Il peso delle parole (specie quelle non dette)
Quando ho partecipato al laboratorio teatrale per 3 anni di seguito, uno degli esercizi che Raffa, la nostra insegnante, ci faceva fare era quello di pronunciare una frase in quattro modi differenti.
Sembra una banalità ma cambia molto il tono che si usa nel pronunciare una frase. Può perfino stravolgerne il senso.
Una sera ci chiese di pronunciare la frase "Io ti amo e non so stare senza di te" ma nessuno dei 4 modi doveva essere da innamorato.
Uno dei quattro modi doveva essere da menefreghista, assolutamente neutro, non partecipato. Raffa ci spiegò che questo era uno dei principi del "Metodo Stanislavskij", il sotto testo.
La cosa più difficile poi era immaginare delle situazioni in cui quella frase con quel tono fosse plausibile. Dovevamo mettere in piedi una situazione in cui fosse chiaro ciò che stava accadendo e che sembrasse adeguata a quel tono di voce.
Una delle compagne di corso, mia carissima amica cui ho consigliato il nome di una ginecologa pochi giorni fa, si inventò una situazione in un supermercato in cui parlava con il fidanzato in modo distaccato mentre controllava gli ingredienti o il prezzo dei prodotti in uno scaffale.
In effetti perfino una frase così romantica appariva di tutt'altro senso. Lei stava dicendo "Di te non mi interessa nulla, ti faccio contento ma ora devo vedere cosa comprare".
Era il sottotesto quello che non sentivi con le orecchie ma era ben visibile, chiaro.
Le parole non dette pesano. Pesano molto più di quelle dette e fanno male uguale.
O forse fanno più male. Molto di più.


















