La mia testa è appena tornata da un viaggio
che ha attraversato pianeti e galassie e risposte
a cui una risposta non sono mai riuscita a dartela.
È appena tornata e già non ricorda un cazzo
delle scoperte che ha fatto, delle religioni che ha incontrato, delle canzoni che hanno suonato.
Diario di bordo troppo scarnito,
Non riesco nemmeno a scriverlo, figurati come potrei mai pronunciarlo.
Fossi un estraneo che leggesse quello che scrivo, direi certamente che molto probabilmente lo scrittore ami.
L’ultima volta che ho detto “ti amo” è stato tanti anni fa.
In effetti, anche l’ultima volta che ho detto “ti voglio bene” è abbastanza antica: più recente del ti amo, ma comunque tanto lontana da non averne memoria.
i motivi della difficoltà a pronunciare quelle due paroline magiche.
Ne ho trovati un paio molto carini
che fanno proprio al caso nostro,
Paura di perdere la propria libertà:
dichiarando il proprio amore ci si impegna a scegliere e quindi a rinunciare; il che rappresenta per alcuni la perdita della propria libertà individuale. Secondo la letteratura psicologica, la frase in questione, “Ti Amo”, è un archetipo linguistico, una formula che quando pronunciata segna un passaggio (mentale) dalla libertà del sentimento che si prova, all’impegno nei confronti dell’altro
Esattamentissimo. Minaccia alla libertà. La sento dall’inizio. E mi terrorizza.
Ho paura di chiudermi in gabbia.
Ho paura di perdermi il resto, di perdermi quello che c’è fuori.
Un canarino in gabbia con la zampetta incatenata.
Do scappi. Do vai. Fermo qua te devi sta.
Terrorizzata dal rischio di perdere la mia libertà, la mia più grande vittoria, la cosa per cui ho lottato di più.
Non so da dove derivi, non so perché mi senta così.
Ci penso, magari ci torno dopo.
Paura di annullarsi nella coppia:
dietro al non voler pronunciare quel tanto sospirato “TI AMO” può celarsi la difficoltà nell’affermare la propria persona e quindi la paura di poter annullarsi all’interno della coppia.
Eh si. Qua posso argomentare un po’ di più.
Paura di non essere compresa.
Paura di non essere rispettata.
Paura che la mia dignità venga calpestata e che il mio valore non sia riconosciuto.
Come in ogni discussione che abbiamo affrontato.
Paura resa sempre più reale ogni volta che hai fatto la voce grande. Ogni volta che hai messo in dubbio me e le mie verità. Ogni volta che hai sminuito la mia parte. Ogni volta che hai lanciato un “che puttanata” alle mie motivazioni. Ogni volta che non mi sono più espressa perché tanto non mi avresti ascoltato.
Ricordo che la prima volta è successo al Domitia. Non ricordo il motivo della discussione. Ricordo però di aver sentito il cuore spezzarsi. Ricordo di aver sentito gli occhi in lacrime. Ricordo di essermi sentita nuda e disarmata, impotente, colpita e affondata.
Ecco si, ricordo il motivo. Mi stavi dicendo tanto per non cambiare che non facevo abbastanza, che non dimostravo, che non mi impegnavo, che non mi sforzavo.
Fino all’ultimo colpo, pianto e singhiozzato.
con un taglio che si allunga sempre un po’ di più.
Paura di essere annullata, paura di essere sopraffatta dalla tua voce, paura che la mia non abbia il diritto di valere.
Ti amo, si. E forse tu pure, non avrò sicuramente il diritto di giudicare i tuoi sentimenti. Ho il diritto però di dire che viviamo due amori distanti, disconnessi. Due amori che vivono in due dimensioni diverse, separate.
Il tuo amore non lo sento, non mi tocca. Non incontra il mio.
Il mio amore è autonomo. Vive da solo, alimentato da me stessa. Sono io la ragione per cui ti amo.
Non è tutta colpa tua. Non è tutta colpa mia.
Abbiamo entrambi i nostri scheletri. Abbiamo entrambi le nostre paranoie.
E per quanto ci sforziamo, non possono coesistere. Sono deontologicamente antagoniste e opposte.
La mia crisi è causa è conseguenza della tua crisi.
La tua crisi è causa è conseguenza della mia crisi.