Ricostruzione della rocca di Micene 1800-1100 a.C.
La cittadella era circondata da una potente cerchia di mura di pietra, le così dette mura ciclopiche, che seguivano l’andamento irregolare della collina rocciosa. Anche le rocche micenee avevano carattere urbano e polifunzionale: erano il centro politico e amministrativo di territori rurali anche molto vasti.
Nelle mura ciclopiche si aprivano solo due porte: l’entrata monumentale, la così detta Porta dei Leoni, e una porta più piccola nel tratto nord delle mura.
La Porta dei Leoni è una grande costruzione trilitica risalente al 1250 a.C. circa, costituita da quattro enormi monoliti di pietra grezza.
Il triangolo di scarico è coperto dal rilievo in porfido egiziano con le due leonesse rampanti ai lati di una colonna.
Il cerchio A delle tombe a fossa, risalente al XVI secolo a.C. ed esplorato da Heinrich Schliemann, si trova eccezionalmente all’interno delle mura: più che una necropoli doveva essere un vero e proprio santuario dedicato agli illustri personaggi che vi erano sepolti.
Il centro della rocca era un ambiente di rappresentanza quadrato con il tetto sostenuto da quattro colonne e un foro centrale rotondo che forse sottolineava il focolare: era il “megaron”, che fungeva da salone dei banchetti, da sala del trono e da sala delle udienze del wanax, oltre che luogo per il suo soggiorno privato.
Oltre alle tombe a fossa, esistevano a Micene altre tipologie: fuori dalle mura si trovavano una serie di tombe ipogee a tholos di enormi dimensioni.





