An Archive of Our Own, a project of the Organization for Transformative Works
Maleducato fa parte, anzi forse è la prima, della lista di storie che io amo tanto perché le apro e le chiudo nel giro di pochissimo tempo, scrivendo senza mai fermarmi.
Capita di rado, come già dicevo; a parte alcune delle storie dell’universo di Hannibal posso considerare solo Puoi Uscire A Giocare? come esempio per le mie storie originali.
Sogno che questo diventi un mio superpotere; scrivere sempre come se stessi finendo il tempo a disposizione, Write like you’re running out of time, come cantano ad Alexander Hamilton.
Magari se mi mordesse Stephen King…
Maleducato mi ha preso non più di due sessioni di scrittura e altre due di editing eppure la passione messa e l’attaccamento al mondo creato sono state le stesse provate per storie più lunghe e che mi hanno tenuto più compagnia.
Amo il Rude Will, quello che prende la caratteristica umana che più fa arrabbiare Hannibal e ne fa una sua arma.
In questo caso lascio sottintendere che sia perché Will sta cercando la morte, in realtà se Will fa il maleducato è solo perché sa di poter fare tutto ciò che vuole; è il pari di Hannibal, e Hannibal non si sognerebbe mai di sindacare sul suo comportamento, non importa quanto sia fastidioso.
Qui il taglio è molto infantile, le scene che mi sono venute in mente sono dispetti belli e buoni da coinquilini o vicini di casa stronzi, ma con Hannibal e Will tutto diventa estremo e ciò mi fa impazzire.
Sono estremi in tutto e sfruttarlo nelle storie leggere porta spesso ad ottenere scene che vanno dallo spegnere la caldaia mentre l’altro sta facendo la doccia al suonare e cantare al pianoforte alle tre di notte. Questi se ne fregano di tutto ciò che sta loro attorno, vivono in un mondo che è solo loro e fanno ciò che vogliono.
Ogni storia Hannigram che scrivo ha precise location.
Precise nella mia testa, che credevate?
Nel senso che mai Hannibal e Will vivono in case simili da una storia all’altra. Ogni tanto cerco di farlo notare scrivendo, ma devo ammettere che non sono della scuola delle lunghe descrizioni. Io preferisco sempre che le persone immaginino da sole quello che vogliono, a meno che non sia necessario che visualizzino ai fini della storia.
Non mi perdo in grosse descrizioni perché mi annoio a leggerle e cerco di non fare agli altri ciò che non voglio sia fatto a me.
Ad ogni modo, così lo sapete per il futuro, ho in mente design di case fino alla fine dei tempi e infatti Hannibal e Will in cinquanta storie se ne sono girate più di cinquanta tutte diverse.
Tranne nelle storie ambientate nelle tre stagioni della serie.
Ma anche lì… Quando mai ho descritto le case di Hannibal e Will nel telefilm come sono davvero? C’è sempre una porta che spunta dove non doveva esserci, o un tavolo mai comprato, un corridoio creato sul momento.
Credo che l’unica cosa rimasta com’era nelle mie storie sia la scala dove Will si appoggia, sappiamo bene quale. Il che è strano perché in quella scena chi cavolo guarda la scala e chi cavolo sa dov’è posizionata? Ma va beh, più o meno…
E quindi anche Maleducato ha la sua brava casetta, nel suo bravo rione, quartiere, quello che è. So perfettamente dove sono le stanze, dov’è la scala, come sono fatti gli interni. So anche com’è fatto il rubinetto del lavandino che Will ogni tanto apre per sciacquare i piatti.
So queste cose di ogni singola storia e mi affascina la quantità di posti visitati e cose utilizzate che subito mi ritornano alla mente non appena ripenso ad una storia scritta.
Ecco, magari non ricordo perfettamente la trama e cosa si sono detti, ma il contorno è chiarissimo per collocarla e darle contesto. Quello che mi auguro di essere capace di trasmettere quando gli altri leggono le mie storie, che ognuna di esse sia immediatamente riconoscibile, che rimandi subito a qualcosa.
Un altro superpotere che vorrei avere.
E di certo un altro che potrebbe trasmettermi un morso di Stephen King.