Il peso delle parole
Non credo che qualcuno si sognerebbe mai di adottare a guisa di insulto, o peggio come elemento discriminatorio una qualche patologia dei suoi simili per additarli e metterli alla gogna; o almeno pare che i tempi in cui viviamo, in parte, hanno eliminato questa aberrazione.
Anche dal punto di vista psicologico o psichiatrico, se “pazzo” è ancora usato come vocabolo disprezzativo per indicare comportamenti insani di qualcuno, tuttavia non ci sogneremmo mai di dare del “pazzo” ad un malato di mente con l’intento di insultarlo o per farlo distogliere dalla sua malattia; perché di questo si tratta.
Avviene, invece, che oggi celebriamo la giornata contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia in un tripudio di “sciacquamenti di bocca” che fanno inevitabilmente venire a mente il poco morigerato ma assai famoso adagio “tutti froci col culo degli altri” (mi si perdoni il francesismo)… lì dove il termine “fobia” è chiaramente discriminatorio di coloro che adottano atteggiamenti, parole e ostilità di vario tipo nei confronti di persone omosessuali, transessuali e bisessuali.
Ma sappiamo benissimo che le fobie sono chiaramente una forma di malattia psicologica; e ce ne sono di svariati tipi quali agorafobia, aracnofobia, claustrofobia, per citarne alcune tra le più conosciute; ma l’elenco potrebbe protrarsi all’infinito. Perciò, ad esempio, non apostroferei mai una persona claustrofobica con l’epiteto “claustrofobico”, né per richiamarla a dismettere la sua fobia, né tantomeno con intento offensivo.
Allora vien da chiedersi: perché chi avversa l’omosessualità, la transessualità e la bisessualità si vede posto alla stregua di malato di una fobia? Sono veramente persone che hanno paura della differenza altrui? O sono semplicemente degli “haters”?
Il rischio di considerarli fobici è evidentemente quello di far passare come “sano” l’orientamento sessuale di chi oggi vogliamo difendere e come “malato”, invece, quello degli eterosessuali, categoria cui appartengono in stragrande maggioranza chi avversa omosessuali, transessuali e bisessuali; e si creano, così, nuovi ghetti ed alimentiamo nuovi forni crematori. Chiaramente, questo non può essere detto ad alta voce, ma le parole hanno un peso e sono mediatrici di contenuti reali, non solo simbolici.
A me piace pensare, invece, che chi avversa omosessuali, transessuali e bisessuali sia un odiatore seriale, un “hater”, appunto, che come tale va trattato, sia che si tratti di un argomento delicato come quello dell’orientamento sessuale, sia che si tratti di altri argomenti. È troppo facile parlare di fobie e dare del pazzo a qualcuno, piuttosto che affrontare il tema dell’odio che imperversa e avvelena ogni ambito della comunicazione oggi; perché in questo caso dovrei rivedere io per primo i miei atteggiamenti e chiedermi se, per caso, anch’io non sia un “hater”.
Perché invece di celebrare una giornata “contro” non si celebra una giornata “pro”? Sarebbe bello assumere un atteggiamento positivo che favorisca l’accoglienza dell’altro così com’è permettendogli di esprimersi in libertà secondo la sua natura, senza etichette e senza offese. E se proprio non sappiamo fare a meno di atteggiamenti ostili, allora dichiariamo una guerra aperta e senza tregua a tutte le forme di odio; e questa giornata chiamiamola “giornata contro l’odio omosessuale, transessuale e bisessuale”.











