STRANI FIORI: Italian freak folk, psych and drone music 2005 - 2010
“My Spectre around me night and day
Like a wild beast guards my way;
My Emanation far within
Weeps incessantly for my sin”
Un sottobosco musicale sparso per tutta la penisola, solo occasionalmente captato dalle antenne di ascoltatori e stampa specializzata, dedito ad esplorazioni che sbocciano in una sorta di folk sgangherato, ulteriormente imbastardito da contaminazioni con il free jazz, la psichedelia, il noise, la musica cosmica e le forme più primitive e naif dell’elettronica: pedali rotti, mixer in feedback ed altre diavolerie che sul palco, o meglio per terra, più che un set-up sembrano disegnare un cerchio magico.
E’ dalle frange più intransigenti del rumore che, inaspettatamente, spuntano questi strimpellatori cosmici che all’armamentario d’ordinanza del noiser cominciano ad affiancare strumenti acustici di ogni tipo, piccole percussioni, harmonium, flauti, per mettere in scena la loro personalissima versione sonora, liquefatta in oceani di delay, riverberi e droni, di The Wicker Man.
Sviluppatosi attorno a piattaforme di condivisione come Soulseek, ma anche su Myspace e tra i blog di appassionati, questo mondo parallelo all’allora scena underground italiana (ripiegata su post rock, noise rock ed elettronica da laptop) trova il suo rifugio naturale in quel calderone ipertrofico di produzioni in cdr, cassetta ed altri formati più o meno obsoleti che, sulla scia di quel movimento ribattezzato da Devid Keenan New Weird America, è in espansione anche in Europa con piccoli avamposti un pò ovunque.
Un fiume sotterraneo che musicalmente ingloba tutto quello che può esserci fra i Cromagnon e The Incredible String Band, giusto per farla breve. Una musica totale ma totalmente folle. Spirituale, vitale, nuova ma con radici antiche, quasi ancestrali. In bilico fra meditazioni elettroniche e danze infernali, dedita alla ricerca di un rapporto più diretto e istintivo con il mondo Naturale, da realizzarsi su un piano mistico, più terreno o cosmico.
Un suono libero e senza compromessi, tanto nei contenuti quanto nel modo di veicolarli, rafforzato da principi che vanno oltre il discorso musicale. Dischi “stampati” in tirature limitatissime, con packaging spartani (fotocopie in bustina di plastica e cd masterizzati) o rifiniti come preziosi e fragili oggetti di artigianato, spesso realizzati con materiale di recupero. Registrazioni in “studi” improvvisati, strumentazione di fortuna, sessioni all’aperto, nessuna promozione, uffici stampa o agenzie di booking. Pochissimi mezzi ma una distribuzione capillare assicurata praticamente in tutto il mondo dagli scambi fra etichette, musicisti e negozi specializzati (vale la pena ricordare Volcanic Tongue, Aquarius Records, Echo Curio e la webzine Foxy Digitalis, probabilmente il vero riferimento per l’intera comunità). Una diffusione in tempo reale, quando ancora l’ascolto e le piattaforme di streaming non erano così popolari, resa possibile dal lavoro instancabile e scrupoloso delle centinaia di blogger, veri e propri diggers che alla disamina appassionata di dischi scovati nei meandri del web, affiancavano gli immancabili link a mediafire o megaupload per scaricarne le tracce. Che io ricordi, nessuno ha mai avuto nulla da ridire.
Anche i concerti erano più che altro happening auto-organizzati e clandestini, senza palco e distanza fra musicisti e pubblico (?). Niente di più lontano dalla classica idea di band che esegue, calata nella sua parte, il proprio repertorio. Pochissime in realtà le occasioni di suonare qui in Italia, più frequenti i tour e le presenze nei festival all’estero.
Centinaia i dischi nei cataloghi delle altrettanto numerose etichette, dalla vita più o meno breve. Digitalis, Foxglove, Ruralfaune, Faunasabbatha, Ikuisuus, Student of Decay, Rusted Rail, Stunned, Last Visible Dog, 267 Lattajjaa, New American Folk Hero, Fire Museum, Singing Knives…Label che hanno forse riconosciuto negli strani vagiti di questa combriccola weird tutta italiana, lo spirito avventuroso di artisti i cui lavori cominciavano a riaffiorare online (il boom delle ristampe sarebbe esploso solo qualche anno più tardi): Battiato, Claudio Rocchi, Lino Capra Vaccina, Aktuala, Prima Materia, Futuro Antico, Roberto Donnini, Luciano Cilio. Riferimenti non così scontati per ragazzi attorno ai 20, 25 anni che in fondo, senza neanche troppa ingenuità, ma anzi in maniera determinata e con dedizione, cercavano di raccogliere il testimone proprio di quelle esperienze.
A sua volta, quasi ogni musicista qui in Italia contribuiva alla “diffusione del verbo” con la sua personale etichetta, consolidando in questo modo il proprio ruolo all’interno della rete: Centre of Wood, Palustre, Akoustic Desease, Troglosound, Monstres Par Excès, Lonktaar, Dreamsheep. E poi compilation fiume, dischi condivisi, collaborazioni a distanza e nuovi progetti (consiglio quantomeno il recupero di Pulga e Wondrous Horse).
Non tutto è sempre riuscito perfettamente, ma non mancano le gemme ed anche qualche punta di diamante (Heavy Electronic Pacific Rock di un giovanissimo Valerio Cosi è un piccolo miracolo di minimalismo con influenze kraut). La critica ancora sonnecchiava ma una piccola roccaforte la avevamo anche qui: il mitico blog Pillaloo.
Da questo calderone informe provengono alcuni degli artisti oggi riferimento della musica elettronica internazionale (Oneohtrix Point Never, Félicia Atkinson, Bill Kouligas, fondatore della PAN…); al tempo condividere con loro compilation, split o concerti era cosa normalissima. E’ però nei nomi scomparsi dai radar e che hanno fatto perdere le proprie tracce che si nasconde la vera anima di questo movimento. Figure che hanno vinto (vediamola da questa angolazione) la necessità di apparire, di esserci e produrre ad ogni costo. Che per qualche ragione o scelta meditata, hanno deciso di scomparire o di muoversi ai margini, coltivando la discrezione di chi aspetta di essere scovato. Mi ritrovo così ad immaginare Eyes Like Saucers ancora in giro per il deserto con il suo furgoncino (dopo la scomparsa del suo amato compagno, il cane Parmalee) o Harappian Night Recordings insistere nel torturare canzoni tradizionali del sud-est asiatico dopo una giornata di lavoro in ufficio a Londra. E riascolto album semi-dimenticati pensando a quante vie di fuga trasversali, segrete ed imprevedibili possa prendere il suono.
Attorno alla fine degli anni dieci qualcosa comincia a cambiare. Sommersa dalla spropositata quantità di suoni e informazioni della rete, questa stessa comunità mondiale è sul punto di immergersi in una soffice nuvola di ricordi, video tremolanti, triangoli, suoni esotici e sintetizzatori anni 80. Prenderà piede una forma di nostalgia, anche qui in Italia, con nuovi suoni, nomi, progetti ed anche una migliore copertura mediatica, ma questa è un’altra storia.
Maurizio Abate - Untitled 2 (Mystic Strings cdr album, Troglosound 2007)
Alberorovesciato - Barefooted Adventures In The Ring Snake's Territory, Marshy (Tigers On Acid In The Hell Of The Brushwood, cd album, Singing Knives 2009)
Caligine - Malia di Luglio (Minimalia, Vol. 2 cdr mini album, Monstres Par Excès 2009)
Neokarma Jooklo Trio - Solar Exodus Part II (Solar Vision LP, Qbico 2007)
Golden Cup - Ursula Maior (Kaleidopea casette C20, Digitalis Limited 2009)
Harps Of Fuchsia Kalmia - Frammenti Di Una Sconfitta Sulla Strada Di Casa (In Memory Of Luciano Cilio) (Burning With Your Old Joy In The Terminal Sun cd album, Ikuisuus 2009)
Donato Epiro - Rubisco Rossa (Unreleased track 2007)
We Wait for the Snow - Tribute (Split with Family Battle Snake cdr, Centre of Wood 2008)
Estasy - Tree of Dead (Estasy cdr album, Ikuisuus 2008)
Dona Ferentes - Peligros (Untitled, cdr album, Lonktaar 2010)
Suburban Howl - Untitled (Psychic Basement, self released cassette 2008)
Fabio Orsi & Valerio Cosi - We Could For Hours: Part One (We Could For Hours, cd album, A Silent Place 2008)
ThrouRoof - (…)Sinking (It's Raining Over Memory At 7 P.M. cdr album, Ruralfaune 2007)