a chi/che serve la mia poesia? quella scritta con passionalità e interiorità?
quando poi basta scrivere con semplicità, ovvietà, banalità, ingenuità...
© Trepuntini

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a chi/che serve la mia poesia? quella scritta con passionalità e interiorità?
quando poi basta scrivere con semplicità, ovvietà, banalità, ingenuità...
© Trepuntini
Il cielo è triste oggi, proprio come te.
E le sue labbra sono come il baratro di una galassia, e il suo bacio il colore di una costellazione.
Sei entrato nella mia vita come e mi hai sconvolto come l’America, l’11 Settembre. Sei una droga da cui sono assuefatto, mi scorri nelle vene.
E ti passo una mano tra i capelli ti dó un bacio sulla fronte, rabbrividisco al pensiero che un giorno potresti non essere più Mio.
Per gli anonimi.
Io: La tua presenza mi infastidisce, quindi sparisci. Lui: Non puoi mentire a te stessa, avanti. Dimmi il contrario, dimmi che mi vuoi bene e abbracciami. Tutto questo scherzando e ridendo, ma sapevamo entrambi che eravamo più che seri. E mi sono fiondata tra le sue braccia per poco, giusto per ricordarmi come fossero le sue braccia attorno al mio corpo.