7.0
E ho dedicato un blog, e dico un intero blog, alla possibilità di avere qualcuno. Per mesi ho scritto e vissuto di speranza. Ma quando, alla fine, ti è passata affianco, e l’hai sentita. L’hai sentita talmente vicina da poterne assaporare la dolcezza sulla punta della lingua e sentirne i brividi freschi lungo il collo. Ma quella non è arrivata.
Rimango qui con il solito caffèlatte nella mano destra e accarezzando un gatto che non è più quello di anni fa, seduta sul balcone a guardare il cielo. A pecorelle. Azzurro.
Perchè sì, stavo aspettando l’estate e come ogni stagione è tornata a farmi visita. Con le margherite, le passeggiate e tutto il resto. E stringo la mano a qualcun’altro ora. Che mi guarda negli occhi e mi dice quanto sono bella.
Che anche se è estate, ho imparato ad aspettare quella vera. Dove non c’entrano fiori o belle giornate. Ho visto la mia speranza andare via con un’altra, guardarmi in faccia e stringere altre braccia. Forse con abbracci più lunghi di venti secondi, addirittura.
Ora ho il coraggio di guardarti e dirti che sei stato la mia estate, quella vera. Anche se è sempre stato inverno intorno.













