspetti: visualizzazione della mappa con percentuale di lavoro completato, possibilità di definire fino a tre zone distinte e programmarle in modo separato, regolazione elettrica dell'altezza di taglio (cosa che mi ha sorpreso, perché in questa fascia di prezzo di solito hai una rotellina meccanica da girare a mano), pianificazione settimanale con orari precisi, scelta tra modalità random o parallelo a L, modalità target per piccole zone sotto gli 80 metri quadri da fare in linee parallele veloci, comando remoto manuale tipo radiocomando. Quello che invece manca, e va detto, è una vista live del lavoro in corso. Vedi la mappa statica e una percentuale, ma non hai il puntino che si muove in diretta. Boh, ci farei la pace. In compenso le notifiche push funzionano sempre. Anzi, fin troppo: nel mio caso, durante i due mesi di test, ho ricevuto una valanga di notifiche di errore. Sovraccarico motore. Robot fermo. Riprendere manualmente. Ne riparlo dopo. Una cosa onesta sull'esperienza app dopo due mesi: ho ricevuto due aggiornamenti OTA, entrambi installati senza problemi, e con il secondo ho notato un piccolo miglioramento nella precisione della mappatura automatica. Vuol dire che il produttore ci sta lavorando sopra, e questo è un segnale buono per chi compra adesso. Speriamo che lavorino anche sul firmware del controller motore, perché lì serve davvero un intervento. Prestazioni e autonomia: i numeri ballano Sulla carta, 150 minuti di autonomia con ricarica in 70. Sulla carta. Nella pratica i numeri ballano in base a un sacco di variabili: altezza dell'erba, pendenza, modalità scelta, temperatura ambiente. Diciamo che nei miei test, sui 300 metri quadri della villa con erba a 5 cm di altezza desiderata e prato già curato, ho misurato in media 140/145 minuti prima del rientro automatico in stazione. Qualcosa in meno del dichiarato, ma siamo lì. Onesto. Quando il prato era più alto, dopo una settimana di pioggia e abbandono, l'autonomia è scesa a circa 120 minuti. Logico: il motore lavora di più, il consumo aumenta. Nessuna sorpresa. La cosa interessante è che il robot gestisce da solo i cicli: se la batteria scende sotto il 20%, torna in stazione, si ricarica e poi riprende esattamente da dove aveva interrotto. Sempre che, ovviamente, non si sia bloccato nel frattempo per qualche errore. Ed ecco il punto. La batteria sarà anche da 150 minuti, ma se in mezzo a un ciclo lui si pianta tre volte per sovraccarico motore e devi andare a riavviarlo a mano, l'autonomia teorica diventa irrilevante. Il problema, che ho avuto in entrambi gli scenari, si manifesta soprattutto quando l'erba è leggermente più alta del normale, o quando trova un fitto di trifoglio, o quando c'è uno strato di umidità residua sotto. In quei casi, il sistema rileva un assorbimento di corrente troppo alto sulle lame, taglia tutto per protezione e ti notifica via app. La ricarica in 70 minuti l'ho verificata in modo abbastanza maniacale: con batteria scarica all'osso ho misurato 73 minuti effettivi a una temperatura ambiente di 22 gradi. In estate, sopra i 30, sale a circa 80 minuti perché il sistema di gestione termica della batteria rallenta la corrente di carica. Cosa giusta, sia chiaro: meglio avere una batteria che dura tre anni piuttosto che una ricarica veloce e poi celle gonfie a metà stagione. Sui consumi elettrici siamo intorno ai 4/5 kWh al mese se lo fai lavorare tre volte a settimana. Niente di drammatico in bolletta. Considerando che il motore stesso è da circa 30W in funzionamento normale, è un dispositivo davvero efficiente dal punto di vista energetico. Test sul campo: due scenari opposti, qualche delusione Ora, la parte interessante. L'ho usato in due contesti deliberatamente diversi per capire dove finisce e dove regge davvero. E qui devo essere brutalmente onesto. Scenario uno: villa fuori Roma, 300 metri quadri pianeggianti. Il setup è durato 25 minuti netti, paraurti compreso. Mappatura automatica al primo tentativo, riuscita al primo colpo. Ho posizionato la base in un angolo riparato sotto la pergola, ho premuto il pulsante e lui è partito da solo a fare il giro perimetrale di riconoscimento. Dopo circa 18 minuti aveva costruito la sua mappa e ha iniziato a tagliare. Da quel momento ho impostato un programma settimanale di tre uscite, lunedì mercoledì e venerdì alle 10 del mattino. Cosa è successo nei due mesi successivi? Una serie di osservazioni miste. Da un lato, il robot ha effettivamente mantenuto il prato in ordine. Dall'altro, ho dovuto intervenire molto più spesso del previsto. Le situazioni problematiche sono state principalmente tre. Primo, il tracciamento. Anche su un terreno piatto e ben mappato come il mio, il robot non si muove con la precisione che ti aspetteresti. Procede a strisce, sì, ma le strisce non sono mai veramente parallele. Si sovrappongono, lasciano piccoli buchi, ripassano due volte sulla stessa zona e ne saltano un'altra. La modalità "L pattern" promessa dall'app, in teoria sistematica, nella pratica sembra più una linea guida che una traiettoria reale. Mi spiego meglio: se ti aspetti il taglio geometrico stile robot RTK di fascia alta, lascia perdere. Qui la copertura è buona solo nel medio periodo, dopo cinque o sei passaggi, quando le imprecisioni di un giorno vengono compensate da quelle del giorno dopo. Secondo, il taglio è approssimativo. Non parlo di un taglio brutto, parlo di un taglio non uniforme. Le lame oscillanti tagliano bene quando incontrano l'erba alla giusta altezza, ma sui ciuffi più resistenti la lama sembra "scalpicciare" piuttosto che recidere netto. Risultato: a fine ciclo, vedi chiaramente delle striscioline più alte alternate a zone più basse. Non è un disastro estetico, ma se sei uno che vuole il prato all'inglese stile golf course, scordatelo. Qui hai un prato curato sì, ma con quella texture irregolare tipica dei robot economici che non investono in piatti di taglio premium. E terzo, il problema più fastidioso di tutti: i blocchi continui per sovraccarico motore. Devo essere chiaro perché è un punto serio. Anche su terreno piatto, anche con erba non troppo alta, il robot si ferma più spesso di quanto dovrebbe. Notifica sull'app, lucetta rossa, blocco totale. Devi andare fisicamente vicino a lui, alzarlo, pulire la zona delle lame da eventuali residui, riposarlo a terra e riavviarlo dal pulsante. Mediamente, per un ciclo completo del giardino, mi è capitato di doverlo riavviare due o tre volte. In due mesi è una scocciatura concreta. Non sempre c'è erba alta o ostacoli evidenti: a volte la protezione scatta senza ragione apparente, e questo fa pensare che il firmware del controller motore sia tarato in modo troppo conservativo. Speriamo lo aggiornino, perché così è una rottura di scatole quotidiana. Scenario due: campo di tiro con l'arco al CUS Roma, 3000 metri quadri. Premessa fondamentale: questo scenario è chiaramente fuori specifica. Il produttore dichiara 500/600 metri quadri, e qui parliamo di una superficie sei volte tanto, con dislivelli importanti, alberi sparsi, paglioni piazzati a varie distanze, tubi di irrigazione a vista in alcune zone. Era pura curiosità sperimentale. Cosa è successo? Le prime due settimane sono state uno scoglio. La mappatura automatica fallisce miseramente su una superficie così ampia: il robot perde i riferimenti, gira a vuoto, si confonde sui margini sfumati tra prato curato e zone con erba alta. Soluzione: ho usato la mappatura manuale via app, segmentando solo una porzione di circa 400 metri quadri della zona più pianeggiante, e ho ignorato il resto. In quella sub area ha lavorato, ma con tutti i limiti che ho già descritto, amplificati dalla maggiore superficie e dalle pendenze: blocchi più frequenti, slittamenti sulle ruote anteriori dopo la pioggia, una volta è rimasto fermo per un'ora prima che me ne accorgessi. Sopra i 18/19 gradi reali di pendenza, le ruote slittano e il robot si ferma chiedendo aiuto via notifica. Dichiarazione del produttore: 36% di pendenza, che in gradi fa 20. Diciamo che è il limite massimo teorico in condizioni asciutte e con erba corta. Sui paglioni, e qui apro un sorriso, il robot li ha sempre riconosciuti come ostacoli, fermandosi a una trentina di centimetri di distanza e cambiando rotta. Bene. Sui tubi di irrigazione a vista, invece, una volta è passato sopra senza riconoscerli. Non li ha tagliati, per fortuna, perché si sono solo abbassati al passaggio, ma è un campanello d'allarme: oggetti sottili, lineari e a colore mimetico con l'erba sono il suo punto debole. E poi ci sono Dafne e Anubi. Mia pastora svizzera bianca lei, groenendael nero lui. Nei primi giorni Dafne lo guardava con sospetto, pelo dritto, qualche ringhio di traverso. Poi, dopo una settimana, ha iniziato a ignorarlo. Anubi, invece, è stato amore a prima vista in senso esagerato: lo segue, lo annusa, una volta ha provato a sdraiarcisi sopra. Per fortuna il sistema di riconoscimento ha sempre identificato i cani come obiettivi grandi e in movimento, fermandosi a distanza prudenziale prima di girare attorno. Mai una volta che li abbia toccati con le ruote o, peggio, con le lame. Quella protezione lì funziona davvero, e per chi ha animali è il punto più importante in assoluto. Su questo, niente da dire. Approfondimenti Tracciamento e qualità del taglio: aspettative ridimensionate Ho già accennato ma vale la pena dilungarsi, perché è il punto su cui ho dovuto rivedere le mie aspettative iniziali. Il sistema vSLAM è una soluzione brillante per evitare il filo perimetrale, ma paga in precisione di traiettoria. Il robot non sa dove si trova con precisione centimetrica come fa un modello RTK. Stima la sua posizione tramite la fotocamera, l'unità inerziale e la mappa che ha costruito. Risultato: il tracciamento è approssimativo. Cosa vuol dire in pratica? Vuol dire che se gli chiedi di tagliare in modalità "L pattern" (la modalità sistematica a strisce parallele), le strisce non saranno mai veramente parallele. Saranno strisce che si incrociano leggermente, che si sovrappongono in alcuni punti, che lasciano dei piccoli triangolini non tagliati in altri. La copertura completa arriva solo dopo più passaggi consecutivi, perché la statistica fa il resto. Lavorando il prato tre volte a settimana, dopo due settimane il giardino è uniforme. Read the full article














