Il tempo non è clemente con gli amanti timorosi.
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Il tempo non è clemente con gli amanti timorosi.
Un po' troppo introversi per parlarci
E forse ora vuoi farmi una faccia di schiaffi
Io vorrei farti
E forse il cielo è solo il tetto di qualcosa di più grande
Di una stanza
E se mi tengo ancora dentro ciò che provo, esplodo
Oggi, passeggiando tra "Legionari di Cristo", "Benedettine di Tutzing", "Suore Di S. Anna Della Provvidenza" et similia disseminati in zona Aurelia, mi sono imbattuto nell'Istituto Servi Del Cuore Immacolato di Maria, una struttura che somiglia molto alla dimora dei Missionari Saveriani dove ho fatto il ritiro spirituale prima della Cresima, e ho improvvisamente capito che la chiesa odia i timidi.
Eh sì, perché alla fine di quel ritiro comunitario, in cui si erano riuniti i cresimandi di varie zone della città, era previsto, come premio, un pomeriggio di giochi di squadra regolati tutti da un principio costitutivo fondamentale: le squadre dovevano essere formate da ragazzi delle varie parrocchie, per facilitare la socializzazione e, nel facilitarla, torturare mortalmente i timidi. Ricordo lo strazio di dover sopportare in sequenza e in silenzio:
- lo sport in quanto tale;
- lo sport in quanto tale, non essendo io competitivo, in mezzo a belve competitive;
- lo sport in quanto tale, non essendo io competitivo, in mezzo a belve competitive che non conoscevo.
Considerato il Calvario che fu e il ricordo che ne serbo, suppongo che il ritiro spirituale possa ancora ritenersi un successo nel mio caso.
Ma non è l'unica testimonianza, perché il disprezzo della Chiesa per i timidi innerva i suoi rituali, si nasconde in umide aule di catechismo al piano -1 della parrocchia, si esprime in precisi momenti della messa pensati perché i timidi possano autocomburere nel fuoco della loro ansia. Vogliamo ad esempio parlare dello "scambiatevi un segno di pace"? Ricordo come fosse ieri il senso di oppressione in mezzo a tutti quegli estranei apparentemente così coesi, rammento con esattezza il panico che permeava i secondi subito precedenti alla stretta maledetta, di cui non riuscivo mai a modulare numero, intensità, durata, specie con le mani ‘percentuale umidità 0-100 in 60 secondi’.
E che dire della prima volta da chierichetto? Un'esperienza vissuta tipo rito d'iniziazione di una confraternita americana e "no, non lo voglio fare il chierichetto", non voglio preoccuparmi del campanello, non voglio vestirmi come Marina Abramović a Palazzo Strozzi, ma niente: un'esitazione e Don Sauro te trattava come se fossi l'Anticristo.
Tuttavia l'ingegno multiforme di Don Sauro, che da questo momento ribattezziamo Don Sauron, non si fermava qui, perché l'oscuro persecutore andava scovando timidi anche nelle precedenti generazioni, ché la mela timida non cade lontano dall'albero timido. Sempre nei giorni a ridosso della Cresima era prevista infatti una sessione di preghiera alla Basilica di Loreto, accompagnati dai parenti, che per l'occasione furono mia madre e mia nonna. La faccenda si prospettava abbastanza indolore: avevo scampato il turno delle letture e si trattava solo di partecipare a una messa nella cripta, con i parenti seduti e noi ragazzi assiepati in fondo, in piedi. Dalla mia postazione nelle retrovie, riuscivo a vedere le mie donne in terza fila, mia madre in un posto corridoio, con il piede destro già orientato alle ore 2, segno di una certa impazienza. Mancavano pochi minuti all'inizio delle celebrazioni ed evidentemente serviva un congiunto che declamasse le sacre scritture. Con il suo potere oscuro, Don Sauron lanciò un conico sguardo sulla platea. La mamma di Silvia? No, scelta scontata. Il papà di Mario? No, voce attufata. Il fratello maggiore di Marco? Lenisce troppo le occlusive palatali sorde. Lo spietato scandaglio continuò qualche altro secondo finché lo sguardo del male non si posò su una donna mora, occhiale scuro irremovibile anche in zona abissopelagica, dritta sulla panca come un fuso, in silenzio. Dal fondo della cripta vedo Don Sauron puntare il suo mirino su di lei, mi pare persino di percepire un lieve movimento tellurico. Il prevt' si avvicina, un passo dopo l'altro raggiunge il posto corridoio con il piede alle ore 14. Già preoccupato, non riesco a sentire lo scambio, ma intuisco che Sauron insiste nel proporre qualcosa. Nefertari prega Anubi, non la Madonnina nera di Loreto; ma lui non capisce e insiste, insiste nonostante il sempre più rigido, benché ancora composto, diniego. Sauron si ostina ancora e ancora, cieco alle avvisaglie di sventura: MAI, MAI abusare della pazienza di un timido. A un tratto l'aria si ferma, la misura è colma. Mi sembra di vedere dispiegarsi alle spalle di mia madre due ali piumate, nere come la notte dei tempi. Cigno Nero is out. Gli occhiali della farmacia per leggere da vicino di Sauron vibrano. Mi sento impotente: l'esperienza mi ha insegnato, dopo anni di cassiere del supermercato maleducate ridotte in meschini cumuli di cenere, che la fase successiva a Nina Black Swan è Jean Grey di X-Men. Le colonne della cripta saranno spazzate via come case prefabbricate della Louisiana. Mi spiace ragazzi. Farei un segno della croce, ma pare brutto. Mi dico: "è finita, Don Sauron sta per espiare una volta per tutte le sue colpe, la sua mancanza di empatia, simpatia, telepatia!", quando, a un tratto, simile a un raggio di luce che squarcia le nubi, simile allo spotlight che illumina improvvisamente Liza sullo sgabello, vedo il braccio di mia nonna disegnare una sacra parabola nell'etere e posarsi sulla coscia di mia madre. Sauron ne segue il percorso, mesmerizzato e con il cuore incastonato in un istante eterno: "Leggo io" mi pare gli stia dicendo, "la lettura la faccio io". Per un attimo, l'intera cripta sembra sospesa nel vuoto: Sauron e i suoi evidenti problemi ponderali fluttuano leggeri come fluttua chi è rimasto chiuso in bagno e non è salito su un Boeing difettoso. Un attimo dopo, domata la meravigliosa fiera, Miris si avvia con passo sicuro verso il pulpito, immune alla timidezza, donna, madre, moglie, amica, suora laica col tacchetto delle scarpe di un metro cubo, se serve. Sauron è salvo, ma non sarà più lo stesso.
Ma ho divagato e mi preme aggiungere ancora una riflessione. La Chiesa odia i timidi anche quando li premia: cosa credi, catechista Maria, che per me fosse un divertimento interpretare la parte di Gesù ogni santa volta che dovevamo leggere un capitolo del Vangelo solo perché non me scalmanavo come un folpo e stavo zitto e quindi parevo sempre in odore di santità? Ero timido! Solo timido! E volevo essere lasciato in pace, non essere messo in croce e dire Eli Eli Lama Sabachthani in quella cella frigorifera 'ndo ce moralizzavi (devo ammettere con una certa grazia)!
Ecco, ora l'ho detto, sto meglio e comunque è vero che camminare e prendere aria schiarisce le idee.
Non è che le donne siano stupide è che in quanto parte del genere umano contengono un’alta percentuale di idiote, solo che siamo troppo timidi per dirglielo
( per chi non capisse la frase significa che ci sono tanti uomini quante donne stupide al mondo, con una stupidità divisa equamente 50 e 50 come due bravi fratellini)
“Non mi interessa quante ragazze guardi durante il giorno: la bellezza in fondo è arte. A me basta che alla fine della giornata, quando il sole cala e giunge la notte, sei di fianco a me, e che la mia mano sia l’unica che tu voglia minimamente sfiorare, che il mio corpo sia l’unico che tu voglia stringere.”
Michelle Lus
Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee, per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso, in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata.
Fedor Dostoevskij
Beati i timidi perché abitano la terra in modo delicato.
Marco Ermentini
Ci sono parole e parole, poi c'è la complicità, che può concedersi il lusso di tacere.