“Milena, tu non sei per me una signora, sei una fanciulla”
“Io infatti non ho lottato per te con tuo marito, la lotta si svolge soltanto dentro di te; se la decisione dipendesse da una lotta fra tuo marito e me, tutto sarebbe deciso da un pezzo. “
E qui non valuto troppo tuo marito, molto probabilmente anzi lo valuto troppo poco, ma so benissimo che, se egli mi ama, è l'amore del ricco per la povertà (del quale c'è anche qualcosa nel rapporto fra te e me). Nell'atmosfera della tua convivenza con lui io sono davvero solamente il topo nella "casa grande", al quale si può permettere al massimo una volta all'anno di attraversare liberamente il tappeto. Così è e non vi è niente di strano, io non me ne meraviglio. Mi meraviglio invece, ed è probabilmente incomprensibile, che tu vivendo in codesta "casa grande" gli appartenga con tutti i sensi, tragga da essa la tua vita più intensa, vi sia una grande regina, nonostante che - lo so benissimo - tu abbia la possibilità, non solo di volermi bene, ma di essere mia, di correre sul tuo proprio tappeto.
Ma questo non è ancora il colmo della meraviglia. Esso consiste in ciò, che se tu volessi venire da me, se dunque - giudicando con metro musicale - volessi abbandonare tutto il mondo per scendere da me, così in basso che dalla tua posizione non solo si veda poco, ma non si veda nient'affatto, tu a tal fine - stranamente, stranamente! - non dovresti scendere, bensì sorpassare in modo sovrumano te stessa, in alto, oltre te stessa, talmente che dovresti forse dilaniarti, precipitare, scomparire (certo però anch'io con te). E tutto ciò per arrivare in un punto che non ha niente di allettante, dove me ne sto senza felicità e infelicità, senza merito e colpa, soltanto perché mi hanno messo là. Nella graduatoria dell'umanità sono, per esempio, un merciaio d'anteguerra nei tuoi sobborghi (neanche un sonatore, nemmeno questo), e se anche mi fossi conquistato questo posto attraverso una lotta - ma non me lo sono conquistato- non sarebbe un merito.”
“I fiori che hai ricevuto mi fanno molta pena. Dalla pena non riesco nemmeno a indovinare che fiori fossero.”
“Mi sembrava che la sua persona, che ogni suo minimo gesto fossero le cose più importanti del mondo. Il mio cuore era polvere che si sollevava dietro i suoi passi. Lei, per me, era come la luna in una notte d'estate: una notte tutta piena di profumi, dolcissime ombre, candori, orizzonti infiniti... E il suo nome che ripetevo a me stesso, che cercavo di baciare sulle mie labbra, conteneva tutte le delizie della carne e dell'anima... Non vedevo niente, non immaginavo niente al di là di questo”
(qualche volta mi sogni?)














