wishing you the best pride month! keep fighting!!

seen from Malaysia
seen from Jamaica

seen from Sweden
seen from United States

seen from United States

seen from Poland
seen from United States

seen from Türkiye
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from Venezuela
seen from Türkiye
seen from Russia
seen from Germany
seen from Belarus
seen from United Kingdom

seen from United States

seen from United States

seen from Singapore
wishing you the best pride month! keep fighting!!
L’amore è una storia strana, meravigliosa, contorta e dolorosa. Soprattutto in Nord Europa a giudicare dalle ultime uscite. Parliamo ovviamente di “Vulnicura” di Björk la quale ha esposto una specie di manifesto poco prima di rilasciare l’album; una sorta di catarsi che funge da panacea per i dolori del cuore. Qui non siamo in Islanda bensì oltre il mar di Norvegia, ad Haugesund per la precisione, e parliamo di un’altra grandissima artista nordica: Susanne Sundfør la quale taglia il traguardo del quinto long-play. ‘Ten Love Songs’, come indica esplicitamente il titolo, contiene dieci dediche all’amore, sicuramente non nella sua accezione più tradizionale.
Un amore alquanto struggente ma allo stesso tempo divertente, spassionato, erotico, rilassato, intellettuale, disperato. La nostra Susanne lo descrive musicalmente mediante una perfetta salsa electro-pop dalle tinte malinconiche ma incredibilmente orecchiabili. D’altronde questo era il suo obiettivo: spingersi oltre il precedente album per realizzare melodie ancora più catchy e di facile assimilazione, in un mondo che si discosta molto dalle costruzioni cerebrali di Björk ma che si avvicina a quello più spensierato della connazionale Annie.
Chi la conosce da sempre si troverà di fronte alla conferma di un progresso incredibile, una continua ascesa che dista anni luce da quel ‘The Brothel’ che l’ha spinta leggermente oltre i confini nazionali. Come in quella occasione, anche oggi continuano le collaborazioni coi vicini Jaga Jazzist e Lars Horntvedt, i quali fanno da ponte di raccordo fra gli esordi di Susanne e le sperimentazioni attuali. Chi ha macinato con gli ascolti ‘The Silicon Veil’ sa di cosa stia parlando: ora più che mai siamo di fronte ad una perfetta sintesi fra le fredde e movimentate macchine electro dei synth e le calde e rassicuranti modulazioni vocali.
Ma i passi in avanti sono qui tangibili. Susanne sono anni che collabora con i cugini Röyksopp e con Kleerup, diventando un pendant dell’electro-pop nordico se si va a guardare la vicina Robyn. In Ten Love Songs questi artisti co-producono tutti una manciata di brani, mentre la nostra non si scomoda di volare fino a Los Angeles per aggiungere al suo corollario Anthony Gonzalez degli M83. Per l’occasione, l’artista francese abbandona le proprie consuetudini musicali firmando il pezzo più lungo e struggente dell’album: una lunga sinfonia (“Memorial”) a metà strada fra una pastorale e la musica classica, quella peculiarità che Lana del Rey non ha mai avuto a causa di una limitata scala vocale. C’è però da dire che, nonostante l’ospite di eccezione, il brano non spicca particolarmente fra gli altri; molto migliori sono l’opener frantuma-cuori (da dedicarsi dopo la fine di qualsiasi relazione amorosa per volare dal terzo piano) e la doppietta electro “Accelerate” e “Fade Away” dai chiari rimandi “bachelorettiani” e Röyksoppiani.
“Trust Me” e “Silencer” si ricollegano a quel meraviglioso, ma ormai sorpassato, electro-folk jazzy degli album precedenti, con una Susanne perfettamente identificata nel suo personale modo di cantare fatto di sovrapposizioni stratificate e magistrali sinfonie vocali. Nonostante possano apparire al neofita come un ridondante esercizio di stile, i brani arrivano direttamente nella testa e nel cuore e sono sempre alla ricerca di un certo easy-listening che caratterizza particolarmente la musica scandinava. “Kamikaze” sboccia con le sue pulsazioni electro, regalando forse le più belle melodie dell’album, mentre “Insects” chiude il decalogo con inedite schizofrenie glitch, sottolineando il buon gusto della Sundfør nello scegliere sonorità e produttori che diano forte e chiaro il rispettivo e personale segnale, ma senza snaturare l’atmosfera ariosa e la leggerezza dell’impronta vocale. Semplicemente un disco per amare.
(16-02-2015)
1. Darlings 2. Accelerate 3. Fade Away 4. Silencer 5. Kamikaze 6. Memorial 7. Delirious 8. Silencer 9. Trust Me 10. Insects
"Susanne Sundfør - The Brothel (Lido Remix)" by Lido
5 16 36
5. Worst lipsync?
honey mahogany and vivienne pinay. also trixie and pearl bc of the results.
16. Fave miss congeniality?
ummm katya duh.
36. Fave untucked moment?
all of the laganja meltdowns, but ‘i feel very attacked’ has a special place in my heart.
Susanne Sundfør - The Brothel (Lido Remix) by Lido Forever Unreleased. Original: Susanne Sunfor - The Brothel Remixed by Lido
Susanne Sundfør - Kamikaze (Steve Angello & AN21 Remix).
Sunday Fun Day: Susanne Sundfør
Check out this awesome collaboration Susanne Sundfør did with Röyksopp:
Why Susanne Sundfør?
Ten reasons why Susanne Sundfør is amazing:
1. She’s a lyrical genius.
2. Her voice <3
3. This song:
4. She’s a true storyteller.
5. Her music is a brilliant blend of synth-pop and classical sounds.
6. This epic arrangement:
7. She’s playing some shows in Europe this summer: www.susannesundfor.com
8. Ten Love Songs displays pure artistry.
9. This song:
10. She’s from Norway.
Tell me, Why do YOU love Susanne Sundfør?
Credits: videos- www.youtube.com/susannesundfor