Ciò che continua a stupimi, ogni giorno che passa, è quanto il tempo possa essere relativo per un essere umano.
Ci si può trovare in fila alle poste, dal panettiere o in ospedale. Ci si può mettere in fila per uno spettacolo, per un concerto, e star lì ad annoiarsi ore ed ore tanto da arrivare a pensare “qui il tempo non passerà mai, me lo sento, resterò in questa fila per il resto della mia vita”. Poi, però, ci si può svegliare e scoprire che tutto ciò è successo l’anno scorso, che il tempo è passato, che quella fila lunghissima alle poste, alla fine, ha fatto sì che arrivasse pure il nostro turno, ha fatto sì che uscissimo da lì e tornassimo alla nostra vita.
Oppure si può star bene, troppo. Si può provare una felicità talmente grande da arrivare a pensare “voglio che il tempo si fermi proprio qui, proprio adesso, non voglio mai dover pensare a questo momento come a un ricordo lontano” e scoprire invece che sono già passati vent’anni e che, nonostante il forte desiderio che il mondo si fermasse, la Terra ha continuato a girare, le pagine sul calendario hanno continuato a strapparsi e la vita ad andare avanti come sempre, inesorabile e veloce.
Perché non importa quanto si vuole che l’atmosfera si stoppi o che le lancette dell’orologio girino rapidamente: il tempo continuerà sempre a scorrere allo stesso, identico modo. E allora, se la fila per quel concerto è giunta al termine, se dalla sala d’aspetto di quell’ospedale poi siamo riusciti ad uscire, forse non è vero che nulla cambierà. Forse non è vero che il brutto periodo, quello che stiamo passando adesso, resterà sempre il brutto periodo che stiamo passando adesso. Forse presto diventerà “il brutto periodo che abbiamo passato, trent’anni fa”, quello che pensavamo sarebbe durato per sempre. Diventerà “il periodo in cui vedevamo tutto nero e avevamo dimenticato che anche i pastelli scuri a cera pregiati e costosi, quelli con cui avevamo colorato le nostre pupille, inevitabilmente avrebbero finito per consumarsi e sparire del tutto”.
E’ solo questione di prospettiva. Domani ci sveglieremo e tutto questo l’avremo letto un po’ di anni fa.
Ve lo ripropongo, nove anni dopo.













