La via Francigena toscana da Gambassi Terme a Monteriggioni.
“ I primi passi hanno la leggerezza del sogno” scriveva Le Breton, ed è vero, perché quando stai per intraprendere un cammino, anche le aspettative e le paure sono sospese e nascoste mentre tutto è sfuocato prima di sciogliersi nella realtà.
I nostri pensieri sono enigmi, indecifrabili giochi di ombre in mezzo alle querce.
Siamo partiti in sei, io e Sara, insieme a i nostri quattro amici Zorro, Jigen, Ava e Nina. Abbiamo caricato gli zaini per percorrere circa 45 chilometri della via Francigena toscana in tre giorni, dove dormiremo in strutture già prenotate, ma soprattutto trasportiamo il cibo, l’acqua e il necessario per i nostri cani.
Lasciamo il piccolo centro di Gambassi Terme e iniziamo a camminare.
L’odore di vendemmia è il profumo di questo Ottobre e ci accompagna mentre attraversiamo i campi e i vigneti in direzione di San Gimignano.
I colori sono caldi e ci fanno stare bene.
I nostri cani vivono il presente e sono immersi nella ricerca degli odori e dei rumori. Ci guardiamo tutti negli occhi e siamo semplicemente contenti.
Ad un certo punto il profilo inconfondibile di San Gimignano appare da un strappo in mezzo alle fitte querce.
Una città bellissima ma che preserva la sua magia ancor di più se osservata da lontano, perché è mentre cammini che hai ancora la possibilità di immaginare e di fantasticare.
Non sarebbe difficile credere che dentro alle sue torri viva qualcuno o qualcosa che non appartiene più al nostro tempo.
L’arrivo in città è laborioso e pericoloso perché la via Francigena è stata schiacciata da asfalto e costruzioni. Alle porte della città gli attraversamenti pedonali e i marciapiedi sono nulli o comunque sono stretti e bisogna stare attenti. Peccato, perché l’ingresso in città meriterebbe più attenzione per chi viaggia a piedi.
Il mattino successivo attraversiamo l’affollatissimo centro e una volta fuori dalle mura iniziamo a camminare per davvero.
Ogni tanto incontriamo qualche altro camminatore immerso nel proprio viaggio personale.
Come scriveva sempre Le Breton “camminare riduce l’immensità del mondo alle dimensioni del proprio corpo”.
Tutto diventa molto semplice ed essenziale.
Fa un certo effetto stare in silenzio per ore e poi incontrare il traffico delle città. Camminare a piedi ti ricorda che cosa significa sentire il proprio corpo in mezzo a tutto il resto.
Abbiamo tempo e luce per concederci il privilegio di indugiare ad osservare il cielo e il volo degli stormi.
Abbiamo il tempo per riposarci tutti insieme all’ombra di un albero.
Fuori da un cimitero (!) chiacchieriamo con una famiglia incuriosita dai nostri cani. Il nonno, credo, ci illustra e ci incuriosisce non poco, parlandoci della tappa di domani quando percorreremo il sentiero sul fiume Elsa.
Nel pomeriggio arriviamo nella parte alta di Colle val d’Elsa dove passeremo la notte.
Il centro storico è letteralmente trafitto dalla luce bassa del sole che scavalca le mura e la sorpresa ancor più grande è la dimora storica in cui dormiremo, trovata semplicemente per caso.
Fuori dalla finestra il paesaggio è di una bellezza sconcertante nella sua essenzialità: un collina, un albero, una casetta, nient’altro. Ah già, la luce. Una luce incredibile.
La stagione ora diventa più riflessiva e consente di indugiare nel tempo.
Bashō diceva che anche il tempo è un viaggiatore e forse è per questo che adesso ci stiamo facendo compagnia senza fretta.
La mattina dopo proseguiamo in direzione di Monteriggioni e lo facciamo attraverso il parco fluviale dell’Elsa. È un tratto bellissimo e sorprendente. Il fiume ha i riflessi di un animale turchese e dorato mentre si risveglia al mattino. Dopo un paio un paio d’ore riemergiamo nel traffico di Gracciano e siamo frastornati, ma è solo il tempo necessario per attraversare il paese, perché poi la Francigena entra di nuovo in mezzo ai campi attraverso solitarie strade bianche. Ogni tanto qualche quercia veglia il percorso e protegge chi decide di fermarsi un poco vicino a lei.
Immagino un dialogo millenario tra pellegrini, viandanti e alberi.
E gli alberi ricordano sempre tutto, preghiere e segreti, o probabilmente soltanto i silenzi di chiunque sia passato di qui.
Raggiungiamo la bellissima pieve romanica di Strove e sostiamo nella piazzetta.
Gli ultimi chilometri che precedono l’arrivo a Monteriggioni sono tra i più belli percorsi in questi giorni, ma il rischio di cercare e di usare troppi aggettivi nel descrivere le cose, ingolfa la bellezza sobria dei luoghi. Occorrerebbe le parole giuste.
Usciamo nuovamente da un bosco fitto per poi trovare ancora ampie terrazze con gli ulivi bassi e i muretti ordinati. Gli spazi davanti a Monteriggioni sono fatti di terra grossa e hanno il colore perfetto della terra. Sono spazi immensi che contengono il tempo che è trascorso da sempre, proprio come quello che per un secondo si percepisce non appena varchiamo la porta di accesso attraverso la via Francigena. Immagino che qui i passi di chi cammina si intreccino, i passi di oggi e quelli del passato. Un secondo è il tempo sospeso ed essenziale tra un passo e l’altro ed è lì che scorre tutto il tempo.
Per questo credo che Le Breton scrisse che “il viandante non si domicilia nello spazio ma nel tempo”.
La notte a Monteriggioni è una cosa che sfugge a molti, ai turisti che se ne vanno dopo cena e forse anche a tutti quelli che giustamente riposano. Ma gli imprevisti del viaggio hanno fatto sì che dovessimo uscire più volte nella notte perché i cani ne avevano bisogno. E così ci ritroviamo sotto il cielo di tutti in una notte senza tempo ma con tutto il tempo. Una notte in cui gli uomini, seppur immobili, si avvicinano di più alla magia del viaggio e delle stelle.
Monteriggioni dorme cullata da mura discrete e gli ulivi parlano tra di loro, come sempre e da sempre.
Adesso possiamo riposare anche noi.
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Abbiamo viaggiato con 2 zaini, uno da 40 litri e l’altro da 30. Per lo più avevamo lo stretto indispensabile per noi, il cibo per i cani e altre cose utili per loro. Soprattutto caricavamo 3/4 litri di acqua per sicurezza, considerando la distanza dei punti acqua tra di loro. Abbiamo percorso tre tappe, rispettivamente da 13,14 e 18 chilometri più o meno, per un totale di 900 metri di dislivello e circa 10 ore di cammino. Abbiamo usato scarpe da trail; Sara aveva le Nike Pegasus e io le Nnormal Tomir.
















