RECENSIONE / The Gentlemen's Agreement - Apocalypse Town
Subcava Sonora / 2014
Quale persona conosce meglio la sensazione d’alienazione causata da una città-fabbrica meglio di chi, in una città-fabbrica, c’è nato e cresciuto?
Il ritmo della vita è scandito e ripetitivo, l’ordine non è della legge, ma solo di chi il potere ce l’ha, ed è quello economico.
Il rapporto tra vita e lavoro è molto più stretto, in questi posti, di qualsiasi altro posto nel pianeta.
Un rapporto che schiaccia: vivere per lavorare.
I Gentlemen’s Agreement sono un gruppo atipico, dagli strumenti vari e con un approccio molto personale alla musica.
Il cd si divide nettamente in due parti narrative: nella prima, troviamo la descrizione del nostro personaggio principale (che è un personaggio collettivo) che si sveglia “la mattina alle 3”, mentre “un altro sogno [viene] demolito in un istante”. Della sua esistenza si conosce poco, delle persone che lo circondano non troviamo tracce di umanità, sono solo voci che intonano un coro. I suoi gesti sono scanditi da tempi e meccanismi, tanto che lui si sente “un ingranaggio” ma, come ogni alienato che si rispetti, si giustifica dicendo che “non è follia”. Il suo cuore non lo sente più, deve inventarsene il rumore e, presumibilmente, l’aspetto (Rumore su Rumori). Il ritmo generatore della sua follia è magistralmente sostenuto dai musicisti che, con un occhio di riguardo alla melodia (sempre molto ispirata e affatto scontata), disegna partiture dal retrogusto quasi industrial (tra gli strumenti non si fatica a distinguere qualche percussione "improvvisata"). Qui, come non mai, “industrial” è inteso nel vero e proprio senso del termine.
La seconda parte del cd si apre con Kaboom! Chiude La Fabbrica, e anticipa i temi della liberazione dal male del lavoro ingrato. Qui i ritmi sono meno serrati, più aperti e, a tratti, vagamente psichedelici. Si respira, però, un’aria incerta: forse la stessa che una persona, intrappolata per una vita all’interno di un luogo sterile come una fabbrica, respira quando finalmente ne esce.
Perché sì, la felicità è enorme, ma la vita come procede se non si conosce altro che il lavoro? Questa è la domanda che sorge spontanea, ma cui non viene data risposta dai nostri Gentlemen.
Perché è vero che l’aria è incerta, ma il nostro protagonista diventa improvvisamente e inspiegabilmente un pozzo di vita e profondità che, di realistico, ha ben poco: proprio questa è la debolezza di un cd che sarebbe, altrimenti, un piccolo gioiello di musica “impegnata”. Nonostante questo neo, la prima parte di Apocalypse Town è superlativa, e vale assolutamente l’ascolto.
Ascoltatori di tutto il mondo, unitevi.
77/100
di Samuel Boldrini











