Torino, 14 gennaio 2024 Caro Te, mio amato e dolce amore di mille anni fa. Com’è dura la vita, senza la tua gioia a riscaldarla, senza i tuoi racconti a tenermi ancorato al cielo. Oggi la giornata è grigia di nuvole che non scaricano nulla. Tengono il dolore accumulato in sacche nere e sprazzi azzurri, che ricordano una speranza caduta in guerra. Oltre l’orizzonte, nei posti in cui vivevamo quando eravamo piccoli, forse c’è ancora una luce, un qualcosa cui tenersi stretti mentre il ventre soffia forte. Sono ancora qui, per presentarmi scalzo alla Bora. Ma non ho coraggio di andar ad incontrare quel vento, perché sarebbe una vittoria sconfitta, un tramonto di sangue che non potrei sopportare di tenere tra le mani. Tu mi manchi come mai prima mi è mancato qualcosa, come sempre mi è mancato tutto. Nei luoghi in cui l’erba è più verde e la luce più luminosa so che ancora esiti. Ma i prati d’asfodelo sono luoghi a me ancora negati. Quanto vorrei raggiungerti non so dirlo, oggi che tutto in me piange e si fa strada impraticabile. Oggi che il corpo è costretto da una mente sciolta a nostalgia all’immobilità delle montagne, la contemplazione di un mondo che si nega e non riconosce alcuna pace. Se tutto fosse nero sarebbe più facile spegnere anche la mia luce, ma vi sono troppe stelle nella mia notte per far finta che non vi sia Meraviglia. Non so neppure come dirtelo, mio amato amore, che oggi non sono capace di esistere. E quante, quante volte ho detto la stessa cosa. Troppe per contarle, troppe per una vita intera. Passerà mai, questa sensazione tiepida di dolore? Questo continuo negarsi della pace? Un mondo in cui le notti siano piene di gioia, o di semplice e ristoratore sonno. Questo vorrei per me. Per te. Per noi insieme. Ma non si può, lo vedi? Non c’è più niente in cui sperare. Il cielo è una ferita che non perde sangue, le mie vene traboccano di tutta l’elettricità che non si libera. Non vi è nulla che possa placare tutto questo. Che possa concedermi un rifugio dal dolore. Tu non sei. Ed io raccolgo dalle orme l’ombra di passi pesanti nella neve. Quando non avrò neppure quelli, da seguire, cosa ne sarà di me? Ma dove sei andato? Ma perché sei andato? Era così caldo il sole, quel giorno. Potevi restare un altro po’... solo un minuto, solo per sempre. Potevi? -Raccolta Bartleboom





















