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Razzolando tra antiquari Lapidarium (Nowomiejska 15/17, Warszawa) & Raeapteek Antiik (Raekoja plats 11, Tallinn).
Quel tale che ho visto poco fa entrare nella cartoleria è uscito proprio ora girando tra le mani un taccuino rilegato in pelle. Sembra molto soddisfatto dell'acquisto; anzi, giunta la sera, occuperà il tempo che precede la cena a ricopiarvi gli indirizzi e i numeri di telefono che da anni va segnando sul suo vecchio quadernetto. In mezz'ora è fatto, pensa; e si mette al lavoro. Curioso: confrontando i due taccuini si meraviglia adesso di averne potuto usare uno tanto sdrucito senza fastidio, e così a lungo. Quale sordida confusione, difatti, nelle pagine del vecchio taccuino! I nomi vi sono segnati alla rinfusa, a matita, a penna, persino con un bastoncino di rossetto per le labbra (nomi di donne, galanterie di cui ora quasi arrossisce). Maledetto e inelegante taccuino! Mai s'era curato, segnandovi i nomi, di rispettare l’ordine alfabetico […]. Il nuovo, invece, ha un buon odore di pelliccia e, vuoi o non vuoi, le sue iniziali dorate gli appartengono per incancellabile diritto biologico. Sono diverse da tutte le altre iniziali di questo mondo. Ora si è messo a scrivere senza supporre che un lavoro tanto piacevole può di colpo diventare noioso, come difatti succederà tra poco. È successo questo: dapprincipio ha creduto che sarebbe sufficiente ricopiare i nomi uno dietro l’altro ma, proseguendo, si è accorto che deve imporsi un criterio di scelta. […] Segnarli tutti sarebbe certo inutile, puerile. Qualche nome è di persona ormai scomparsa; con altre persone non corrisponde da tempo e ogni probabilità di riallacciare relazioni nel futuro va forse esclusa, per altre ancora il suo interesse si è esaurito a tal punto che ora prova fastidio persino alla vista dei loro nomi scritti di sua mano, unica testimonianza, questa, di qualcosa che pure è esistito, di sentimenti espressi, di idee scambiate, di amori suscitati e intravisti; o, almeno, di appuntamenti presi. No, il lavoro non si presenta facile. Ogni nome spinge dal buio il ritratto di qualcuno che ha interferito con la sua biografia, per modesta che possa essere. Un anno intero è legato ad un numero di telefono, che ora è padronissimo di non riportare sul nuovo taccuino, a patto però di voler escludere anche quell’anno dai suoi ricordi […]. In realtà ogni nome gli solleva difficoltà cento volte più sottili e impensate se appena tenta di vagliarlo. Poco prima pensava agli scomparsi. Sono tre in tutto. […] Non li segnerà, altrimenti non varrebbe la pena di comprare un taccuino nuovo. S’era anche chiesto se è necessario segnare quelle persone alle quali niente più lo legherà in futuro se non qualche indifferente contatto occasionale. E se invece sbagliasse, se queste persone riacquistassero la loro importanza nei suoi confronti, se la vita invece di proseguire, rifacesse – come spesso accade – la strada fatta? Altre persone adesso si scopre a considerarle come certi remoti paesi veduti nell’infanzia che non potrebbe, nemmeno se volesse, rivedere perché gliene mancherà il tempo […]. Ma bisogna cancellare, senza troppo pensarci su! Ecco adesso l’indirizzo di una persona che gli fu cara da ragazzo e che in seguito ha perso di vista. Non ne sa più nulla e nemmeno osa indagare. Pure un senso di disagio lo lega a quel nome e adesso si rimprovera di non aver fatto qualcosa, non è stato nemmeno capace di scriverle una lettera. Colpa anche del vecchio taccuino che sempre gli ha dato la certezza di poter ritrovare la persona dell’indirizzo, se appena l’avesse voluto, mentre ora non è più possibile. Va bene! Non segnerà questo nome, come tanti altri. Ma ora che il lavoro è finito, una curiosa delusione l’aspetta. Staccati l’uno dall’altro, i nomi dei superstiti hanno acquistato uno spicco insolito e sproporzionato. A leggerli si direbbero i personaggi di una povera commedia, in ordine d’importanza. E molti nomi sono veramente inutili! Si accorge soltanto ora di averli copiati ubbidendo ad un’idea decorativa. Che c’entrano per esempio, nel suo taccuino, questi artisti, questi aristocratici, queste personalità che egli ha conosciuto per caso, appena sfiorate, forse soltanto vedute e che ogni volta si è affrettato a segnare sul vecchio taccuino prevedendo corrispondenze, inviti, future amicizie? Uno scherzo atroce della vanità. La miglior prova è che nei “loro” taccuini il suo nome non è certo segnato, poco interessa. Perciò bisogna cancellarli subito, questi nomi, per un principio d’orgoglio, anche a costo di sciupare il taccuino nuovo. Ma adesso i nomi che restano definitivamente… che poveri nomi! Fornitori, affittacamere, ragazze allegre, colleghi d’ufficio, superiori… i nomi che realmente gli spettano e che forse per sempre rimarranno, dacché s’è deciso a gettare il vecchio taccuino nel bidone della spazzatura.
Ennio Flaiano - Gli Indirizzi, da Diario Notturno, Taccuino 1946 (via autobiografista)
Biancalisa Conti con Massimo D'Amato e Iole Zilli - AbbanDonarsi
mostra fotografica [1-4 settembre 2016, teatro di Anghiari (AR)]
“AbbanDonarsi” è un percorso durato tre anni, un progetto fotografico-narrativo che mette in relazione gli anziani ospiti di alcune R.S.A. fiorentine con il personale sanitario che li accudisce, in maggioranza operatori immigrati, nel confronto sulla tematica comune dell’abbandono. In entrambi i casi infatti è stato sperimentato l’allontanamento dall’abitazione, dalla famiglia, dalle abitudini. La relazione tra gli anziani e i lavoratori si sviluppa attraverso il racconto della storia personale e il confronto storico sociale e culturale del contesto di provenienza.
Gaia Squarci - Vecchie fotografie di famiglia nella stanza di Marisa Vesco a Cossato, il 1 luglio 2015
Al supermercato […] io continuo a guardare la gente. Prima la faccia poi il contenuto del carrello. Afferro frasi al volo e rubo microstorie. Una cosa compulsiva ma che non procura dolori né fastidio. […] I miei personaggi del giorno sono lì e li intuisco nella loro potente macchina narrativa già all'altezza dei dentifrici. […] Mentre punto, e i miei lo sanno che quando parto così non c'è nulla che può fermarmi, sibilo.
Giorgio Olmoti - On the road again, ‘round midnight edizioni (via autobiografista)
Ricorrono trent’anni dalla scomparsa di Stefano Tamburini (Roma, agosto 1955 - aprile 1986), artista vulcanico, in ombra, marginale, “tra parentesi”.
Per Muscles Edizioni Underground, che ne conserva e condivide la memoria, è uscita la raccolta/tributo grafico VINAVYL - omaggio grafosintetico a S.T., a cura di M. Mordente.
Qui proposto, un estratto di F. Scòzzari da Prima pagare, poi ricordare - da “Cannibale” a “Frigidaire”. Storia di un manipolo di ragazzi geniali:
Il numero 66 [di Frigidaire] del maggio 1986 si apriva con la notizia della morte di Stefano […]. In redazione tenemmo una sorta di veglia funebre […], ogni tanto ci veniva un’idea per una vignetta […]. Io ero imbarazzato per la mia broccheria nel piangere, non ci riuscivo e nemmeno ne sentivo lo stimolo. Ero solo impegnato nella banalità di cercare tutte le cose che non avevo detto a Tamburo e di fargli tutte le domande che non si fanno mai a nessuno. Ritornavo ossessivamente a una lunga passeggiata che avevamo fatto sotto uno splendido sole estivo, soli lui ed io, dalla sede del Male, su a Monteverde […], fin dietro al Colosseo, allora redazione di Cannibale. Stefano al mercato del Testaccio si era comprato un enorme grappolo d'uva, e tra un chicco e l'altro discutevamo al solito di fumetti, di figa e di noi stessi, non risparmiandoci allegri colpi bassissimi. Improvvisamente si era fatto serio: «Mia madre me l'ha sempre detto: figlio mio, col carattere che ti ritrovi sei destinato a rimanere da solo. Sarai sempre solo. Lei sì che mi conosceva. Vuoi un altro chicco?». Andrea decise di fare la copertina, un faccione di Stè, ma la maglietta proprio non gli veniva fuori e diede a me l'incombenza di finire il disegno. Poi se ne andò, affidandomi la sua cartella di pennarelli, che ne facessi quel che mi pareva. […] Riprodussi sulla maglietta uno dei modi preferiti da Stefano, colature di vernicette Humbrol per aeroplanini […]. Circa una settimana dopo il babbo ci chiese se potevamo andare in quella casa per dargli una mano a portare via le sue cose e a pulire un po’ l’appartamento, Andammo Paz, Sparagna ed io, sotto il cielo avvelenato da Chernobyl […]. L’impronta nera del corpo di Stefano era stampata netta sul materasso steso a terra. Non volevo guardarla, ma ne ero ipnotizzato […].
Cristina Portolano - Quasi signorina, Topipittori, 2016.
Daisy Duck’s Diary 1954-1960
L’Aquila non è più casa mia - dal reportage fotografico Displacement: new town no town di Giovanni Cocco & Caterina Serra (2014/15).
Bologna - Autunno 1972. A cavallo della Vespa 50 faccio fughino da scuola con mio fratello Andrea. Ci inoltriamo nei colli alle spalle della nostra casa in via Casaglia. A Pieve del Pino, visitiamo un cimitero di campagna una chiesina sconsacrata. La canonica sembra un rifugio per disgraziati: a terra materassi sporchi, spazzatura di diverso genere e scritte con fuligine di candela sulle pareti inneggianti a diavoli e bambini di gesù. In un angolo, il contenuto di un paio di casse è rovesciato a terra, fra lo sporco, tanti libri e quaderni. Porterei tutto a casa. Cerco quello che deve essere salvato. Prendo due quadernini. Il primo è un diario datato 1913, era di Nivea T. dedicato a Maria… , il secondo è il diario di Fiorella G., è del 1948 e racconta anche della campagna elettorale e dell'attentato a Togliatti. Decido di restituire alle due donne i loro diari. Ripeto il gesto compiuto durante uno dei traslochi della mia famiglia quattro anni prima quando ho salvato libri, quaderni e diari di bambina da un immenso rogo di carte d'ogni tipo e quel che serve ai contadini, ma che in città è solo ciarpame. Rintraccio Maria. Affranta mi racconta che sua figlia Fiorella, autrice del diario del 1948, è deceduta l’estate scorsa a soli 42 anni poco dopo il parto della sua bambina lasciando al mondo quattro maschietti piccolissimi. I diari non le interessano. E non glieli consegnai. Nel 2006 mi sono rivolta all’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve S. Stefano (AR) per donarli. “Deve cercare eventuali eredi, se vorranno depositarli dovranno farlo loro’’ mi ha spiegato la direttrice dell'Archivio. Immaginando la gioia per un frammento d’identità ritrovato, una profonda emozione ha guidato la ricerca di membri della famiglia di Fiorella. Sono approdata a suo fratello, Giuliano G. e tramite lui a uno dei suoi quattro figli: Alessandro L.. È del 26 luglio 2006 l’incontro e la restituzione. Ho affidato la commozione a parole obbligate a cui avrei preferito il silenzio, quando il diario di Fiorella diciottenne è giunto fra le mani tremanti di suo figlio già uomo. Turbata ho pensato che non avrei mai potuto immaginare cosa abbia significato per i figli di Fiorella entrare nel cuore e nei pensieri della mamma adolescente… perduta che erano piccolissimi.
dalle memorie di Ginetta Maria Fino (via autobiografista)
Cinzia Farina - Recueil de mots (per Juan-Carlos Julián)
Fiori e foglie tra le pagine custodite all’Archivio Diaristico Nazionale.
Album di famiglia dal film Amour di Michael Haneke, 2012.