⁖ ♡ Sophia & Dustin @ Biblioteca di Hogwarts / 26 Febbraio.
Strano a dirsi, ma s'è recata in biblioteca per studiare e sgomberare la mente –– sicura al cento percento che avrebbe al massimo incontrato Brandon. È che sta ignorando un po' tutti, in questi giorni, e se potesse ignorerebbe persino se stessa. Però... sono pochi, i posti liberi. E quando ha scostato la sedia non si è accorta di star prendendo posto di fronte all'altro: se ne rende conto solamente adesso, mentre issa lo sguardo dal libro che ha appena posato sul banco alla ricerca di una matita. Però non dice niente. Vietato parlare, no? Quindi si limita a tornare a leggere.
Dopo il compleanno di Sophia, Dustin non ha avuto molto modo di vederla. Sarà che è stato come al solito troppo preso dallo studio, dalle lezioni, dagli allenamenti e dai suoi compiti da caposcuola, ma... è strano che lei non si sia fatta vedere, avendo presente il soggetto.
Per questo, quando Sophia gli si siede di fronte, Dustin aggrotta le sopracciglia quando nemmeno lo...saluta?
Okay, c'è proprio qualcosa che non va. Ma posso dire che lui è convinto di non aver fatto nulla di male, eh, tutt'altro! « Ciao, eh! » Ecco, meglio che lo rompe lui, il silenzio, anche se a bassissima voce.
È vero, è strano che Sophia non si sia fatta vedere, soprattutto dopo il gesto altrui al proprio compleanno. Così come è anche strano sia lui, adesso, a spezzare il silenzio — con la Grifondoro che issa lo sguardo chiaro sul suo volto solo dopo un attimo di tentennamento, inumidendosi le labbra con la punta della lingua. E lo fissa per un istante senza dire niente, le dita che si torturano l’un le altre al di sopra delle pagine giallastre del tomo di Aritmanzia.
‹ Ciao—— › anche il suo è un sussurro, flebile, la voce troppo sottile per essere la propria. Abbozza un vago sorriso, però, nel tentativo di fargli comprendere che non ce l’ha con lui... né qualcosa di simile.
Beh, va bene essere in biblioteca, ma Dustin è comunque uno che saluta anche in biblioteca! Se poi pensiamo che non la vede da giorni... è normale che le ha parlato per primo, no?
Forse, ma meglio non farsi troppe domande al riguardo. La guarda ancora, anche quando lo saluta senza chissà quanto entusiasmo. Ma gli sorride, no? Probabilmente non è colpa sua se sta così e facendo due più due...diciamo che ipotizza quale possa essere il motivo. « Stai bene? » Beh, è evidente che non stia bene. Ma...cos'altro poteva chiederle?
Tiene lo sguardo fisso sul suo volto, lei, il capo che a quella domanda si inclina vagamente d’un lato. Non ha mai dubitato Dustin fosse “ educato “ anche in ambienti come quelli, solo che... semplicemente non se l’aspettava. Perché di solito è lei quella che rompe il ghiaccio, che importuna, che obbliga la propria presenza anche se non la si vuole. Soprattutto con lui. Ma le fa piacere, no? Perché avrebbe potuto semplicemente ignorarla, e invece...
‹ Ho avuto giorni migliori. › semplicemente, mentre si rigira tra le dita la matita appena afferrata ( lei preferisce le cose babbane, alle piume ). Ed è ironico, no? Perché per quanto le piaccia lagnarsi per le cose più stupide, come i dolori da ciclo, in casi del genere è molto più evasiva. Perché è complicato, e non le piace mostrarsi così vulnerabile. Anche se è evidente non stia bene.
Che lei ha avuto giorni migliori, Dustin l'aveva facilmente intuito, no? Però... gli dice solamente quello, ed è evidente che non voglia parlarne. E Dustin non è di certo uno di quelli che insistono. Quindi si limita ad annuire, guardandola in volto ancora per qualche istante, come dandole il tempo di continuare.
Ma quando non lo fa, accenna un lieve sorriso in sua direzione, prima di tornare ad abbassare lo sguardo sulla propria pergamena su cui stava scrivendo prima del suo arrivo.
È quasi insistente, lo sguardo di Sophia. Che non si sposta dalla sua figura neanche a quel sorriso lievissimo, neanche quando cala il capo per tornare a... studiare?, o fare chissà che altro. L’osserva, in silenzio, persa nei propri pensieri... e non si premura neanche di raccogliere le proprie cose, quando si issa dalla sedia per andare ad occupare quella accanto alla sua. Nessun preambolo, è abbastanza sicura che sia bastato il frusciare dei vestiti o il rumore delle scarpette contro il pavimento per fargli comprendere non sia più distante.
‹ Perché credi sia andato via? › un sussurro. Lievissimo. Si ode appena, in realtà. È una cosa che si chiede spesso, soprattutto dopo San Valentino; lo fa anche adesso, mentre giocherella senza volerlo con la collanina che le ha regalato. S’è chiesta se non sapesse di loro due, anche. E quindi... ‹ Glielo hai detto? ›
E' che Dustin non sa cosa fare o dire! Quindi alla fine ha optato per... beh, fare la cosa che gli riesce meglio. Studiare. E anche se sembra totalmente concentrato sulle parole che traccia sulla pergamena, non riesce a fare a meno di pensarci, a cosa possa essere successo.
E quando la sente alzarsi in piedi ecco che si ritrova a pensare che davvero abbia fatto qualcosa di male. Insomma, nemmeno ci pensa che la colpa di tutto sia della partenza improvvisa di Valentyne.
Perchè alla fine è la sorella, no? Ha pensato semplicemente che con lei ne abbia parlato, prima della partenza.
Ma viste le domande che lei gli pone, Dustin deve dedurre che ne sa meno di lui, di quella partenza. Per questo, torna a sollevare lo sguardo su di lei, scuotendo appena il capo in segno di negazione. « No, non gli ho detto nulla. » Perchè avrebbe dovuto? Mica è stupido! « E...non ne ho idea del perchè l'abbia fatto. Dovresti saperlo tu, no? »
Dovrebbe, ma non lo sa. Ed è una consapevolezza che le scorre dentro non appena l’altro lo fa presente, e lei lascia vagare lo sguardo nel vuoto. ‹ Non lo so, invece. Pensavo fosse perché avesse saputo di—— › un gesto eloquente, anche se ancora non torna a guardarlo, entrambe le mani che adesso ricadono mollemente sulle gambe. Era la spiegazione più plausibile, no? Soprattutto dato quello che... è successo tra loro. Adesso ha ancora più domande, invece. E più tristezza spiaccicata addosso. Perché dopotutto lei è tornata in Inghilterra per stare con Valentyne, no? E invece adesso è di nuovo sola. Come sempre. Ha perso il conto delle volte in cui è stata abbandonata a se stessa. Ed è forse per questo, o è forse perché Dustin è l’unico che la conosce un po’ meglio, che ha avuto modo di vedere oltre la facciata, ma ha il coraggio di mostrarsi un po’ più fragile, adesso.
Si sporge appena in avanti, sulla sedia, nonostante in pubblico non abbiano mai fatto altro che prendersi un caffè. Ma è una settimana che Sophia è chiusa in se stessa, e... posa una guancia sul suo petto, le iridi fisse sulla superficie lignea della tavola. Non crede in realtà si siano mai abbracciati, fino ad ora, però ne sente quasi il bisogno.
Dustin arriccia il naso, a quelle sue parole. Perchè ingenuamente, lui pensa che va bene prendersela per una cosa del genere, ma da qui a lasciare la scuola solamente perchè tua sorella ha...qualcosa con un ragazzo...
Mah, non capisce. « No, non penso che abbia saputo. Ma dubito che possa essere questo il motivo in ogni caso. » Certo, Sophia e Valentyne sono sempre stati così... vicini ma... no. Non può essere lui la causa di tutto. Quindi niente, continua a guardarla, così triste e...non sa di nuovo cosa dire. Perchè di certo non è il massimo nel tirare su di morale le persone, questo dovrebbe essere saputo e risaputo!
E nemmeno se lo aspetta, quello che Sophia fa dopo. Tanto che quando lei va a posare la testa contro il suo petto lui rimane...totalmente spiazzato, con lo sguardo che si abbassa per andare a posarsi sulla sua figura. E rimane così, fermo e quasi in imbarazzo per qualche istante fino a quando non si decide a circondarla con le sue braccia. « Dai, a breve torneremo a casa per le vacanze di Pasqua. »
È ovvio, che Dustin non capisca. Nessuno capirebbe mai, in realtà — perché anche se è stata adottata tutti continuano a considerarli fratelli. Forse perché nessuno lo sa, forse perché è quella la normalità, eppure...! È per questo che Sophia ha pensato quello potesse essere un valido motivo, no? Ma evidentemente ha sbagliato. Forse c’è qualcosa che non sa, o forse era vero che sarebbe stato meglio se fosse rimasta in America. Non lo sa, non sa cosa pensare né cosa dire.
Quindi si limita a restarsene in silenzio, ed in un certo senso è un bene che l’altro non provi a consolarla né altro: ha sempre detestato i tentativi. Solo che sta per tirarsi indietro quando lo sente e lo vede in imbarazzo, ma viene bloccata dalle sue braccia. E quindi non può fare altro che rilassarsi, in quella stretta in un certo senso familiare, portando ambo le mani sul suo petto, strette a pugno, e battendo un po’ le palpebre. ‹ Non voglio tornarci. › ecco, ecco — i lamenti sono finalmente iniziati.
E Dustin, per quanto sia in imbarazzo comunque, visto che sono in un luogo pubblico e pieno di gente, gente che di certo non immagina di trovarlo ad abbracciare una ragazza, continua a stringerla in quel modo.
E quasi gli viene da sorridere, quando Sophia prende a lamentarsi, ma si trattiene, continuando a guardarla dall'alto. « Beh, magari tornando a casa capirai il motivo della sua scelta, no? » Non che voglia costringerla a tornare a casa, ma... diciamo che gli ultimi eventi lo hanno portato ad avvicinarsi un po' in più anche alla propria, di famiglia.
Gente che sicuramente non si aspetta di trovarlo abbracciato a / Sophia /, probabilmente e soprattutto, ma che dire: in questo momento lei neanche se lo pone, il problema. È così abituata al vociare, al gossip, all’essere spiattellata in prima pagina che neanche tende a farci caso, a dirla tutta — troppo presa dall’avere finalmente qualcuno che la stringa, probabilmente, e troppo presa dalla propria tristezza.
Certo, immagina per lui debba essere anche una noia ritrovarsela così a lamentarsi, però... cerca di non pensarci troppo, lei; si limita a sorridere in modo amaro a quelle parole, le lacrime che pizzicano gli occhi, perché è più che sicura non sia così. “ Casa “, che lei non riesce a definire in tal modo, porta solo sofferenza. ‹ La mia famiglia mi detesta, Dustin. › opinabile, ma lei n’è più che convinta — e ne ha di motivi validi. ‹ Valentyne compreso, a quanto pare. Tanto da andarsene il giorno del mio compleanno senza dirmi niente. Forse se avessimo lo stesso sangue sarebbe diverso. Non lo so. › è solo adesso piega appena un po’ il capo, ritrovandosi a ricambiare il suo sguardo. ‹ Sono davvero così spiacevole? ›
A Dustin, però, interessa non finirci, nei gossip. Insomma, ha una reputazione a scuola, no? Anche per questo motivo tende ad avere una vita privata...davvero molto privata, ecco. E un abbraccio del genere, in biblioteca... beh, diciamo che se Sophia non avesse così tanto bisogno di un po' di conforto, avrebbe già provato a distaccarsene in qualche modo.
E rimane in silenzio ad ascoltarla, lui, riflettendo sulle parole che Sophia ha appena pronunciato. E non le risponde subito, nemmeno quando solleva lo sguardo per cercare il suo, sta li a pensarci per mezzo minuto buono e alla fine... « Non ti detestano, Sophia, Se la mia famiglia sopporta me, non vedo perchè i tuoi non sopportino te. » E certo, potrebbe non essere la stessa cosa ma... « Vedrai che Valentyne avrà un motivo più che valido per averlo fatto. » Con una mano che lenta le accarezza la schiena, cercando così di rassicurarla.
Sophia non ci pensa, a questo. Forse perché è egoista, o forse perché le piace pensare che per una volta, una soltanto, qualcuno tenga a lei abbastanza da fregarsene del resto. Perciò non si muove da quella stretta, ma anzi finisce con il cingergli la vita con entrambe le braccia — unendole dietro la sua schiena, le dita torturate che si intrecciano.
Lo fissa per quello che le pare un tempo interminabile, e quando vede che non si accinge a rispondere sente già le lacrime pizzicarle gli occhi: significa che lo è, no? Spiacevole. E quindi fa per tirarsi indietro, ma poi ode le sue parole... ed aggrotta la fronte. ‹ La tua famiglia non ti ha tenuto relegato in America per sei anni. La prima volta ci sono andata per fargli un dispetto, dopo aver saputo dell—— › / adozione /, ma non lo dice. Anzi, deglutisce. ‹ Però poi sono tornata. Mia madre la sera stessa mi ha detto di non preoccuparmi di disfare le valigie, e mi ha rispedita a New York. › il tono di voce sempre atono, e torna a posargli la guancia contro il petto. Così non lo guarda più, si limita a godersi le sue carezze ad occhi socchiusi — quasi cullata dal battito del suo cuore, proprio sotto l’orecchio.
Un sospiro debole fuoriesce dalle labbra schiuse, insieme ad una scrollata di spalle. Forse Valentyne ce l’ha davvero, un motivo valido, o forse no. Fatto sta che lei s’è ritrovata ad essere di nuovo abbandonata. Questo non cambia mai. ‹ Mi dispiace, non voglio annoiarti con le mie chiacchiere. ›
Arriccia un po' il naso, Dustin, nel sentire le sue parole, scuotendo appena il capo. Perchè...certo, alla fine l'hanno mandata via, ma allo stesso tempo... « Però i miei genitori sono costretti a sopportarmi visto che sono biologicamente figlio loro. E qualcosa mi dice che dopo i primi due, io e mio fratello non eravamo propriamente...voluti, ecco. » Inizia, continuando ad accarezzarle la schiena in quella maniera, quasi come se fosse un po' pensiero. « Mentre nel tuo caso, hanno scelto di averti nelle loro vite. Non ho idea di come si possano giustificare i loro comportamenti, ma in ogni caso...non dovresti dubitare del fatto che ti vogliono bene. » Certo non è bravissimo a cercare di rassicurare in qualche modo, ma allo stesso tempo... ha cercato di fare un ragionamento con un po' di logica.
E a quelle sue ultime parole, Dustin soffia una specie di risata, non smuovendosi minimamente. « Non mi stai annoiando. » Anche se dovrebbe studiare, ma non pensa che sia il caso di dirlo ad alta voce.
Aggrotta appena la fronte, Sophia, a quelle parole. Sa di essere più fortunata di molti altri, che dall'essere stata abbandonata nell'atrio di un palazzo in costruzione è passata all'essere adottata da una famiglia estremamente benestante, che non le ha mai fatto mancare niente. Ché è vero che l'amano tutti, anche se a modo loro: zii, cugini. In fondo anche Diane l'ama, così come Valentyne e suo padre –– solo che è difficile credervici, quando sei l'unica macchia nera in una schiera d'oro. Soprattutto quando hai sempre vissuto isolata. ‹ Scusa. Non volevo insinuare che sei più fortunato di me, o cose simili. › con una smorfia, il naso che si arriccia –– anche se non può vederla, ché è tornata a nascondere il volto contro il suo petto.
È la risata a scuoterla, facendole tirare il capo all'indietro per poterlo scorgere di nuovo, e all'inizio non capisce. Almeno finché non parla, e lei non può fare a meno di inclinare le labbra in un vago sorriso. Gli posa una mano su di una guancia, quindi, allungandosi in avanti per lasciargli un bacio delicato su quella opposta. ‹ Grazie. ›
Ma lui non ha pensato che lei volesse insinuare una cosa del genere. Solamente ha usato il paragone tra di loro per farle capire che averla scelta, è solamente un motivo aggiuntivo che mostra il bene che alla fine la sua famiglia le vuole.
Per questo motivo, con una mano che adesso risale, andando ad infilarsi tra i suoi capelli scuri, accarezzandole la nuca, lo palesa ad alta voce. « Non ho mai pensato che tu volessi insinuare una cosa del genere. Ma lo sei. Più fortunata, dico. Almeno non dividi il tuo spazio vitale con tre fratelli che se non arrivi per primo a pranzo non ti fanno trovare più nulla da mangiare! » Esatto, adesso sta provando a sdrammatizzare.
E non può fare a meno di sorridere lievemente, quando Sophia va a posargli quel bacio su una guancia. « Non devi ringraziarmi. »
Sophia è più rilassata, adesso, con le spalle meno tese ed i tratti del viso tornati ad essere un po' più delicati, meno spigolosi, con le palpebre che pigre battono più volte quando lui risale a carezzarle la nuca ed i capelli. È tentata di tornare a posarsi contro il suo petto, per godersi quei tocchi gentili e quelle attenzioni, ma le sue parole la distraggono. Non trattiene una risata divertita, nonostante la regola del silenzio. ‹ Beh, da me vale la stessa cosa con i miei cugini! Ne sono / infiniti /! E sono quasi sempre al Castello con noi–– › e rotea le iridi chiare, come per fargli comprendere quanto sia poco piacevole averli sempre intorno.
Torna serie solo a quella sottospecie di ammonimento, le dita che sulla sua guancia si contraggono appena per lasciargli una carezza. ‹ Invece sì. Per innumerevoli motivi. ›
E gli fa piacere di essere riuscito un po' a tranquillizzarla. Certo, lo sa che probabilmente continuerà a chiedersi le stesse cose, ma per lo meno per il momento sembra aver allontanato quei brutti pensieri che per Dustin non hanno poi chissà quanto senso.
E continua ad accarezzarla in quel modo, perchè oramai la propria dignità l'ha " persa ", quindi tanto vale continuare se l'aiuta a stare un po' meglio, no? - inutile dire che si sorprende dei suoi stessi pensieri, giusto?
« Mh, non parliamo di cugini. Almeno i tuoi parlano in inglese. » Le rivolge un'occhiata divertita, anche se in realtà non tutti i suoi cugini parlano in spagnolo, ma... la maggioranza lo fa, e Sophia probabilmente nemmeno immagina la confusione, nonostante parli e capisca benissimo la lingua.
E torna serio anche lui, quando sente quella carezza e quelle parole. « Non penso che qualcuno mi abbia mai ringraziato quanto lo fai tu, lo sai? »
Sophia sa bene di dovergli delle spiegazioni, ma non crede questo sia il momento né il luogo adatto — per cui fa semplicemente cadere il discorso, il capo che si inclina appena di lato. Non è sicuramente l’unico ad esser sorpreso, in ogni caso, ché se lui lo è a causa dei propri pensieri, lei lo è perché... be’, sono in biblioteca e Dustin non ha ancora fatto niente per sciogliere quell’abbraccio. Anzi, continua a carezzarla, e lei cosa può fare se non sospirare sommessamente?
È piacevole, la rilassa e la tranquillizza, e non sarà sicuramente lei quella ad allontanarsi. Anzi, a dire il vero trascina anche più in avanti la sedia per star più comoda! ‹ Oh! Todos hablan así? › con il migliore accento spagnolo che riesce a tirar fuori, con tanto di tono più acuto. ‹ Non ho mai capito perché parlare spagnolo rende le voci fastidiose. ›
E sta ancora sorridendo, quando sente quelle parole... a cui non può fare a meno di reagire aggrottando la fronte. Non se l’aspettava mica, una cosa del genere. ‹ Allora le cose sono due: o nessuno capisce un cazzo, o te la fai con gente troppo orgogliosa. › mentre solleva appena un po’ le spalle. Chiaro, no?
Ride, Dustin, nel sentirla parlare in spagnolo. Trovando decisamente più piacevole parlare di questo tipo di cose che... beh, di affari più seri. E poi in questo modo le impedisce anche di pensare troppo, no? Quindi...« Tutti parlano così, già. » E anche molto più velocemente, e... tante voci insieme, alcune particolarmente squillanti, per di più. « ¿Dices que si hablo así mi voz se pone fastidiosa? » Parla in spagnolo, lui, con un sopracciglio appena inarcato visto che... beh, la sua voce, con quell'accento spagnolo e quella cadenza spagnola che solitamente tiene ben sotto controllo di solito sembra tutt'altro che fastidiosa, specialmente alle ragazze - e si trattiene dal farlo presente, ovviamente.
« Direi entrambe le cose. » Le risponde così, ritrovandosi istintivamente a sciogliere la presa su di lei appena si rende conto di avere gli occhi della...bibliotecaria addosso, già. E come per farle capire il motivo di quel suo gesto, le indica con un piccolo cenno del capo la donna in questione.
Sta per dire l’ennesima cosa sarcastica, a quella risposta, ma s’ammutolisce nell’esatto istante in cui l’altro inizia a parlare spagnolo. Non l’aveva mai sentito, prima di adesso, se non quella mezza volta a Capodanno — ma era ubriaca. E certo, tutto pensa tranne che sia / fastidiosa /, la sua voce, però si trattiene dall’esternarlo. Non nella lingua madre, almeno, ché... ‹ Bien sûr, ta voix lorsque tu parles espagnol apparaît aussi agaçante que la mienne lorsque je parle français. › con il morbido accento francese, il tono di voce appena più basso, come se gli avesse appena confidato i segreti del proprio cuore, un sorrisetto che le inarca le labbra. Certo, non sa dipingere né suonare né scrivere come Valentyne — ma è sempre stata portata per le lingue straniere. Ed il francese è quella che più sembra essere affine alla propria vocina sottile, già di per sé quasi... languida.
E non può fare a meno di rimanerci un po’ male quando l’altro scioglie la presa, ovviamente, tanto che neanche ribatte a quelle parole. Solo che... è curiosa, a quel cenno del capo: crede di scorgere qualche ragazza, o chissà che altro — e invece quando si volta di scatto le iridi finiscono solo sulla figura della bibliotecaria, e ridacchia. Li guarda come se avessero appena finito di fare sesso. ‹ Non credo abbia mai visto due persone abbracciarsi, prima d’oggi. ›
Ovviamente sentirla parlare in francese è...sorprendente. Non se lo aspettava, alla fine, anche perchè si sa che Dustin è spagnolo da parte di madre, quindi è normale che conosca la lingua, mentre lei che parla francese... È una sorpresa. Una piacevole sorpresa, visto quanto quelle parole suonino...piacevoli, al proprio orecchio, anche se non le capisce proprio tutte. Ma il senso, sembra averlo colto, visto come soffia una risata, andando a passarsi una mano tra i capelli scuri, continuando in ogni caso a guardarla.
« Allora devo dedurre che la mia voce non è fastidiosa. » Giá, è un complimento verso di lei, piú che altro.
E ride con un po' di convinzione in piú, quando lei fa quel commento sulla bibliotecaria.
« Beh, tecnicamente in biblioteca non dovrebbero abbracciarsi, le persone. Ne conversare. Tanto non si è ancora avvicinata per richiamarci solamente perchè stiamo parlando voce bassa. »
Sophia ridacchia, quando scorge l'espressione che si forma sul suo viso nell'esatto istante in cui inizia a parlare francese. Tutti restan sorpresi quando scoprono che parla quattro lingue, ma dopotutto lei è stata comunque cresciuta in una famiglia nobile e per metà babbana –– e sin da piccina ha seguito diverse lezioni: lingue, politica, danza, musica, pittura. Anche se non è mai stata brava in nessuna di queste, ad eccezione della prima. ‹ Deduci bene. › è un soffio, le labbra che si inclinano vagamente in un sorrisetto, mentre si mette a sedere in modo più composto sulla sedia.
Ed è inutile dire che rotea gli occhi, quando lo sente parlare proprio da / Caposcuola /, sporgendo le labbra in un broncio. ‹ È una biblioteca, non Azkaban! Già bastano gli elfi fuori dalle Sale Comuni! ›
Beh, sicuramente Sophia conosce il francese per un motivo diverso per cui lui conosce lo spagnolo. Alla fine ci è cresciuto, no? Lo parla in maniera del tutto naturale, un po' come se parlasse in inglese. Alle volte addirittura si ritrova a pensare nella lingua della madre, anche se principalmente quando è nervoso, cosa che probabilmente non ha mai rivelato a nessuno.
E ride, quando la vede mettere su quel broncio a causa delle sue parole. Perchè va bene tutto, si sta lasciando andare un po' di più ma alla fine...è pur sempre Macmillan il caposcuola, no?
« A proposito, non mi hai ancora parlato di quanto sei indignata della presenza degli elfi. »
L’inglese resta la lingua in cui Sophia pensa e ragiona, invece, anche se ricorda alla perfezione tutte le volte in cui ha bisbigliato con Valentyne in una lingua differente nei corridoi del castello di famiglia — con l’intenzione di non farsi comprendere, né dai genitori né dai cugini, a cui l’è sempre piaciuto tendere agguati. E se ci ripensa quasi sorride, con un velo di tristezza, perché le piacerebbe tornare ad essere quella bambina. Quindi è una fortuna che la distragga, no? Riscuotendola dai propri pensieri, lo sguardo turchese che va a posarsi di nuovo sul suo viso quando lo sente ridere — e sta proprio per mostrarsi / offesa /, quando l’altro parla.
‹ Che schifo. Che — schifo. Non ci sono altre parole. › con le braccia serrate, un’espressione torva e il naso che si arriccia. ‹ A parte che dormire da soli fa schifo, ma non riesco proprio a capirne il nesso. Come se questo possa fermare chi ha voglia di fare gossip, poi. Tutti che parlano di quanto sia importante fare amicizia con persone anche al di fuori della propria casata, e poi...! › Indignatissima.