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@crampiamari
Colletto blu
Vinted ha spodestato il libraccio
Legends and superstitions of the sea and of sailors, 1885
"Una femmina è il suo corpo, questo è il problema. Un uomo è il suo cervello e quello che riesce a farci, ma una femmina è solo...è, e basta. La gente la guarda e in un secondo la giudica."
"Quella che credi sia una famiglia è solo un incidente. Non c'è significato negli incidenti"
Non mi prendeva mai per mano ma lo seguivo lungo il corridoio di terra scura dove, dopo tanto sudore, stavano crescendo ortaggi verdi, gialli e rossi. Sotto al sole opaco della Lomellina il suo capo,ormai quasi del tutto glabro, era coperto da un cappello di paglia ormai logoro ma funzionale; si metteva controluce e non gli potevo vedere gli occhi ma sapevo che mi stavano guardando placidamente, non avrei fatto alcuna marachella sulle sue piantine di sacrificio. Nell'aria c'era l'odore dei fichi smaturati e caduti a terra; la loro polpa zuccherina rendeva l'area intorno alla pianta nauseante ; i rami erano agghindata da svariate bottiglie trappola per vespe e calabroni. Una volta entrata la regina tutto il resto del clan si fiondava verso di essa per aiutarla ma a quel punto era troppo tardi; una morte triste le attendeva. Non mi facevano pena però, piu di una volta avevo saggiato il loro pungolo velenoso e vederle stridere e impazzire dentro una bottiglia di aranciata mi sembrava equo. Mi diceva di allontanarmi da lì, di lasciarle morire in pace. Lo ascoltavo e mi mettevo ancora accanto a lui, che era alto e ai piedi al posto delle stringhe aveva dei cavi elettrici gialli e blu intrecciati tra loro e pensavo che ciò gli desse piu energia. Pensavo fosse furbo, perché era molto più alto di me e l'elettricità gli scorreva per i piedi.
Avevo preso bene la fine delle elementari
Prima della vita
Questa mattina questi due se la parlavano alla grande, pare stiano bene nonostante il caldo padano.
Servono due mani per contare i nostri giorni
C'è questa cosa che succede quando sono a lavoro dove in poche parole mi viene una gran voglia di scrivere di tutto, mi vengono in mente le storie più disparate e assurde, oppure ricordi o pezzi della mia vita che vorrei mettere per iscritto così da dargli una forma più chiara e leggibile, ma poi appena torno a casa tutti questi pensieri evaporano e mi sento svuotato e insoddisfatto. Il giorno dopo torno in quel posto, metto le scarpe dalla punta rinforzata, il gilet blu, infilo i tappi e tra quelle macchine instancabili il mio cervello torna a ronzare su quei pensieri. A volte sono quelli del giorno precedente, altri invece sono inediti e quando capita mi sento ancora più soddisfatto della mia creatività inespressa. Oggi non era uno di quei giorni, in verità non avevo proprio alcuna idea in particolare. Continuava a mulinarmi nella mente quell'idiota di mio padre, quell'essere infetto e inutile. Cercavo di posizionarlo in un mondo parallelo a questo, dove faceva il padre e noi figli gli parlavamo in modo confidenziale, si rideva persino, e lui ascoltava davvero e non dava risposte senza senso, no, era davvero lì per ascoltarci e non c'erano riferimenti alle sue problematiche, alle nevrosi, alle sue ferine ossessioni. Aveva dei vestiti normali addosso, da padre qualunque, dei jeans e una camicia scura, delle scarpe nere, senza buchi o fango sopra. Poi però lo guardavo meglio e mi faceva paura, mi si arricciavano i peli sullo stomaco perché quegli occhi da castagna non erano come i suoi e questa nuova forma non riuscivo a decifrarla e a gestirla come so fare con la carcassa che conosco bene. Volevi fregarmi ancora una volta ma non ce l'hai fatta mi dispiace.
quando ci accorgeremo che anche questo stupido uscire fuori di casa per un gelato e poi fare una biciclettata lungo i margini del paese mentre un vento fresco e umido ci sferza il viso alla fine non è niente male sarà sempre e comunque troppo tardi.
Molto felice
dopo una settimana di malattia il mio cervello non riesce ad accettare il fatto che domattina dovrò recarmi in quel desolante capannone a farmi martellare il cervello dal suono martellante delle macchine e dalle solite rotture di coglioni che mi attendono sempre. Per non parlare dei colleghi sempre pronti a chiedere se sto male o bene e io a fare la parte di quello gentile ed educato quando vorrei solo poter dire "porcodio lasciatemi in pace, non provo alcun interesse nel misurarmi con voi!" e cristo santo chi cazzo ha voglia di dover vivere tutto questo? è proprio vero che più stai a casa e più vuoi rimanerci, o per lo meno con me questa cosa funziona benissimo. inoltre ho appena iniziato Walden o Vita nel boschi e la mia essenza sociopatica sta spingendo fortissimo verso un'esistenza da santone in mezzo agli alberi, peccato non sappia fare un cazzo con queste mani inutili che mi ritrovo e quindi domattina si timbra il cartellino e si soffre come al solito.