Spigole a bolognese in trattenuta bloccata
Al momento in cui scrivo questo post il nuovo numero della rivista è fresco di pubblicazione. Abbiamo parlato della pesca a bolognese in trattenuta bloccata (costante) e dei suoi principi di base. Un argomento che per “esigenze editoriali” e numero di pagine non è possibile riportare per intero sul blog. Per coloro che non sono iscritti alla newsletter e che magari si trovano a passare dal sito voglio comunque lasciare qualche riga e alcuni consigli, spero utili anche a chi ha letto l’articolo originale.
La pesca in trattenuta bloccata
Si effettua in fiumi e canali che sfociano a mare, fin dove si spinge il cuneo salino e risalgono i branzini. La presenza di corrente è l’elemento chiave in quanto necessario per effettuare la trattenuta della lenza e presentare l’esca fluttuante ad una certa profondità. Gli scenari che ci troveremo ad affrontare variano a seconda delle caratteristiche dello spot (tipo di fondale e profondità) e della corrente (intensità e verso). Inutile dire che la marea influenza questo tipo di approccio in modo considerevole. In base ai fattori di cui sopra potranno essere necessarie attrezzature differenti (bolognesi di diversa lunghezza e galleggianti di variabile portata e tipologia) così come sarà necessario adattare le montature alle particolari condizioni da affrontare nonché alle esche impiegate (bigattini, tremolina francese e coreano necessitano ciascuna la sua presentazione).
A differenza della pesca in passata qui l’azione si svolge a canna per lo più poggiata su un supporto: l’esca quindi non scorre per un certo tratto ma fluttua in un determinato punto (fermo restando che potremo decidere anche di introdurre passate corte in casi particolari o brevi rilasci della trattenuta per generare movimenti verticali dell’innesco).
Le attrezzature
In primo luogo occorre una bolognese di lunghezza adeguata alle caratteristiche dello spot. Dipende quindi da quanto distante dalla riva dovrà trovarsi il galleggiante (in pratica è come se pescassimo con una canna fissa) e quale profondità dobbiamo affrontare (che sarà sempre maggiore di quella misurata a sonda). Nel mio spot, per chiarire, a tre metri da riva ci sono tre metri di fondo quindi una bolognese di sei metri è sufficiente. Se dovessi pescare più lontano o in presenza di profondità molto maggiori dovrei utilizzare una sette, otto metri, ecc.
Il mulinello ha per lo più la funzione di contribuire alla gestione della preda quindi l’affidablità (frizione, antiritorno, rapporto di recupero, fluidità) prevale sulle indicazioni di taglia. Nonostante ciò io preferisco mulinelli abbastanza grandi e, in questo caso specifico, di un certo peso. Questo perché come supporto utilizzo picchetti e tripodi e voglio una canna che sia leggermente sbilanciata a livello del manico, così da poterla far sporgere al massimo. È una mia esigenza, non un'indicazione. In bobina carico in genere uno 0.16. Nella pesca con il coreano uno 0.18. Il diametro della lenza madre non tiene conto delle necessità di lancio (di fatto non si lancia) ma dell’elasticità progressiva di tutto il sistema pescante, dalla lenza madre al terminale. In poche parole non utilizziamo uno 0.18 in bobina se poi il terminale è dello 0.10. Facciamo in modo che i segmenti di lenza abbiano una differenza intorno allo 0.02, senza salti bruschi (es. lenza madre dello 0.16, spallinata dello 0.14, terminale dello 0.12). Occhio ai carichi di rottura (che siano ugualmente progressivi).
A meno di non dover affrontare correnti esagerate i galleggianti sono del tipo a pera rovesciata, più a spalle larghe e raccolti tanto è maggiore la corrente, più affusolati (a carota) quanto è minore.
Azione di pesca
La canna viene posizionata parallela alla superficie dell’acqua e il galleggiante tenuto in trattenuta costante. Sia la tecnica di lancio che l’impostazione ricordano vagamente la pesca con la fissa. L’azione si volge in punta di canna con una distanza tra puntale e galleggiante tale da far si che la lenza si disponga parallela alla riva senza avvicinarvisi troppo.
Come indicazione di base la trattenuta è corretta quando emerge solo l’astina e questa forma con la superficie dell’acqua un angolo di circa 45°. Questa sarà anche l’inclinazione di buona parte della lenza e il motivo per il quale dobbiamo avere un sistema pescante più lungo della profondità reale (misurata a sonda e quindi verticale) se vogliamo far lavorare l’esca nei pressi del fondale.
Perché il galleggiante in corrente lavori a 45° deve essere sovratarato, il che significa che rilasciando la trattenuta questo ovviamente affonda. La scelta della portata del galleggiante e della sovrataratura è funzione della corrente. Per fare un esempio un galleggiante da 1 grammo può essere sovratarato utilizzando una lenza da 3 grammi. Dobbiamo trovare un equilibrio tra peso della piombatura, sovrataratura e portata del galleggiante evitando sovratarature eccessive (es. se servono 6 grammi inutile insistere con il galleggiante da un grammo e passiamo ad uno di portata superiore). L’importante è avere una disposizione in acqua corretta. All’inizio della pescata, prima di sovratarare la lenza, prendiamo il fondo a sonda sull’amo.
Utilizziamo una sonda pesante, così che la corrente non falsi la lettura. Preso il fondo reale (verticale) e applicata la sovrataratura necessaria, dato che la lenza si disporrà in diagonale, dobbiamo aumentare l’altezza di pesca fino a una volta e mezzo. Facciamo un esempio per intenderci: se il fondo reale è di tre metri e la lenza è a 45° potranno essere necessari anche quattro metri e mezzo (distanza amo-galleggiante) perché l’esca lavori in prossimità del fondo. Ma la corrente non è mai costante per un lungo periodo e varia nel tempo per intensità, talvolta anche più volte nell'arco di un’ora.
Capiterà così di dover ridurre la sovrataratura, di aumentarla, di cambiare il galleggiante e di accettare di dover far lavorare la lenza temporaneamente con un angolo più ampio e prossimo ai 90 gradi (acque che diventano molto lente). In quest’ultimo caso ricordiamo sempre che tanto maggiore è l’angolo (tanto più vicino ai 90°) tanto più la lunghezza della lenza (tratto dal galleggiante all’amo) dovrà avvicinarsi alla profondità reale misurata a sonda (verticale). Si tratta dunque di un approccio molto più dinamico di quanto si possa immaginare, fatto di osservazioni e aggiustamenti continui e finalizzato a presentare l’esca sempre in modo ottimale. Con il galleggiante in sovrataratura il rilascio della lenza provoca un suo affondamento con spostamento nel senso della corrente. Questa azione può essere utilizzata per introdurre, durante la trattenuta, dei brevi movimenti verticali dell’esca che in certi casi invitano la preda all’attacco.
Il grafico sopra, molto semplificato, ci aiuta a capire. La maggior parte del tempo noi siamo in trattenuta bloccata con l’esca che oscilla (fluttua) intorno ad un altezza costante, che per esempio è 20 cm dal fondo. Non è proprio vero ma prendiamolo come tale. Se ad un certo istante (esempio al tempo t=3) rilasciamo la lenza, il sistema affonda (il galleggiante è sovratarato) e l’esca tende ad avvicinarsi al fondo. Se dopo qualche secondo (esempio al tempo t=5) riprendiamo a trattenere, il sistema si risolleva dal fondo (l’astina del galleggiante riaffiora) e l’esca si alza disponendosi nuovamente all'altezza iniziale (circa 20 cm). Questo scendi e sali, determinato dalla sequenza di trattenuta-rilascio-trattenuta, è l’invito. Introdurlo di tanto in tanto rende la presentazione in corrente più interessante e non di rado vi fa seguito una mangiata.
Montature
In newsletter abbiamo pubblicato degli schemi di esempio, qui basti dire che con il bigattino si utilizzano spallinate a coda di topo, tanto leggere, lunghe e aperte quanto minore è la corrente. Se c’è più corrente si accorcia e si aumenta il peso (per evitare che l’esca si sollevi troppo). I terminali sono piuttosto lunghi (120-150 cm). Con il coreano si utilizzano lenze abbastanza “impiccate”, con la piombatura per lo più concentrata in un bulk o una torpilla (meglio se intercambiabile). Il terminale è di 80-100 cm. Per la sovrataratura ci si affida ad un bulk o una serie di pallini ravvicinati posti sopra la distribuzione scelta. Nel caso di torpilla intercambiabile la si sostituisce con una più pesante. Attenzione al fatto che i coreani hanno un peso non trascurabile (varia con le dimensioni e può superare anche i due grammi) e dobbiamo tenerne conto.
Consigli
Il galleggiante è preferibile sia applicato in modo sostituibile, con quattro tubicini in silicone: uno sull’antenna di segnalazione e tre sulla deriva. Non facciamo passare il filo attraverso l’anellino o il canale interno. In questo modo saremo in grado di cambiare galleggiante (forma e portata) senza dover tagliare la lenza.
I pallini di piombo vanno stretti sulla lenza il minimo indispensabile, così da poterli spostare (cambiare dinamica) o rimuovere a seconda delle necessità (variazioni della corrente e quindi della sovrataratura). Scegliamo quindi quelli in piombo tenero e teniamo sempre a portata di mano una pinza levapiombo. Due nodi di stop (in cotone o nylon) vengono realizzati uno immediatamente sopra e uno subito sotto il galleggiante fisso. La loro funzione è unicamente quella di segnale per il fondo reale (verticale). Sono molto utili come punto di riferimento dato che durante l’azione di pesca sarà necessario variare la profondità e provare diverse altezze.
Quando aggiusteremo la profondità per stare in trattenuta più nei pressi del fondo sposteremo in alto il galleggiante con il nodo superiore mentre il nodo inferiore ci indicherà di quanto ci siamo discostati dalla profondità reale. Viceversa se vorremo provare a pescare più in superficie sposteremo il galleggiante ed il nodo inferiore verso il basso con il nodo superiore come riferimento di profondità verticale. Questo ci consente di non dover risondare tutte le volte che variamo l’altezza di pesca e vogliamo tornare a quella precedente. Se per qualsiasi ragione dobbiamo rimisurare il fondo reale a sonda dopo aver sovratarato la lenza non facciamoci prendere dal panico e non pensiamo di togliere i pallini di sovrataratura: basta sostituire temporaneamente il galleggiante con uno di portata superiore al peso globale in lenza. In ultimo: con il coreano come esca non si pastura, con il bigattino sì. Attenzione a lanciare le larve a monte, tanto più quanto forte è la corrente. Non c’è niente di peggio che concentrare i pesci in un punto e pescare troppo corti o troppo lunghi.
Testo e foto: Franco Checchi














