“No matter who I’m in love with, you’re my only hero, Nana.”
Nana, Ai Yazawa.
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“No matter who I’m in love with, you’re my only hero, Nana.”
Nana, Ai Yazawa.
‘Love is an organic thing. It rots and softens.’
Words by Clementine Von Radics
Commissions still open for apple art! send me a message!! 🍎🍎🍎
Ho guardato il fiume a lungo, e gli ho affidato le mie lacrime. Si sono allargate sulla superficie e hanno inghiottito anche le profonde anse che tracciava nella campagna, hanno rotto gli argini e hanno annegato i campi dalle file ordinate che abbellivano le sue rive.
Ciclicamente, come le onde che si infrangono sulle rocce della costa, anche tu hai sentito il bisogno di frammentarti. Una volta ti sei lasciato alle spalle la tua casa, un’altra volta il tuo lavoro, questa volta me. Di tutti i posti in cui affogavo, avevo trovato una nicchia sicura nel tuo abbraccio e ho creduto di essere in salvo dalla marea. La verità, peró, è che l’acqua si instilla in ogni fessura, in ogni chiasmo, in ogni infinitesimale apertura di filtraggio che incontra.
Io mi sono sentita affogare nella mia malattia e avevo un disperato bisogno di sapere che avrei anche potuto lasciarmi andare, tanto mi avresti tenuta tu lontano dal mare aperto. Avevo bisogno di sapere che ti saresti preso cura di me, come ogni giorno ho sempre fatto io con te. Ho sempre accudito la tua rabbia, i tuoi momenti di dolore, la nostra casa, la preziosa struttura di intricati nodi che sosteneva la nostra vita insieme. Ogni volta che sei tornato a casa con un vuoto nel petto io mi ci sono seduta vicino, ho aspettato insieme a te che ci fosse di nuovo un centro da ristabilire. Ti ho aspettato per giorni interi davanti alla porta, guardando le vite degli altri scorrere e dimenticandomi della mia. Nel mio centro ci sei tu, ci sono i nostri progetti e i nostri sogni. È un nido che, certo, a volte è sembrato piccolo e modesto anche a me, ma mi ha sempre accolto con il calore di una casa che ci siamo costruiti con tanti sacrifici e tante emozioni condivise.
Per una volta, avevo bisogno di te. Nel guarire dopo il mio intervento avevo bisogno di trovarti accanto al letto, magari sfinito, magari triste, ma presente. Non mi meritavo di sentirmi un peso per aver avuto delle difficoltà ad essere brava, performante, capace anche così. Mi meritavo un posto sicuro per abitare la mia depressione senza paura, per poter essere una persona con i suoi difetti e le sue mancanze senza temere che l’amore fosse in palio a chi è più bravo a funzionare.
Sto ancora imparando a legittimare i miei bisogni, a non vergognarmi o sentirmi in colpa per lo spazio che occupo. Non ho ancora assimilato l’idea che l’amore non vada guadagnato come un premio. Penso ancora che mi meriteró cura e affetto solo se “sono brava”, se non do fastidio, se non rovino i programmi, se sto bene. Sono una persona dignitosamente decostruita, eppure i miei più grandi dolori derivano dalle stesse convinzioni che a 16 anni mi avrebbero ammazzata. Stavolta non sono morta, sono viva, e sto cercando di fare i conti con il fatto che ci sono stati dei momenti nella mia vita in cui avrebbe potuto non essere così scontato.
Non riesco a essere consolata, peró, dall’idea che se non puoi prenderti cura di me è meglio che ci separiamo. Io non voglio essere accudita, voglio solo avere un posto per me, per essere autentica anche quando la realtà mi rende meno brava.
Chissà cosa si vince, poi, ad essere sempre bravi e a farsi sempre carico degli altri. Io sono 29 anni che lo faccio, e non l’ho ancora capito.
ma io cosa me ne faccio di questa rabbia? cosa me ne faccio della consapevolezza di tutte le motivazioni per cui non ho potuto vivere una vita felice? cosa cazzo me ne faccio della sensazione di essere rotta per sempre
my paradox is that i live in constant mourning of the person i was a decade ago while hating everything about that time of my life — i hate her, but i do not recognize myself anywhere else, i feel like the person i am now is just a gimmick of who i authentically was. That was my true self, unapologetic and full of self loathing and capable of feeling things
sometimes i think that depression will end my life one day
Finding out I have a hole in the middle of my heart gave me the closure I've been desperately needing for years.
Doctors said it's critical, they said the blood flow from one side to the other is clinically relevant. Sometimes I get these extremely painful migraines with aura, I see shapes and colors and lose the ability to read or talk. Apparently, they're mini stroke episodes. The doctors are scheduling my surgery as we speak.
But I'm glad they found it: now I know where all my pain was going, all my life. I felt sempiternal waves of sadness throughout my whole existence. They radiated from my body and then reversed their course and made their way back inside, skipping their exit. I made a bed in my pain, and I've been laying in it for as long as I can remember. Everytime someone broke my heart, I felt my lungs give in. Now I know that the reason it felt like literally being kicked in the chest was that the wall between my two atria is slashed open. Now I know that every tear I shed over the last 28 (almost 29) years was coming from a malfunctioning machine, that every sob and ragged breath was the product of a messed up body. I knew there had to be a reason, I felt it inside my guts. I hold a fucked up heart inside my chest. Every drop of blood that came from my wounds was spoiled. Just like my brain.
All those people I've loved took a toll on my heart. I feel like this stupid hole got bigger at every heartbreak, I feel like one day it's going to swallow me whole.
What if they fix me and I lose my ability to store all these feelings inside my heart?
You don’t have to belong everywhere!
Sono quasi 10 anni che mi hai lasciata da sola. I primi due sono passati costellati dall’incredulità dei pianti che ti fanno singhiozzare senza riuscire a prendere fiato, ho provato tante volte a cercarti con i messaggi di circostanza che si mandano gli ex fidanzati quando non hanno ancora chiuso del tutto; ogni compleanno era un pretesto per sperare di vedere arrivare un tuo messaggio.
Gli anni successivi sono stati strani per me: il bozzolo di convinzioni in cui stavo attentamente costruendo la mia identità si è frantumato, le ali che stavo formando si sono distrutte e non mi sono neanche resa conto che in breve tempo mi sono abituata a vivere come una pallida imitazione di chi ero. Senza neanche saperlo, ho smesso di riconoscermi. Da allora, abito in questo assurdo limbo tra il lutto e la nostalgia in cui non faccio altro che vegliare sulla tomba della persona che ero a 16 anni, chiedendomi dove sia finita. Non avevo capito niente di lei, di te. Ero così convinta che le nostre identità fossero sovrapponibili che non ho neanche considerato l’eventualità che potessi essere io la causa della tua sofferenza. Non avevo capito niente di te, eppure pensavo di conoscerti come i palmi delle mie mani. Ancora adesso ho la presunzione di pensarti come se fossi identica alla te di 10 anni fa, come se sapessi esattamente cosa potresti dirmi in situazioni che 10 anni fa non sapevamo neanche immaginarci.
Negli ultimi anni ho avuto il coraggio di disseppellire alcune parti dolorose della mia vita e fare i conti con il fatto che te ne sei andata spontaneamente, senza preavviso, proprio scegliendo di farlo. Mi vergogno ad ammettere che non riesco a ricordarmi neanche cosa mi hai detto, ho cancellato quell’ultimo messaggio che mi hai mandato qualche settimana dopo aver smesso di rispondermi in preda ad una rabbia confusa, che non sapeva neanche dove piantare radici. Quella rabbia non ha mai trovato un pezzo di terra fertile dentro di me, Cate. Non sono mai stata capace di colpevolizzarti veramente, per quanto io abbia tentato di dipingerti come un gatto nero schivo e dal dente avvelenato, pronto ad affondare i denti nella mia mano. Ho usato tutto il mio odio solo per me, non ne avevo altro da versare nel tuo vaso dentro il mio cuore, era già troppo colmo, pieno fino all’orlo delle cose che abbiamo fatto insieme e dei nostri ricordi che si sono cristallizzati come punti cardine della mia identità.
A volte mi dico che ti ho lasciato andare perchè ti amo, e se ami qualcuno riconosci la sua libertà. Non serve a farmi sentire meglio, peró mi sembra più vero di “ti ho lasciato andare perchè hai voluto andare via”.
Sono quasi 10 anni che non so niente di te, ma dentro di me ti ho raccontato la mia vita ogni giorno. Chissà se adesso sarei in grado di non ferirti, adesso che vivo una realtà che rende tangibile il concetto di cura. Adesso che costruisco e coltivo l’amore che non sono stata in grado di avvolgere intorno a te.
A questi 10 anni di lettere che ti ho scritto e che non credo leggerai mai, Cate. Perchè se non posso amare te perchè non sei qui, voglio amare la tua libertà nel scegliere di non essere qui. Le persone se ne vanno perchè sono libere.
Mi manchi tantissimo.
V.
Timothy Cleary: ‘Bronze’ (2016)
am i making you feel sick?
i only sleep 4 hours a day and look at me I'm fresh
Taxidermy wolves (Canadian Museum of Nature), 29.08.23