Oggi sono stata due ore in una libreria e mi sono ricordata della volta che per fuggire a quel caldo assurdo ci siamo nascosti come topi tra l'odore della carta e l'aria condizionata di quella libreria grande vicino alla stazione. Eravamo proprio all'inizio, ricordi? Prima ancora della tua non-partenza; forse non ne avevamo nemmeno ancora mai parlato di quel tuo viaggio. Quante ore saremo stati lì dentro? Milioni? Un'eco senza fine di “Questo l'hai letto?” “E questo?” “Devi leggerlo.” E tu, che inginocchiato sulle scale, mi recitavi “The Lovers” di Norman Mailer tenendomi per mano e io che ridevo fortissimo perché il commesso con la polo rossa ti guardava sconvolto senza sapere bene se interromperti o meno. Ed eravamo corsi fuori ridendo, i gradini fatti tre alla volta, mentre quella signora grassa applaudiva tutta contenta, e ci eravamo trovati all'improvviso in una delle nostre tante notti piene di luci e asfalto e avevamo camminato per ore in quella città non nostra parlando di tutto.