La storia dei regali sta lentamente degenerando. In risposta alla penna della morte multicolore di qualche post fa, un altro bambino, l’altro giorno, ha ritenuto legittimo e doveroso portarmi in dono un’altra penna, simile alla prima, ma col tappo di zucca.
Accettandola con fulgido ardore (mio grande sbaglio), non sapevo ancora d’aver dato allora inizio alla disfida dei regali. Così improvvidamente, ho iniziato a prediligere la penna zucca per registrare nomi e compiti sull'agenda e, notandolo, il primo bambino s’è rabbuiato, scuotendo il capo. Quando ho inteso ciò che stava per accadere era ormai troppo tardi. Il giorno dopo infatti, il piccolo Daniele s’è presentato con un gigantesco evidenziatore, esclamando: “Perché questa storia dei regali devo vincerla io!”
La cosa ha cominciato ad assumere contorni più inquietanti, quando, il giorno dopo, non pago, Daniele m’ha fissato birbone, dicendo: “Mmh… sto già pensando al prossimo regalo da farti… uhm, per Natale vorrei regalarti degli scarpini. Quanto calzi?”
Ha trascorso l’intero pomeriggio a sparare numeri, tormentando me e i compagni con domande ossessive sui miei piedi: “44?”, “42?”, finché gli ho detto, un po’ seccato: “Guarda, Daniè, per l’ultima volta. Non voglio niente. Non regalarmi più niente. Se vuoi farmi un regalo, studia. Stai attento in classe e portami un bel voto. Poi sarò io a farti un regalo, non devi farlo tu a me, capito?”
“Sì, ma a me piace fare i regali”.
“OK. Ma non azzardarti a comprarmi nulla. Mi basta l’intenzione”. Spero abbia capito. Ma so già che presto tornerà alla carica con qualcosa di, che so, completamente inutile. Che poi "scarpini", Daniè, col 47 che porto, manco su misura li trovi.
















