in questa malinconia di frammenti che aspirano a connettersi
nell’atmosfera di questa nostra città, mondo a due, si avverte a fior di pelle una malattia dei sentimenti.
parole gridate bloccate in gola.
se solo mi lasciassi fiorire

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@convalescenza
in questa malinconia di frammenti che aspirano a connettersi
nell’atmosfera di questa nostra città, mondo a due, si avverte a fior di pelle una malattia dei sentimenti.
parole gridate bloccate in gola.
se solo mi lasciassi fiorire
non raccontarti vittima
un passo indietro
lezione: disinnescare
Come potremmo dimenticare quegli antichi miti
che stanno all'origine di tutti i popoli, i miti dei draghi che nell'attimo estremo si tramutano in principesse?
Forse tutti i draghi della nostra vita sono principesse
che attendono solo di vederci una volta belli e coraggiosi.
Forse tutto l'orrore non è in fondo altro che l'inerme,
che ci chiede aiuto.
E allora tu non devi spaventarti se davanti a te sorge una tristezza,
grande quanto non ne hai mai vedute prima;
se una inquietudine, come luce e ombra di nuvole,
scivola sulle tue mani e su tutto il tuo agire.
Devi pensare che qualcosa accade in te,
che la vita non ti ha dimenticato,
che ti tiene in mano e non ti lascerà cadere.
RAINER MARIA RILKE
rapporto inversamente proporzionale tra quanto me ne frega del calcio napoli e quanto mi faceva accusare il pensiero di perdermi la gioia di mio padre, di alcuni amici e della città per quest’eventuale vittoria
= sto per farmi 10 ore di intercity per stare un solo giorno a casa giù
L’importanza di rompere un bicchiere
ho detto e sto dicendo addio a un sacco di gente quest’anno, pensavo. l’addio interno, del tipo le strade insieme non ci appartengono più, non voglio più. ho rotto diversi bicchieri.
per alcuni ci ho sofferto come una stilla negli anni, un veleno leggero che sto mandando via come una quarantena lunghissima e invisibile.
altri brevi, senza dubbio, se non il dolore del pugnale, quel male che eviti per non sentire male.
il comune denominatore è uno, pensavo ora, mentre pulisco un disegno nero e rosso e puro: la violenza nelle parole e nei gesti la fuggirò sempre come un lampo e il gatto.
la perdoni a volte per parecchio, cerchi di capire, aspetti. ma l’offesa che dà la violenza inflitta a una parte interna di noi — non fisica, ma solo perché è un’anatomia non scoperta non dichiarata, non è cuore non è anima è un’altra cosa a cui si attacca, e a cui la vera scusa autentica non arriva quasi mai — l’offesa dico, è una ferita tremenda uno schiaffo alla vita e al tuo essere, e non c’è penitenza, scusa, sì-ma-allora-tu, che reggerà mai.
per cui se riesci a metter via il senso di colpa che l’offesa malanna ti genera, se riesci a dire addio a chi non rispetta quella parte in te che ancora non ha nome nell’enciclopedia scientifica dell’essere vivente, è un passo gigantesco.
l’addio è tremendo e salvifico e protezione.
anche questo lo capisci e lo capirò nel tempo lungo, ma mi è sempre più chiaro,
nel vedere cosa rimane, come rimango, chi sono io e chi voglio essere e come voglio sia il mio giardino di fiori, con chi la violenza non la userà mai, perché sa.
dire addio è anche rendere grazia e grazie a queste persone qui, che sentono te, l’altro da loro, come reale.
come un’ala, come una rondine caduta dalla finestra, salva, ma che necessita te. come un uomo in mare. come una foglia dentro un libro sottile come il respiro.
quell’amore, negli occhi, lì.
mamma sarebbe molto felice di questo pensiero mio, forse ha provato a dirmelo a lungo, ma poi arriva — mamma, poi mi arriva. per cui lo salvo qui, per quando dimenticherò la coscienza di questo passaggio, goccia, oceano.
un po’ di polvere di fata per volare
non rimarranno solo macerie ma la polvere di un incontro che nel buio avrà una piccola luce
tutto mi sta dicendo di andare via. ma io non so dove
l’estate dello stare a maggese
a volte essere affezionata ai ricordi può diventare pericoloso. la nostalgia spinge il desiderio di riviverli ma il confronto con la realtà può essere deludente. sarebbe meglio lasciarli lì, nel passato, così come sono.
il senso di colpa fa odiare
“Si può andare a trovare un piccolissimo pezzo di prato, un pizzico di prato c’è sempre”. Ho aperto Questo immenso non sapere nelle sue prim
“Guardare con meraviglia non solo un bell’albero, (troppo facile), ma anche il nostro istinto assassino, le nostre bugie ‘professionali’, i nostri travestimenti santi, eroici. Guardare con compassione i nostri narcisismi fragili, gli ego bambini che vogliono divorare il mondo, le volpinerie e le gallinerie. Ogni volta che vedo il male in me sento un bene, ho visto, ho visto, posso essere libera. Ci vorrà lavoro, ma posso essere libera. Mai fare i carini.”
Doppiozero Archive | Chandra Candiani e Anna Stefi
distrorsione percettiva alla base incrostata come cemento
ti ho messo in un cassetto
forse i tulipani sono i miei fiori preferiti