4° L’URATORINegli anni settanta, in Brianza, la domenica andavamo tutti all’ “uratori”, all’oratorio.Nei pressi dell’ingresso un ambulante che parlava solo dialetto vendeva su una bancherella anicini, tiramolla, liquerizia e farina di castagne (la farinèta). Con la moneta che mi aveva dato la mamma io comperavo la liquerizia e la facevo durare per almeno un’ora.Quelli che si ritenevano più avanzati comperavano invece una scatoletta di anicini: li mettevano con l’acqua in una piccola bottiglia dove c’era stata un’aranciata e passavano il pomeriggio a “sgigutala”, cioè ad agitarla. Dopo un certo tempo di trattamento il liqu
4° L’URATORINegli anni settanta, in Brianza, la domenica andavamo tutti all’ “uratori”, all’oratorio.Nei pressi dell’ingresso un ambulante che parlava solo dialetto vendeva su una bancherella anicini, tiramolla, liquerizia e farina di castagne (la farinèta). Con la moneta che mi aveva dato la mamma io comperavo la liquerizia e la facevo durare per almeno un’ora.Quelli che si ritenevano più avanzati comperavano invece una scatoletta di anicini: li mettevano con l’acqua in una piccola bottiglia dove c’era stata un’aranciata e passavano il pomeriggio a “sgigutala”, cioè ad agitarla. Dopo un certo tempo di trattamento il liqu












