Ieri sera ho avuto una crisi non indifferente. Routine, per chi ha un cervello difettoso come il mio. Ho spezzato la mia vecchia sim, ho reso inesistente il numero di telefono che da oltre dieci anni mi portavo appresso. Ho cancellato il mio profilo Instagram, ho eliminato whatsapp e Telegram dal mio cellulare, sto smanettando per poter disattivare anche l’account di facebook e ne ho aperto uno nuovo, non troppo anonimo ma sicuramente molto silenzioso, in modo che possa, per ora, dare dell’occhio il meno possibile. Sono giorni che piango ininterrottamente: lo psichiatra ha cambiato medicinale, ieri gli avevo mandato un messaggio per dirgli che volevo farmi ricoverare in psichiatria e, dopo aver chiamato vari centri della salute mentale della zona senza aver ricevuto risposta -chissà, forse pensano che noi matti andiamo in vacanza ad ogni festività. Che fortuna che hanno, quelli che durante le feste hanno solo bisogno di andare al pronto soccorso ortopedico e non a quello psichiatrico. Lì, almeno, non ti lasciano morire, anche se ti etichettano con un bracciale codice bianco.-, ho deciso di spezzare la sim e di buttarla nel cesso. Irreperibile. Nessuno mi avrà provata a chiamare, ma se qualcuno ci avesse provato mi piace immaginare la voce dell’operatore che dice “il numero da lei chiamato non è al momento raggiungibile oppure è inesistente.” Avrei voluto poter dire che la persona chiamata non è raggiungibile ed è anche inesistente, nel mio caso sarebbe più corretto. Molta gente ha scritto a mia madre, per sapere come mai fossi sparita da ovunque. Due amiche, che si stavano preparando per festeggiare halloween in ritardo, hanno direttamente suonato al campanello di casa mia senza neanche scrivere a qualcuno che volevano passare. Erano preoccupate e mi hanno abbracciata, col corpo e col pensiero, mentre io singhiozzavo in preda al panico sul letto di camera mia. Hanno portato fuori mia figlia, facendole passare una serata diversa, obbligandomi a fare una doccia. Son tornata a casa ed ho continuato a piangere. Qualcuno non mi ha neppure cercata. C’est là vie… alle volte i momenti di pazzia ti fanno capire chi ti vuol bene. Io ieri ho capito una cosa: non so amarmi e non so amare la mia vita, nonostante tutto. So che tante altre persone non mi amano. So che, sulle dita di una mano, posso contare le persone che ieri mi hanno fatto capire che io posso sentire di non meritare niente davvero, che posso aver voglia di morire ogni santo giorno, che posso non essere amata da nessuno, ma che loro la mia mano non la lasciano. Non posso dire che son grata alla vita, oggi no… oggi, della vita, francamente non saprei cosa farmene. Ma credo che loro, insieme a mia figlia, alla mia famiglia e ad i miei amici a 4 zampe siano un buon motivo per stringere i denti e chiedere aiuto. Forse la luce in fondo al tunnel non la vedrò mai. Forse, come un gatto, mi abituerò a vedere al buio. Forse non lo so. Ma sapete che c’è? Lascio andare tutto ciò che mi appartiene perché voglio esser dimenticata davvero, almeno da chi ha voglia di dimenticarmi.
Questo blog non esisterà più. Verrà disattivato nel tempo. Io sarò forse tuttienessuno, forse postfataresurgo, forse checazzoneso. In caso qualcuno volesse passare a leggermi e a trovarmi. Baci baci.
Addio a questo grande ed immenso pezzo di vita che ha camminato per una decina di anni al mio fianco.







