«La radio è il mezzo più intimo che esista. Parli a qualcuno che non vedi, eppure lo senti vicino.»
Dina Luce, autorevole voce della radio e della televisione italiana, è stata giornalista e autrice di libri e di interviste passate alla storia.
In quasi settant’anni di carriera ha attraversato la storia dei media italiani come un filo sottile ma tenace, lasciando ovunque il segno di una professionalità rara e di un’umanità ancora più rara.
Nata col nome di Dina Del Fante di Castel Arcione il 2 giugno 1931 a Scansano, borgo della Maremma grossetana, in un’illustre famiglia, suo padre conte e Cavaliere del Lavoro, era stato alla Camera dei Deputati come parlamentare monarchico dal 1953 al 1958.
Aveva studiato a Roma, città in cui ha passato tutto il resto della sua vita.
Il suo esordio nel giornalismo era avvenuto nel 1953 con la prima collaborazione a Momento-sera, quotidiano politico-informativo fondato nel 1946. Nei decenni successivi ha scritto per L’Europeo, Oggi, Gioia, Il Tempo, Il Giornale, Avvenire, Tuttosport e molte altre testate. Negli anni Sessanta ha collaborato con i settimanali giovanili Big, Luna Park e Sogno, dimostrando una curiosità senza confini di genere o di pubblico.
Ma è stata la radio a rivelare il suo talento più autentico. La prima volta davanti a un microfono era stata nel 1965 nella rubrica Zoom. Ha poi condotto trasmissioni per le persone italiane emigrate in Germania, poi Il giornale delle donne, che nel 1969 si è trasformato in Lei, settimanale radiofonico al femminile.
Nel 1968 ha intrapreso un viaggio di trentaquattro giorni in Australia per incontrare la comunità italiana emigrata da cui aveva tratto quattro puntate speciali di grande intensità documentaria.
Dal 1970 e per tre stagioni ha condotto Buon Pomeriggio insieme a Maurizio Costanzo, esperienza che le è valsa il Premio Saint Vincent del giornalismo nel 1971. Quindi, dal 1978 al 1982, ha dedicato ogni lunedì mattina su Radiodue a Il suono e la mente, 221 ritratti radiofonici di personalità della cultura e dello spettacolo, un archivio di voci e di pensieri che resta ancora oggi un documento straordinario.
Nel 1986 ha gestito l’ufficio stampa per la prima esibizione in Cina di Luciano Pavarotti e del Teatro dell’Opera di Genova a Pechino, e la collaborazione con il grande tenore ha portato poi alla realizzazione dello special Pavarotti: la mia Argentina, trasmesso su Rai Uno.
Nel 1988 ha diretto l’emittente privata romana Voglia di Radio per poi tornare in Rai dove ha condotto Via Asiago Tenda, Il Buongiorno di Radiodue e numerosi altri programmi prima di passare ad altre radio private.
Nel 1994, sotto la direzione di Vittorio Feltri, ha iniziato a curare per Il Giornale la rubrica Giochi di luce, firmandola fino al 1998.
Nel 1996 è tornata in televisione con Confidenzialmente con Dina Luce, un format originale basato su trenta incontri nelle case di personaggi famosi. Ha poi pubblicato i libri Bentrovati tutti, una raccolta di interviste a scrittori e giornalisti celebri e il romanzo Dicono che un mattino.
Nel 2014 ha fondato e presieduto la Fondazione Dina Luce, organizzazione no profit dedicata ai diritti umani, alla tutela della natura e alla solidarietà.
Al suo attivo figurano oltre seimila ore di microfono in radio, un numero che dice tutto sulla fedeltà di una donna a una vocazione che il mondo dello spettacolo e del giornalismo ha presto dimenticato.
Si è spenta il 22 giugno 2020, a ottantanove anni ma la notizia della sua morte ha fatto il giro del mondo soltanto un anno e mezzo dopo, nel febbraio del 2022, con il silenzio che spesso avvolge chi ha dato tutto senza cercare i riflettori per sé.
Dina Luce se n’è andata in punta di piedi, come aveva vissuto, senza clamore, con quella discrezione che appartiene a chi ha capito che il mestiere di fare informazione è soprattutto un atto di servizio verso le altre persone.
«Intervistare qualcuno non significa metterlo sotto esame. Significa dargli la possibilità di raccontarsi. Il giornalista, in fondo, è solo un tramite tra una storia e chi merita di sentirla»
Dina Luce, autorevole voce della radio e della televisione italiana, è stata giornalista e autrice di libri e di celebri interviste.
In quasi settant’anni di carriera ha attraversato la storia dei media italiani lasciando il segno di professionalità e umanità rare.
Nata col nome di Dina Del Fante di Castel Arcione il 2 giugno 1931 a Scansano, borgo della Maremma grossetana, in un’illustre famiglia, suo padre conte e Cavaliere del Lavoro, era stato alla Camera dei Deputati come parlamentare monarchico dal 1953 al 1958.
Aveva studiato a Roma, città in cui ha passato tutto il resto della sua vita.
Il suo esordio nel giornalismo era avvenuto nel 1953 con la prima collaborazione a Momento-sera, quotidiano politico-informativo fondato nel 1946. Nei decenni successivi ha scritto per L’Europeo, Oggi, Gioia, Il Tempo, Il Giornale, Avvenire, Tuttosport e molte altre testate. Negli anni Sessanta ha collaborato con i settimanali giovanili Big, Luna Park e Sogno, dimostrando una curiosità senza confini di genere o di pubblico.
Ma è stata la radio a rivelare il suo talento più autentico. La prima volta davanti a un microfono era stata nel 1965 nella rubrica Zoom. Ha poi condotto trasmissioni per le persone italiane emigrate in Germania, poi Il giornale delle donne, che nel 1969 si è trasformato in Lei, settimanale radiofonico al femminile.
Nel 1968 ha intrapreso un viaggio di trentaquattro giorni in Australia per incontrare la comunità italiana emigrata da cui aveva tratto quattro puntate speciali di grande intensità documentaria.
Dal 1970 e per tre stagioni ha condotto Buon Pomeriggio insieme a Maurizio Costanzo, esperienza che le è valsa il Premio Saint Vincent del giornalismo nel 1971. Quindi, dal 1978 al 1982, ha dedicato ogni lunedì mattina su Radiodue a Il suono e la mente, 221 ritratti radiofonici di personalità della cultura e dello spettacolo, un archivio di voci e di pensieri che resta ancora oggi un documento straordinario.
Nel 1986 ha gestito l’ufficio stampa per la prima esibizione in Cina di Luciano Pavarotti e del Teatro dell’Opera di Genova a Pechino, e la collaborazione con il grande tenore ha portato poi alla realizzazione dello special Pavarotti: la mia Argentina, trasmesso su Rai Uno.
Alternandosi tra Rai e emittenti private, ha condotto celebri programmi come Via Asiago Tenda e Il Buongiorno di Radiodue.
Per diversi anni ha firmato la rubrica Giochi di luce per Il Giornale.
Nel 1996 è tornata in televisione con Confidenzialmente con Dina Luce, un format originale basato su trenta incontri nelle case di personaggi famosi. Ha poi pubblicato i libri Bentrovati tutti, una raccolta di interviste a scrittori e giornalisti celebri e il romanzo Dicono che un mattino.
Nel 2014 ha fondato e presieduto la Fondazione Dina Luce, organizzazione no profit dedicata ai diritti umani, alla tutela della natura e alla solidarietà.
Al suo attivo figurano oltre seimila ore di microfono in radio, un numero che dice tutto sulla fedeltà di una donna a una vocazione che il mondo dello spettacolo e del giornalismo ha presto dimenticato.
Si è spenta il 22 giugno 2020, a ottantanove anni ma la notizia della sua morte ha fatto il giro del mondo soltanto un anno e mezzo dopo, nel febbraio del 2022, con il silenzio che spesso avvolge chi ha dato tutto senza cercare i riflettori per sé.
Dina Luce se n’è andata in punta di piedi, come aveva vissuto, con quella discrezione che appartiene a chi ha capito che il mestiere di fare informazione è soprattutto un atto di servizio e non una pratica autoreferenziale.
«Intervistare qualcuno non significa metterlo sotto esame. Significa dargli la possibilità di raccontarsi. Il giornalista, in fondo, è solo un tramite tra una storia e chi merita di sentirla»
Autorevole voce della radio e della televisione italiana, è stata giornalista e autrice di libri e di interviste passate alla storia.